The Black Bag

The Black Bag – tiâ sciù a ruménta

CONTENT ALERT: Articolo pieno di rumenta. Due chiacchiere con Andrea Canepa, informatico, contributor di wall:out, oggi nei panni di socio fondatore dell’organizzazione “The Black Bag”, conosciuti per aver organizzato gli eventi di pulizia di diverse spiagge genovesi.

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Oggi parleremo di un’associazione genovese molto interessante. Sono con Andrea Canepa, uno dei fondatori del progetto. Siamo onesti sin da subito: scriviamo entrambi per wall:out, ma ci conosciamo sin dall’adolescenza.

Vuoi presentarti a chi non ti conoscesse?

Ciao a tutti, mi chiamo Andrea, ho 25 anni e sono un consulente informatico. Ho studiato informatica a Genova, con una parentesi Erasmus a Siviglia. Recentemente, ho fondato assieme ad altri 4 coetanei, il progetto “The Black Bag” (attualmente siamo diventati 7), attraverso il quale organizziamo eventi di pulizia di spiagge, ma non solo.

Ottimo, veniamo subito al sodo. Come è partita l’idea?

Passeggiavo sulla spiaggia di Sturla, luogo che ho a cuore e che ho pure tatuato sulla gamba, in compagnia del mio cane. D’un tratto, mi sono accorto di camminare su un tappeto di plastica, e che la bella spiaggia che tutti abbiamo a mente non era che una discarica di spazzatura.

La prima reazione è stata di sconforto. Sono andato a casa di Mattia, un amico e futuro fondatore, con l’umore a pezzi. Ho parlato coi ragazzi di pulire la spiaggia e il giorno dopo, grazie al passaparola e a qualche amico, ci siamo ritrovati per la prima volta in spiaggia a pulire. Lì si sono uniti anche Ludovica, Federico e Marco.

Con la voglia di mettere un po’ a posto le cose, nasce “The Black Bag”.

Interessante, quindi il progetto nasce, passami il termine, da un lavarsi la coscienza?

Per come sono fatto io, difficilmente mi trovo a fare il bene degli altri senza prima aver intrapreso un esame di coscienza. Non mi sento esente da critiche, perché sono il primo ad inquinare e a causare il disastro che ripuliamo settimanalmente.

È naturale che tutti noi abbiamo cominciato un percorso che comporterà un cambio di abitudini e una maggiore sensibilità al problema, ma nessuno si sente escluso dal problema, ne siamo tutti causa.

Spiaggia di Sturla. Foto The Black Bag

In un articolo precedente, “Apologia della plastica”, prendevo la difesa della plastica sostenendo che il problema sta nel consumo e non nel materiale stesso. Nati in una società che, in una certa maniera, ci impone questi cicli di consumo, non possiamo chiamarci fuori dal problema.

L’idea è nata molto spontaneamente. Però, nonostante le idee non muoiano mai, l’entusiasmo iniziale rischia di scemare. Così è nato il progetto.

Esatto. Da subito abbiamo temuto che l’entusiasmo scemasse e ci siamo adoperati per strutturare un progetto. È stata una fase dispendiosa, poiché tutti e 7 abbiamo un lavoro e “The Black Bag” è un ulteriore impegno che si è aggiunto alle nostre giornate.

Ognuno ha portato le proprie competenze professionali nel design del progetto, dalla comunicazione del brand alle piattaforme informatiche necessarie, per uscire ufficialmente il 1 Luglio 2020, 7 mesi dopo il primo evento di pulizia.

Hai parlato di comunicazione e piattaforme. Come idea, avete cominciato utilizzando Facebook, mentre il progetto è sbarcato poi anche su Instagram e con un proprio sito web.

Ci spieghi la scelta dei mezzi di comunicazione?

L’inizio su Facebook nasce da un’esigenza: creare eventi virtuali per promuovere le giornate di pulizia. Il Sito web e Instagram sono invece una milestone del progetto.

Su Facebook abbiamo avuto la visibilità necessaria per portare, e poi coordinare, più gente possibile ai nostri eventi. Instagram e il sito web vogliono invece comunicare l’idea che stiamo portando avanti, attraverso grafiche, articoli e tutto ciò che può arricchire il nostro story-telling.

Prima, non eravamo in grado di trasmettere un’idea. Abbiamo cominciato come soluzione più immediata e banale ad un problema. Da lì, abbiamo fatto un salto di qualità: dapprima, un numero crescente di persone ci ha cominciato a seguire, sia fisicamente che virtualmente, cosicché noi potessimo cominciare a diffondere un messaggio, un’idea.

Questo è il nostro obbiettivo.

The Black Bag
Spiaggia di Sturla. Foto The Black Bag

Ho letto l’articolo che avete pubblicato riguardante le microplastiche. È possibile raccogliere microplastiche dalla spiaggia?

Guarda, vorrei rispondere diversamente ma purtroppo no. Le microplastiche sono spesso invisibili a occhio nudo, e quando vieni sul campo ti rendi conto di quanto sia difficile limitarsi a raccogliere ciò che vediamo.

Inizialmente, ti stupisci dalla varietà di rifiuti che ci sono nelle nostre spiagge. Poi ti rendi conto di quanto sia difficile pulire un luogo nella sua interezza, date le migliaia di frammenti che si perdono nella sabbia.

Tornando alla tua domanda, con i nostri mezzi è attualmente impossibile. C’è chi ha trovato altri mezzi…

…che non sono ancora accessibili a tutti.

