Daniel Blake

CINEMATIC*PILLS | I, Daniel Blake

Io sono Daniel Blake, un cittadino... niente di più, niente di meno. Voto 7.8

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4 min

Recensione

Fotografia
7/10
Sceneggiatura
9/10
Colonna Sonora
7/10
Regia
8/10
Voto Complessivo
7.8/10

CINEMATIC*PILLS | I, Daniel Blake

2016, regia di Ken Loach
Vincitore della Palma d’oro come miglior film nel 2016

Trama 

Daniel è un carpentiere di 59 anni di Newcastle. Per la prima volta nella sua vita si trova a dover fare i conti con la burocrazia statale: a seguito di un infarto il suo medico gli proibisce di lavorare.

Durante l’attesa per ricevere l’indennità di malattia incontra Katie, giovane madre single di due figli, appena trasferita da Londra, la cui voce, come quella di Daniel, non viene ascoltata all’interno di una fitta rete di ingiustizie, fatta di burocrazia e negazioni.  

Daniel e Katie si incontrano proprio in un ufficio adibito all’accoglimento delle loro istanze e da subito iniziano un rapporto di rispetto e aiuto reciproco.

Recensione

All’interno di uno spaccato di Newcastle, fatto di capannoni, qualche ufficio e pochi tratti di strada, il regista Ken Loach va dritto al cuore del problema e mira a scuotere le coscienze e a costringerle a interrogarsi sul rispetto dei valori morali. Come ci conferma tutta la sua cinematografia, anche qui Loach si fa portavoce delle ingiustizie, dei problemi che affliggono i ceti meno abbienti. 

Il regista continua a combattere contro i purtroppo quotidiani attacchi verso chi non può replicare.  

La società contemporanea è sorda, la burocrazia è disumana.

I toni sono semplici ma così drammatici e reali, che in tutta quella verità vorremmo poter incontrare una bugia e tirare un sospiro di sollievo. 

il vedovo Daniel, interpretato da Dave Jones, si trova per la prima volta nella sua vita schiacciato da una burocrazia che nega i suoi diritti: per ottenere l’indennità di malattia deve essere dichiarato inabile al lavoro dal dipartimento del lavoro.

Il riconoscimento però non arriva, l’iter burocratico è pieno di inutili e impossibili passaggi e chi, all’interno degli uffici, dovrebbe aiutarlo sembra quasi incapace di riuscire a vederlo come un uomo, come un cittadino. Daniel resta così solo all’interno di uno stato sociale feroce.  

Ogni azione sbagliata o dichiarazione errata o passaggi non eseguiti che, senza spiegare, si presuppone che vengano fatti in un determinato modo, causano al cittadino la riduzione o la sospensione dell’aiuto economico che gli spetta di diritto.

L’obiettivo di Loach non è quello di commuovere ma di far riflettere proponendoci però un protagonista eroe che decide di non farsi portar via la sua dignità da chi non ne ha il diritto.

Questa è una storia che, indipendentemente da chi siamo e da che posizione sociale pensiamo di avere, ci obbliga a vedere che il mondo contemporaneo, fatto di burocrazia, tecnologia e capitalismo può privarci della nostra dignità e dei nostri diritti umani.

Tutti siamo dei Daniel Blake, dei cittadini, niente di più e niente di meno

Pro e Contro 

Non riesco a trovare un motivo sensato per cui sconsigliare questo film. Ci potrebbero essere dei contro ma vengono secondo me declassati dai motivi e dai principi della storia. È troppo grande il messaggio che Loach ha voluto lanciare per poter mettere in discussione il resto.

Disponibile su Amazon Prime Video

Trailer

Immagine di copertina:
wall:in media agency


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Genovese doc e aspirante tuttologa. Tra diverse lauree e studi, dal mondo umanistico a quello medico/sanitario, nel 2019 fonda con Arianna e Silvia l'associazione culturale MIXTA. Amante di cibo, chiacchiere e vino le sue più grandi passioni sono l'arte e il cinema. Motto: un film al giorno toglie il medico di torno.

1 Comment

  1. La semplice lettura della trama è per me già motivo di dissuasione dal vedere il film. Si tratta di problematiche che, senza voler scomodare la cinematografia, vediamo già giornalmente affrontate a livello dei media. Un film dovrebbe inserire una storia particolare , originale, nell’ambito di quello che tutti già conoscono , anche sulla propria pelle, come un ostacolo al riconoscimento dei propri diritti. Altrimenti che differenza c’è rispetto ad una riunione sindacale? Quello che poi viene da pensare è che il film è ambientato in Inghilterra e quando viene costantemente raffrontato il mondo del lavoro italiano soffocato dalla burocrazia con quello di altri paesi europei dove tutto è semplificato, automatico, viene da chiedersi se non ci vengano raccontate delle frottole da tanti soloni della carta stampata e delle TV.

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