Porto di Genova

“L’occhio del mare si è spento”. La torre di controllo e l’incidente al Porto di Genova

Sette anni fa avveniva uno degli incidenti più gravi della storia recente del Porto di Genova. Era il 7 maggio 2013 quando la Jolly Nero urtò fatalmente contro la torre dei piloti.

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“Presto! Incidente gravissimo….Porto di Genova….la torretta di capitaneria…quella rimorchiatori, crollata!”

La telefonata che giunge a un operatore del 118 è agitata.
Si comprende subito che qualcosa di grave è appena accaduto.

Sono le ore 23.00 appena passate di un martedì.
Un martedì placido in città.
Si è in piena primavera.
I primi fresconi serali dopo giornate cariche di sole, i primi sguardi verso l’estate.

È il 7 maggio 2013.
E’ buio.
 “L’occhio del mare” del Porto di Genova si spegne inesorabilmente sotto l’acqua torbida del Molo Giano. Dopo un impatto improvviso con la poppa della Jolly Nero, nave della Ignazio Messina & Co., viene giù tutta la struttura, con diversi uomini al suo interno.

Sette anni. Sono già trascorsi sette anni.

La torre di controllo, edificata nel 1986, da quasi un trentennio rappresentava il centro nevralgico di tutte le manovre navali. È sembrata sbriciolarsi su se stessa, immediatamente dopo il contatto subito con lo scafo. Del resto, sono state quarantamila le tonnellate che hanno fatto pressione su di essa.

Nove vite spezzate insieme al cemento, rimaste sepolte in un impasto doloroso di acciaio, vetro e acqua salata. Genova si è risvegliata il mattino seguente attonita, mentre i primi video venivano mostrati.

La dinamica dell’incidente si può osservare in particolare da alcune immagini riprese da Levante, all’altezza della Sopraelevata. Si nota la Jolly Nero effettuare una manovra che le avrebbe consentito di girarsi su se stessa, così da rivolgere la prua verso l’uscita del porto, anziché la poppa.

Fino a quel momento infatti era avanzata in retromarcia. L’operazione viene svolta proprio all’altezza del Molo Giano, essendoci maggiore spazio.
Durante la curva di indietreggiamento però qualcosa va storto, e lo scafo continua ad avvicinarsi alla banchina anziché dare forza alle macchine e fare “tutta avanti”.

Il Secolo XIX. Schianto a molo Giano, il video integrale

Sono momenti concitati.
Il silenzio della notte appena calata sta per essere violato da un evento drammatico.

I due rimorchiatori che stanno accompagnando l’uscita della nave, lo Spagna e il Genoa, non riescono a  governare un mezzo così pesante in così poco spazio. Non abbastanza, per lo meno, da arrestarne l’avanzata lenta ma inesorabile verso la torre della capitaneria.

Quando giungono i primi soccorsi sul posto, la scena è triste ed eloquente.
Soltanto la scala esterna, in acciaio, sembra essere rimasta aggrappata a ciò che c’era prima. Tutto il resto è collassato, portando via con sé le storie di nove persone.

Circa una settimana più tardi mi è capitato di dover prendere un traghetto per la Sicilia, direzione Palermo. Era una gita di classe di quarta Liceo.
Al momento della partenza ricordo che tantissima gente si trovava assiepata lungo la ringhiera (lato costa), per decifrare con i propri occhi il vuoto lasciato dall’ “occhio del mare”.

Una media di quattordicimila manovre all’anno veniva gestita da quegli uffici, da quei computer, dalle voci all’interno della struttura.
Era il vero fulcro del sistema nervoso portuale.

Statua della Madonna Regina di Genova. Foto di Federazione Italiana Piloti dei Porti

Oggi al suo posto si può trovare una copia della Statua della Madonna Regina di Genova, in memoria dei caduti di quel tragico urto. L’opera è stata curata dall’artista Axel Nielsen ed è rivolta verso l’acqua.
La nuova torre dei piloti di Genova dovrebbe essere edificata nei pressi del padiglione Jean Nouvel, nell’ambito di un ambizioso progetto di riqualificazione del waterfront cittadino, curato da Renzo Piano. La posizione definitiva è stata individuata dopo alcuni anni e sarà parte integrante della nuova veste marittima della Superba, che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi.

Proiezioni sul domani.
Riflessioni sul passato.

Oggi, 7 maggio 2020, è un giorno di triste memoria per la città.

Marco de Candussio, 39 anni.
Sergio Basso, 50 anni.
Maurizio Potenza, 50 anni.
Daniele Fratantonio, 30 anni.
Giovanni Iacoviello, 35 anni.
Giuseppe Tusa, 30 anni.
Davide Morella, 33 anni.
Michele Robazza, 44 anni.
Francesco Cetrola, 38 anni.

Questi i nomi di chi ci ha lasciato.
Queste le storie di vita strappate, in una maledetta serata di maggio di sette anni fa.

Immagine di copertina:
Daniele D’Andreti


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Classe ’95. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, laureando in Storia contemporanea. Innamorato del mondo e con un semestre in Norvegia alle spalle. Nel giugno 2018 ha fondato il progetto editoriale Frammenti di Storia, che porta avanti quotidianamente insieme a giovani da tutta Italia. Appassionato di geopolitica, di trekking e di vita outdoor in genere.

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