Villa Pallavicini

Stare al passo con la natura: dietro le quinte dei restauri a Villa Pallavicini

Villa Durazzo Pallavicini apre a sorpresa dal 26 al 30 dicembre: non perdete le anticipazioni delle novità per la prossima primavera!

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La direttrice Silvana Ghigino illustra i lavori di restauro alle giostre.
In base al Decreto Natale, Villa Durazzo Pallavicini resterà chiusa al pubblico. Seguite i canali social Facebook e Instagram della Villa per sapere quali sorprese sostituiranno le visite di fine anno!

Il Parco dei Divertimenti si sviluppa in un piazzale ellittico che ospita le ultime giostre ottocentesche originali in Italia. Il recentissimo restauro è palese nel pallore omogeneo delle vernici. La capanna con il tetto di fascine di segale, che apre lo sguardo verso una Pegli ormai dimenticata all’ingresso di Villa Pallavicini, sembra ospitare ancora le ombre di incontri remoti.

Villa Pallavicini
Una giostra del Parco dei Divertimenti.

Gestire un sito come Villa Durazzo Pallavicini è una vera impresa

Il giardino è ampio quasi nove ettari e accoglie un numero altissimo di alberi, arbusti e piante, elementi architettonici e decorativi e infrastrutture varie.

Purtroppo, fino a tempi troppo vicini la prassi è stata di progettare interventi di restauro a fronte di situazioni pericolosamente gravi, lasciando il parco in balìa degli eventi per poi ridursi ad agire solo all’ultimo minuto: un’orribile abitudine italiana che, come spesso accade, esprime miopia in termini di valorizzazione e noncuranza sotto il profilo economico.

Per come lo intende la direttrice Silvana Ghigino, il restauro deve invece diventare parte integrante del processo di manutenzione della Villa, proteggendone la bellezza con costanza, senza il pericolo di incappare in situazioni irrimediabili, e rendendo sostenibili i costi sul lungo periodo.

La Tribuna Gotica coperta dai ponteggi.

Potrebbe sembrare controintuitivo, ma l’apertura straordinaria di Villa Pallavicini questo dicembre mette volutamente in mostra (anche) i lavori in corso, cogliendo così una bella occasione per sensibilizzare visitatrici e visitatori nei confronti di una delle mission del parco, ossia la conservazione filologica secondo le indicazioni rimasteci del progettista Michele Canzio. 

Così come la Tribuna Gotica all’inizio del percorso, anche il Tempio di Flora necessita attualmente di manutenzione.

Le intemperie e il temibile vento da sud stanno corrodendo il colore delle pareti esterne e gli stucchi, mentre le infiltrazioni di pioggia dal tetto hanno nuovamente intaccato gli affreschi del soffitto dopo pochi anni dall’ultimo intervento. Concedendosi questa volta un po’ di libertà rispetto al disegno ottocentesco, per lo scolo dell’acqua si è scelto di realizzare una gronda, più efficace rispetto alle originali piccole tubature, ora obliterate ma ancora presenti: la bontà di un restauro sta anche nel mascherare le modifiche rendendole armoniose con la struttura originale.

Villa Pallavicini
Il Tempio di Flora in corso di restauro.

Naturalmente i lavori non si esauriscono qui. Sono in corso d’opera anche la messa in sicurezza delle grotte artificiali e il ripristino del Ponte Romano con l’aiuto di uno studente dell’Accademia di Belle Arti esperto di slack line (se non sapete cosa sia, non temete, lo scoprirete presto in un prossimo articolo di Wall:Out!) e, guardando al futuro, la soprintendenza ha già concesso i fondi per la ricostruzione ex novo di due capanne da realizzarsi seguendo le disposizioni di Canzio. 

La visita decembrina non si limita solo a travi e ponteggi.

Il percorso si snoda per i consueti tre chilometri costellato di tutte le sorprendenti meraviglie della stagione invernale: alla base degli alberi non è difficile scorgere grossi cappelli di funghi appena nati, bacche rosse e viola punteggiano le siepi e l’ombelico di Venere cresce sui muretti come schizzi di tempera di un’opera d’arte contemporanea.

Per l’apertura straordinaria, anche le famose camelie del parco hanno deciso di sbocciare anzitempo e il Chiosco delle Rose è ricoperto di vischio natalizio.

Ombelico di Venere.