Chiacchierando, mi parlasti di quanto sia importante fare attenzione a cosa si raccoglie, e che il materiale organico che trovate sulle spiagge non possa essere destinato a rifiuto.

Come diceva Weber, esistono due poteri che si scontrano regolarmente: il potere burocratico, degli apparati e delle convenzioni, e quello carismatico, della volontà individuale.

Quanto influisce il primo sulla realizzazione delle proprie idee?

Questo è un aspetto riscontrato sul campo, al porticciolo di Nervi. Regolarmente, la posidonia si deposita sul litorale, creando cattivi odori e lamentele nella cittadinanza. La posidonia non è però un rifiuto, ma una pianta, e quindi non va considerata come tale.

Il problema sorge quando i rifiuti si mescolano con i materiali organici, in grovigli inestricabili, e in quel caso abbiamo dovuto lasciare tutto dove era, per evitare sanzioni. Questo è sicuramente un limite, sia nostro come organizzazione, che della società e delle sue leggi.

Ciò che vogliamo per il futuro è creare un legame, un rapporto diretto tra istituzioni e cittadinanza: AMIU, i Municipi competenti, noi volontari dobbiamo collaborare e creare una comunicazione costante affinché si risolvano queste problematiche.

A ciò mi ricollego per sottolineare che “The Black Bag” non è nata per far polemica. La nostra organizzazione vuole trovare soluzioni efficaci a problemi reali.

Ad esempio sul caso dei sacchetti di plastica nelle spiagge

Esattamente. Noi non abbiamo certamente condiviso la scelta dell’amministrazione, ma non avendo proposto una soluzione concreta, non abbiamo nemmeno alzato una polemica sterile sulla questione.

Noi vogliamo continuare con la nostra attività, rispondendo a decisioni negative con azioni positive. Ogni critica deve essere accompagnata da un’azione, da una proposta, per riuscire a far arrivare un messaggio che non sia un mugugno tipico genovese, ma piuttosto una nuova idea.

Spesso chi mugugna è proprio chi fa meno. Chi invece fa sono proprio le organizzazioni del terzo settore come la vostra.

Quanto è importante, in una realtà di volontariato, fare rete con altre associazioni che hanno scopi simili, e meno simili, per mandare un messaggio comune?

Non saprei come altro risponderti se non dicendo che è fondamentale. Collaboriamo con associazioni, gruppi di amici, istituzioni, che condividono la nostra visione. Le associazioni sono tante, ognuna con i propri mezzi, ma con fini spesso simili.

A Genova sono tante le associazioni di volontariato che si occupano di sensibilizzazione ambientale. Spesso prendiamo spunti gli uni dagli altri, partecipiamo ad eventi comuni, e penso che sia costruttiva la collaborazione tra tutti questi corpi nella società.

Fine giornata di pulizie. Foto The Black Bag

E questo è un po’ lo scopo delle associazioni del terzo settore. Ci si da uno scopo comune e si lavora, gratuitamente, per raggiungerlo.

Dove sta il guadagno?

Parli con uno che lavora nel primo settore, con aziende, conference call e tutto ciò che è distante dal mondo del volontariato. In termini di guadagno, non c’è alcun paragone: la soddisfazione che ti porta pulire una spiaggia, o piantare un albero, è immensamente più grande della professione stessa.

Reputo che il lavoro sia una fortuna e una necessità di ognuno di noi. Allo stesso tempo, niente ti gratifica di più di un grazie, o anche di nessun complimento, ma con la convinzione che la propria azione quotidiana è stata fatta.

Riguardo alle azioni quotidiane, mi viene in mente l’antico mito greco di Sisifo. Sisifo era il più sagace dei suoi contemporanei. Gli dei, sfidati dalle sue imprese, lo punirono costringendolo a spingere una pietra su un monte, senza mai riuscire a raggiungere la cima, condannandolo ad una vita di stenti.

Questo per far capire la fatica e la mancanza di fine, e di una fine, delle azioni quotidiane. Ma poi, se continuiamo a inquinare così, sarete condannati ad andare per sempre a pulire la spiaggia, ogni settimana, senza fine.

È sicuramente un pensiero desolante. Però ci aiuta a capire bene la differenza tra idea e progetto che citavamo prima. La nostra buona azione, da sola, non avrebbe cambiato nulla. Così è nato il progetto, come voglia di creare un movimento che diffondesse una certa cultura green.

Il tema green è oggi sicuramente più dibattuto di ieri, le aziende stanno virando verso un’economia più sostenibile, e altre invece fanno semplice greenwashing. Noi vogliamo diffondere questa cultura tramite nel terzo settore. Sarà una strada dura.

Sarà dura e difficile, ma auguro il meglio a voi di “The Black Bag”, affinché continuiate a diffondere un messaggio tanto importante, ma soprattutto con una voglia di fare, e forza comunicativa così genovese e così vicina alla nostra generazione.

Ti ringrazio per la bella chiacchierata. Chiunque dei lettori fosse interessato a partecipare agli eventi è il benvenuto: seguiteci sulle nostre pagine Facebook e Instagram e abbiamo un Sito web nuovo, dateci un’occhiata.

Dateci un’occhiata, contattateli: sono ragazzi veramente fortissimi. Ciao a tutti e alla prossima!

Immagine di copertina:
Logo di The Black Bag


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Laureato in Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Genova, si è specializzato in Pianificazione del Territorio all’Università Leibniz di Hannover. Socio fondatore e Project Manager dell’Associazione Culturale CDWR, attraverso la quale diffonde una cultura nuova di rigenerazione urbana.

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