Studio Fluido

Fluido

Cosa offre Genova nel campo del visual design? Intervista allo studio multidisciplinare Fluido.

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Cosa è Fluido?

Siamo uno studio multidisciplinare che si occupa di design della comunicazione visiva. Lo studio viene fondato a Genova nel 2009 dall’incontro tra Olga Cirone e Matteo Musi, visual designer accomunati da una stessa metodologia progettuale legata alla ricerca e alla sperimentazione.

Con Fluido (Sito, Instagram, Facebook) seguiamo progetti di comunicazione in ambiti culturali e ci muoviamo nei campi dell’editoria, del branding e del visual design. Lavoriamo con diversi media, dalla carta stampata ai nuovi mezzi di comunicazione, e curiamo progetti che vanno da collane editoriali, identità visive per festival ed eventi, fino a siti web e campagne di social media marketing.

A chi è venuta l’idea di lavorare insieme?

Ci siamo conosciuti in ambito scolastico, entrambi frequentavamo il corso di Grafica all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, durante le lezioni abbiamo capito di avere molte cose in comune e iniziare a parlare è stato subito naturale e stimolante. I nostri discorsi erano pieni di idee da realizzare, entrambi siamo persone che hanno una grande necessità “del fare”.

Lavorare in campo grafico senza un vero e proprio committente ci pareva poco interessante, e cosi abbiamo inventato un piccolo format espositivo in modo da poterne curare poi tutta la comunicazione.

Cosa fa il grafico? In cosa consiste il vostro lavoro?

Con Fluido diamo identità e comunichiamo messaggi che hanno la necessità di essere espressi. Il mestiere del progettista grafico ha la responsabilità di rendere chiare le informazioni aggiungendo dove è possibile un’estetica che renda l’utile anche visibilmente piacevole. Ci sono tanti modi di progettare, noi cerchiamo di farlo in maniera consapevole, studiando la materia prima di interpretarla e ponendoci l’obbiettivo di realizzare comunicazioni dal forte impatto visivo che tengano sempre conto dei molteplici significati legati agli elementi utilizzati. 

Approccio col committente. Autonomia creativa o seguite le richieste del cliente?

Il nostro lavoro consiste nel mediare tra le richieste del cliente e le nostre competenze in materia. Fondamentale è mettersi in ascolto in modo da capirne le esigenze e le eventuali condizioni. Assorbite le informazioni necessarie si entra nella fase creativa dove diamo forma alle idee. Con l’esperienza abbiamo imparato ad avere un rapporto diretto con il cliente, e questo ci permette di capire come modulare la creatività in veste pratica, in modo da essere tutti soddisfatti.

A chi /a cosa vi ispirate?

La geometria e la natura, i colori intensi e la luce chiara, i materiali morbidi e le superfici lisce, gli angoli, gli spigoli e le curve, i volti con le rughe e i particolari nascosti, le griglie invisibili e l’odore della stampa, i libri sulla grafica svizzera, i manifesti minimali di A.G. Fronzoni, le idee di società di Adriano Olivetti, gli edifici brutalisti, le opere di Sol Lewitt e le ambientazioni di Carl Spitzweg, le atmosfere di Luigi Ghirri, l’intensità di Ferdinando Scianna e le idee di Bruno Munari.

Siamo costantemente alla ricerca di stimoli visivi, è quasi una necessità interiore, li cerchiamo ovunque: sui libri, in rete, nel mondo che ci circonda. Nel nostro lavoro è fondamentale avere sempre nuovi impulsi, crediamo che assorbire e rielaborare sia la base per progettare bene. Fondamentalmente ci affascina tutto ciò che è progetto, soprattutto se c’è una ricerca formale, un gusto minimalista e una coerenza espressiva.

Quale è il vostro segno distintivo che vi rende riconoscibili?

Cerchiamo stimoli in campi diversi, ci piacciono i colori forti e le varie consistenze dei materiali, attingiamo dalla fotografia e dai vecchi libri illustrati e quando è possibile realizziamo set fotografici per le immagini delle comunicazioni che curiamo.

La scelta e l’utilizzo dei caratteri tipografici è un altro aspetto su cui ci concentriamo, lo consideriamo un elemento fondamentale esattamente come il visual. Nei nostri progetti testo e immagini sono legate da una relazione che aiuta a trasmettere meglio il messaggio che vogliamo comunicare, tutto è giocato sugli equilibri in modo che pesi e misure non siano mai a caso.

Cerchiamo di progettare sempre in maniera coerente rispondendo a regole strutturali e funzionali. 

Quello che conta è non annoiarsi mai, essere curiosi aiuta, perché ricerca e sperimentazioni sono la base per avere nuove idee. Per noi l’importante è non smettere mai di fare e quindi di crescere.

Il lavoro a cui siete più affezionati?

Ogni progetto che curiamo ha per noi un valore, ma ci sentiamo particolarmente attaccati a quello di Sala Dogana. In questo lavoro siamo riusciti a esprimere al meglio tutte le nostre competenze riuscendo ad unire grafica, fotografia e capacità manuali. Abbiamo creato un’identità visiva per lo spazio espositivo Sala Dogana (dedicato alla creatività emergente) e partendo dal concetto di stimolo/impulso, abbiamo dato diverse forme al concetto di energia creativa utilizzando diversi materiali: pasta modellabile, carta, fumogeni… 

Per noi è molto stimolante lavorare con le diverse materie e, nonostante ad oggi ci siamo programmi di elaborazione 3D, realizzare un’idea a mano ha tutt’altro sapore.

Che rapporto avete con Genova? É stata una buona scuola di formazione?