Passando dietro al Lago Grande, dove ci si inerpica ancora una volta sulla collina, il cammino è scandito per un breve tratto dal susseguirsi di grandi damigiane di vetro verde. L’insolita scelta della direzione è dipesa da un fatto curioso che illustra molto bene la complessità della gestione di Villa Pallavicini.

In quella zona, sono stati rimossi da poco i rami di un grande albero che pericolavano sopra l’Obelisco Egizio e producevano molto buio; questo comportava che piante e arbusti facessero molta fatica a crescervi al di sotto e, una volta che i raggi del sole hanno avuto un nuovo accesso all’area, i giardinieri si sono trovati con zolle di terreno molto spoglie, ora provvisoriamente decorate con le dette damigiane, portate all’occorrenza dai cittadini pegliesi.

Bisogna tenere presente un elemento fondamentale per comprendere a pieno l’approccio alla manutenzione di un giardino monumentale: a differenza di quanto può accadere con una dimora storica o un museo, il giardino è letteralmente vivo e ha bisogno dei suoi giusti tempi per adattarsi al mutare delle condizioni esterne.

Questa dinamica, così lontana dalla pretesa moderna di avere tutto e subito, non è altro che il lusso della pazienza, come lo descrive la direttrice stessa.

Definizione quanto mai adeguata a illustrare, per esempio, come la volontà di posizionare un albero in un particolare punto del parco sia soggetta a tutta una serie di circostanze biologiche non aggirabili: bisogna creare lo spazio adeguato alla crescita della pianta, permetterle di attecchire magari in un terreno non propriamente favorevole, attendere che cresca, si sviluppi e capire come va a interagire con gli esemplari circostanti.

Il caso della luce generata dalla rimozione dei rami di cui si diceva poco fa ha dato modo di piantare nuove camelie e un’esotica pianta di pepe rosa, ma solo il tempo e le incessanti cure dei giardinieri riveleranno la riuscita di questa operazione.

Allo stesso tempo, si devono fare anche i conti con le caratteristiche strutturali e logistiche della villa:

alcuni sentieri ottocenteschi, stretti, inerpicati e densi di gradini, non sono mai stati attraversati da mezzi a motore e, ancora oggi, la stragrande maggioranza delle operazioni di manutenzione deve essere affrontata con un bassissimo ausilio tecnologico.

L’addomesticazione dell’ambiente è un lavoro delicatissimo, che nella tipologia del giardino romantico trova il suo culmine nell’equilibrio tra l’apparente preservazione della natura selvaggia e la progettazione botanica e simbolica di ogni sua componente. Il tutto è reso più complicato – ancora! – dal fatto che l’intenzione umana spesso si scontra con l’imprevisto.

Basta pensare al cosiddetto Bosco Mediterraneo, voluto dal marchese Pallavicini e realizzato trasportando in cima alla collina piante comuni in Liguria come lecci, pini marittimi, corbezzoli, viburni e i classici ginepri, che, pure nella loro tipicità, non ne hanno voluto sapere di crescere!

Villa Pallavicini
L’inserimento di una pianta rossa che crea ad arte un piccolo gioco di colori nei pressi del Chiosco Turco.

Va da sé che la cura di un sito così complesso nasca da una forma di innamoramento intellettuale nei confronti della Villa, non solo da parte di chi la gestisce, ma anche da parte di chi vi opera ogni giorno.

La sensibilità verso il senso scenografico dell’allestimento botanico, l’attenzione ai manufatti artistici e architettonici, la capacità di far emergere agli occhi del pubblico il palinsesto di significati che soggiace all’intero percorso, l’abilità di giocare contemporaneamente con diversi linguaggi facendo dell’artificio una magia e della vegetazione una storia sono il frutto di studio, dedizione, esperienza e grande determinazione.

La Rimembranza.

La direttrice ha così riassunto l’amore per il suo interminabile lavoro: “Per noi che siamo formati per progettare il restauro e il suo mantenimento, non c’è niente di più bello che poterlo realizzare ogni giorno.

Andate a godere di questo privilegio anche voi, dal 26 al 30 dicembre a Villa Durazzo Pallavicini.

La direttrice Silvana Ghigino.

Immagine di copertina:
Illustrazione di Martina Spanu


Foto e video:
Silvia Mazzella


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Un passato da ballerina, un presente da laureata in Storia dell’arte contemporanea, ambizioni da superstar. Non esce di casa senza rossetto, un libro in borsa e il fiatone di chi è sempre in ritardo. Si diletta a organizzare il Cotonfioc Festival e a tradurre testi d’arte dall’inglese.

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