Maradona

Maradona mon amour

I protagonisti del suo viaggio siamo noi. A Diego è bastato metterci una mano per godersi lo spettacolo con “l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”.

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Se tutte le strade portano a Roma, percorrendo quelle del pallone prima o poi vai a sbattere la faccia contro un murale con i riccioli di Diego Armando Maradona. La strada del Pibe de Oro è passata anche per i saliscendi della città di Genova.

Alla Sampdoria segnò il suo primo gol nel campionato italiano e pure l’ultimo, un rigore al Ferraris nel 1991, a pochi giorni dalla notizia della sua positività al controllo antidoping, nell’anno in cui lo Scudetto si tinse di blucerchiato. Qualcuno sostiene che il presidente Mantovani ci avesse anche fatto un pensiero per la definitiva consacrazione della sua Samp. 

L’amore profano per Diego, primo fra gli ultimi e senza vie di mezzo, riusciva a fare il giro del mondo nel giro di 90 minuti. Pare riuscisse a conquistare tutti già nel riscaldamento, con la palla incastonata sulla testa, sballottata sulle spalle, fatta scivolare sulle cosce. Ballava sulle note di “Live is life” degli Opusparola che in latino può voler dire tanto città quanto opera d’arte, creazione divina come rapporto sessuale.

Aiutato, forse, anche dalle cassette ricevute in omaggio dal professor Scoglio in occasione di una partita giocata nel 1989 contro il Genoa. Qualcuno lo racconta. I rossoblu in quegli anni si accontentarono dell’uruguagio Pato Aguilera, che al Secolo XIX ha raccontato: “Diego è venuto anche alla mia partita di addio al calcio…fece gol su punizione” (link articolo).

Nel giorno in cui L’Equipe ci ricorda in prima pagina che è morto il dio del calcio, col suo fisico tutt’altro che da maratoneta ha portato da Napoli a Buenos Aires ai confini del mestiere di vivere, “lungo le strade che non portano mai a niente”, a “cercare il sogno che conduce alla pazzia, nella ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già”. Le statuette del presepe, le candele sui marciapiede, le maglie con il numero 10, i protagonisti del suo viaggio a torto o a ragione siamo noi. 

A lui è bastato metterci una mano per godersi lo spettacolo con “l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”. “Sei come mille donne messe insieme”. “Forse perché non mi conosci”.  Maradona mon amour.

“Non mi interessa cosa hai fatto nella tua vita. Grazie per quello che hai fatto nella nostra” (Negro Fontanarossa).

Immagine di copertina:
Foto di Jack Hunter


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Giornalista genovese, studia Lettere Moderne e vive di sport. Scrive di tutto, che forse è troppo ma non è mai abbastanza. Benedetto Croce diceva che fino a 18 anni tutti scrivono poesie e che, da quell’età in poi, rimangono a scriverle solamente due categorie di persone: “i poeti e i cretini”. A 24 anni, lui non ha ancora capito da che parte stare.

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