Confine comunale

Gita sul confine comunale

La pandemia ha ridefinito la percezione degli spazi outdoor. Quando le gite “fuori porta” non si possono fare, occorre puntare su quelle “entro porta”.

248 views
4 min

Il periodo dei provvedimenti volti a contrastare la diffusione del virus, negli ultimi mesi, ha influenzato non di poco anche gli amanti del trekking. La chiusura delle regioni, prima, e dei comuni, dopo, ha per forza di cose mutato la nostra percezione dello spazio fruibile. I confini delle attività outdoor sono stati ridefiniti, e se una volta partire da Genova e andare a camminare a Punta Manara o nel Parco del Beigua era la normalità, negli ultimi tempi si è dovuta sfruttare meglio la conoscenza del proprio territorio locale, mantenendosi più vicini a casa.

Questa conseguenza si è verificata in tutta la penisola.

Del resto il 2020 ha visto un incremento importante dei camminatori seriali in Italia, come effetto delle contingenze storiche che ci troviamo a vivere.

Lo slow tourism, inteso come forma di fruizione sostenibile del territorio circostante, a piedi e senza particolari prenotazioni, è un concetto in crescita. E allora, se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, mi sono accorto di quante gite a mezz’ora da casa non avessi mai fatto. 

Oggi voglio citare un tragitto compiuto proprio sul confine comunale di Genova, sul versante di ponente. Ci sono stato non una, ma ben due volte in pochi mesi.

Da levantino quale sono, abituato a scrutare i tetti delle case dall’alto del monte Moro e del monte Fasce, avevo voglia di sperimentare punti di vista diversi della mia città. 

Presa la macchina e parcheggiata nei pressi di Lencisa, a pochissima distanza dal monte Figogna e dal Santuario della Guardia, si può intraprendere un sentiero (segnavia: un triangolo rosso pieno).

In due ore di cammino circa o poco più, salendo attraverso un paesaggio capace di riempirsi di sole (e talvolta di vento!), si può arrivare fino a Monte Penello e a Punta Martin, che sovrastano Pegli e l’aeroporto dall’alto. Nella fase di avvicinamento alle cime, si procede lungo i piani di Praglia, caratterizzati ancora da una vegetazione piuttosto scarna e dai colori secchi dell’inverno.

L’ampio tracciato sterrato rende il falsopiano una camminata piacevole, senza particolari difficoltà. Man mano che ci si avvicina al mare, si può godere di un panorama capace di mischiare gli elementi naturali con le linee della civiltà. I palazzi, la dorsale appenninica, la pista del Cristoforo Colombo, il Golfo di Camogli in lontananza. Un quadretto che assume sapori di casa per un ligure. 

Uno sguardo che può abbracciare pressoché l’intera area comunale intorno alla Lanterna, uno spazio fisico che mai come nel 2020 è stato valutato e saggiato con attenzione da parte di tutti. Proprio su quei crinali, con le scarpe da trekking ai piedi, ci si trova a camminare lungo questo “bordo” tra zone. 

Anche qui, in questa meta di prossimità, si può trovare il gusto dell’avventura e dell’outdoor. Le destinazioni lontane torneranno a rientrare nei nostri raggi d’azione, per il momento possiamo comunque considerarci fortunati di vivere in una regione che offre ogni tipologia di paesaggio.

Immagine di copertina:
Foto di Pietro B.


Scrivi all’Autorə

Vuoi contattare l’Autorə per parlare dell’articolo?
Clicca sul pulsante qui a destra.
Oppure scrivi un commento nel form qui sotto.


Classe ’95. Laureato in Scienze Internazionali e in Storia contemporanea.
Innamorato del mondo e con un semestre in Norvegia alle spalle.
Nel giugno 2018 ha fondato il progetto editoriale Frammenti di Storia, che porta avanti quotidianamente insieme a giovani da tutta Italia. Appassionato di geopolitica, di trekking e di vita outdoor in genere. Sta poco fermo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Istituto Italiano di Tecnologia
Articolo Precedente

L’Istituto Italiano di Tecnologia e Genova come cardine della ricerca italiana

Sanremo
Prossimo Articolo

Metti un po' di musica leggera e trash genovese

Ultimi Articoli in Small

Rigenerazione

Amore che ingloba, che sovrasta, che divora. Può chiamarsi amore?