Quel blu di Genova

GENOVA DI CARTA | Una storia d’amore porta il jeans a San Francisco

Quel blu di Genova di Michele Mozzati: un viaggio dall’Italia risorgimentale all’America che renderà il jeans il tessuto più conosciuto al mondo.

396 views
6 min

“Tutte le storie sono storie d’amore”. Questo è il fil rouge che lega gli eventi raccontati in Quel blu di Genova, romanzo scritto dall’autore teatrale e televisivo Michele Mozzati ed edito da La Nave di Teseo.

Amore romantico, amore per una patria ancora da creare, ma già nella mente (e nel cuore) di molti, amore per le nuove opportunità e per l’avventura.

A narrare la nostra storia d’amore è Pietro Giudici Esposito Sommariva che, ritrovati i diari del suo avo Ernesto Giudici, decide di condividere gli eventi che dalla Milano risorgimentale in lotta contro gli austriaci portano Ernesto nella Genova del regno sabaudo e poi in America, a New York e San Francisco. Ad aprire le danze è una delle rivolte del Risorgimento italiano, forse la più sfortunata, quella del 6 febbraio 1853; Ernesto Giudici appartiene ad una nota famiglia milanese, un repubblicano figlio di un repubblicano. Nella rocambolesca fuga dai soldati austriaci si imbatte in Francesco Esposito, detto Cesco, giovane panettiere napoletano con due sogni: la Repubblica e portare la pizza fuori dalla sua Napoli.

Fallita la rivolta, i due si rendono presto conto di non poter rimanere a Milano, di dover fuggire, e grazie alle conoscenze di Ernesto trovano rifugio a Genova.

Dovete essere a Genova entro domani. Andate al porto. Cercate Porta dei Vacca; lì vicino troverete palazzo Lomellini Serra. Nel palazzo ci sono due locande: ‘Stranieri’ e ‘California’.

Quel blu di Genova
Palazzo Lomellini Serra. Foto Creative Commons

Giunti a Genova, i due protagonisti si recano al palazzo Lomellini Serra, ancora oggi noto per essere uno dei Palazzi dei Rolli, patrimonio dell’Umanità, e da lì si mettono alla ricerca di Cielo, la terza protagonista della nostra storia.

Maria Celeste Sommariva, detta Cielo, ha 21 anni, è figlia di un commerciante ed è una ragazza fuori dai suoi tempi

Approfitta dello status del suo ceto sociale per essere libera, di vestirsi, di lavorare, di amare. Maria Celeste fa parte di quella grande rete di personaggi che, nell’Italia ottocentesca, renderanno possibili le guerre d’indipendenza, la protezione ai rivoluzionari e la formazione della futura Repubblica italiana. 

Da Genova Cielo, Ernesto e Cesco, per necessità, dovere o volontaria decisione, si imbarcheranno sull’ammiraglia della flotta Sommariva, il clipper Cinque Terre, alla volta di New York per il trasporto di un’importante commissione: un grosso carico di stoffa, il denim blu, richiesto da un’azienda tessile. 

Usato inizialmente per confezionare i grembiuli resistenti agli urti e all’acqua che contraddistingueva i caravana, gli scaricatori del porto di Genova addetti al trasporto delle merci dalle navi alla banchina e viceversa, il denim (così chiamato perché fabbricato nella città francese di Nîmes – de Nîmes) per il suo essere così resistente venne presto utilizzato per ricoprire e proteggere le merci esposte sul ponte delle navi. 

Il denim che parte da Genova insieme ai tre viaggiatori della nostra storia è di quel tipico blu di Genova, un indaco nato per caso, “una tintura sbagliata, un sapiente miscuglio tra ciano e magenta”.

A richiederlo da New York sono i fratelli imprenditori Strauss, intenzionati ad utilizzare la stoffa per confezionare teli di copertura. Il più giovane dei fratelli, nato Löb ma divenuto Levi, tuttavia possiede un fine spirito imprenditoriale e decide di trasportare una parte del carico di tessuto a San Francisco per fondare un’azienda di capi di abbigliamento da lavoro.

Il resto della storia non ha bisogno di parole.

Quel blu di Genova romanza, omaggiandone le origini, la nascita di uno dei marchi e uno dei prodotti più noti al mondo, il jeans, quest’anno protagonista di una serie di esposizioni celebrative dal titolo GenovaJeans. Invented Here, tra cui la mostra plurima a Villa Croce Autunno Blu a Villa Croce. Dal blu di Genova di ArteJeans all’infinito di Yves Klein.

Quel blu di Genova
Terrazze di Marmo, Porto di Genova. Foto Creative Commons

Ma offre anche una vista panoramica sul porto di Genova della metà del XIV secolo, così diverso da come oggi lo conosciamo, che nelle pagine del romanzo Ernesto e Cesco possono ammirare dalle Terrazze di Marmo, opera architettonica che si estendeva per 410 metri da Porta dei Vacca a piazza Caricamento, costruita da Ignazio Gardella senior tra il 1835 e il 1844 e demolita nel 1855.

Quell’assurda spianata di marmo che sovrasta di una dozzina di metri il porto da un lato, e dall’altro invita a leggere le case, la Palazzata di Sottoripa.

Immagine di copertina:
Foto di Markus Spiske


Scrivi all’Autorə

Vuoi contattare l’Autorə per parlare dell’articolo?
Clicca sul pulsante qui a destra.
Oppure scrivi un commento nel form qui sotto.


Siciliana emigrata a Genova per puro caso, alla ricerca di ogni singolo angolo bello della Liguria. Laureata in giornalismo, editoria e comunicazione, appassionata di tutto quello che trova posto sul Web. Grafomane e accumulatrice seriale, colleziona libri sottolineati, cartoline e riferimenti della cultura Pop.

Emigrazione Ligure
Articolo Precedente

“Ma se ghe penso”: la storia dell’immigrazione ligure in America Latina

Lettera Aperta dei ristoratori
Prossimo Articolo

Lettera Aperta dei ristoratori: ci ricordiamo di loro?

Ultimi Articoli in Medium

Identità liquide

Un tentativo di riflessione sul discusso rapporto tra social e identità: cosa significa davvero essere digitali?