Il rapporto con Genova è stretto, collaboriamo con molte realtà del territorio e sappiamo bene che è una città particolare, ruvida, affascinante e pungente. É difficile occuparsi di visual design qui, ogni cosa nuova deve essere prima digerita e assorbita per essere compresa e alcune volte le novità non vengono accettate in pieno. Nonostante questo siamo tenaci perché è una città che ha grandi potenzialità inespresse e ci può essere un’ampia possibilità di intervento.

Lavorate con l’estero?

Sì, abbiamo iniziato nel 2012 vincendo un bando Europeo che ci ha permesso di curare l’identità di un progetto transfrontaliero tra Italia e Francia; successivamente abbiamo instaurato una collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Tel Aviv seguendo progetti di esposizioni artistiche e rappresentazioni teatrali in Israele.

Ultimamente abbiamo collaborato con l’Istituto Italiano di Cultura a New York curando l’immagine della mostra “The art of waiting”, un’esposizione del fotografo Gianni Berengo Gardin dedicata ai progetti di Renzo Piano.

Oggi tutti si possono improvvisare grafici, basta andare in internet e scaricare gratuitamente applicazioni per creare loghi, inviti, volantini, biglietti da visita e tanto altro.

Risentite di questo problema?

Ultimamente i mezzi a disposizione fanno sembrare questo lavoro accessibile ai più, semplificando alcune parti tecniche e lasciando agli utenti il solo piacere di creare qualcosa. Tuttavia in questo mestiere i mezzi non sono tutto, gran parte del lavoro è studio e ricerca. Spesso si tende a ridurre tutto alla realizzazione di materiali comuni come biglietti da visita o volantini, in verità questo è solo una piccola parte del lavoro.

Strutturare una comunicazione funzionale che sia duratura nel tempo e adattabile alle varie esigenze, amministrare il budget e trasmettere un messaggio in maniera efficace con tempistiche molto strette non è poi così facile. Più il progetto è grande e ambizioso più i problemi che si devono affrontare crescono in maniera esponenziale, per questo il nostro mestiere richiede molta attenzione e diverse competenze specifiche e conoscenze interdisciplinari. Detto ciò la predisposizione ad un approccio visivo creativo è fondamentale.

Progetti futuri?

Siamo al lavoro su un progetto molto stimolante che speriamo possa uscire nei prossimi mesi, non possiamo anticipare di più 🙂 … Stiamo anche approfondendo la possibilità di creare visual più immersivi attraverso nuove tecnologie ampliando così le possibilità espressive. 

Olga e Matteo oltre Fluido

Entrambi sviluppiamo ricerche personali:

Olga realizza i “Minimo”, piccoli mondi geometrici sotto vetro che si sviluppano su volumi dalle forme semplici e dai colori accesi, e inoltre porta avanti un progetto di fotografie istantanee basato sul cogliere situazioni curiose.

Matteo lavora da anni ad una ricerca sul rapporto tra graffiti e tipografia realizzando lettering su muro dove caratteri tipografici interagisono con forme geometriche.

Olga e Matteo dal 2012 realizzano collage utilizzando trasferibili, texture, carta, dc fix e forme tridimensionali.

Come avete vissuto il periodo del Covid?

Dal punto di vista lavorativo è stato il periodo più fermo da quando abbiamo iniziato. Gli ambiti in cui lavoriamo (cultura, arte, formazione, eventi) sono stati tra i più colpiti dalla crisi generata dal Covid e questo inevitabilmente si ripercuote su tutte le figure professionali che come noi lavorano in questi mondi.

Durante il fermo abbiamo però portato avanti alcuni progetti personali che normalmente, per via di vari impegni, vengono sacrificati. Graffiti, foto istantanee, composizioni in 3D, collage…

Articolo di:
Nora Cirone

Immagine di copertina:
Progetto per Sala Dogana di Studio Fluido


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Associazione culturale creata nell’ottobre 2018 da undici giovani laureati provenienti dall’Ateneo genovese (Storia dell’Arte, Architettura, Archeologia, Lingue, Lettere). EdArte si occupa di mediazione culturale e didattica con lo scopo di rendere i luoghi della cultura accessibili e comprensibili attraverso una partecipazione attiva e collettiva.

1 Comment

  1. Nell’intervista ho letto una delle affermazioni ripetitive rispetto a Genova e cioè che è una città difficile, chiusa, poco disponibile alle novità ed ancora una volta mi sono chiesto, sempre ammesso che sia vero,se sia una caratteristica correlata al carattere dei genovesi o dipenda dalla mancanza di occasioni offerte dall’ambito culturale e commerciale della città e dalla mancanza di iniziativa di chi dovrebbe aprire un nuovo corso culturale e comunicativo. Io personalmente mi sono sempre domandato come mai a Genova, ma anche altrove, non ci sia una testimonianza visiva vibrante del mondo che cambia a ritmi vertiginosi. Per fare un esempio l’idea degli ombrelli colorati appesi nelle vie del centro l’ho trovata decisamente piacevole ed innovativa, la prima volta che li ho visti quasi non ci credevo, mi sono detto finalmente qualcosa di nuovo, di vivo. Ora l’uscita di wall:out è stata un’altra piacevole sorpresa anche per il progetto della rivista con l’intenzione dei giovani artisti di farsi conoscere e smuovere un ambiente fino ad oggi quasi immobile. Una curiosità personale. A me piacciono molto i graphic novels e ritengo che alcuni abbiano un forte impatto visivo e alcune pagine di essi possano, a mio giudizio, assurgere al rango di opera d’arte. Non credete che un tipo di comunicazione visiva sulla base di quella presente nei graphic novels possa avere un ruolo significativo nella comunicazione e nella comunicazione di ogni genere?

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