Beatles a Genova

A Day In The Life. I Beatles a Genova

Nel 1965 i Beatles suonarono a Genova. Ricordi, considerazioni riflessioni di chi c’era.

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Angelo ha diciotto anni e finita la scuola a Torino torna a Genova per l’estate. Passerà le vacanze da alcuni parenti a Busalla. Una volta arrivato, viene a sapere che dopo qualche giorno una famosa band internazionale avrebbe suonato proprio a Genova. Angelo pensa: “perché no?” E così compra il biglietto per lo spettacolo pomeridiano in data 26 giugno. Di lì a breve, Angelo avrebbe assistito a uno dei primi concerti italiani dei Beatles.

Se c’è un gruppo che non ha bisogno di un’introduzione sono proprio i Beatles. Uno degli aspetti più curiosi legato al successo del quartetto è la cosiddetta Beatlemania, fenomeno per cui orde di fan manifestavano in modi estremi, come crisi isteriche, urla, pianti e svenimenti, la loro devozione per la band di Liverpool.

Se in Gran Bretagna e in altri paesi anglofoni questo fenomeno era largamente diffuso e alle volte fuori controllo, in Italia la situazione era piuttosto varia.

In ambienti più cosmopoliti e interessati alle novità straniere, i Beatles spopolavano, ma in contesti più conservatori e tradizionali essi venivano guardati con diffidenza. Dunque è comprensibile che al tempo la notizia della tournée italiana degli artisti britannici non abbia causato grande agitazione nella stampa o nell’opinione pubblica italiana.

È piuttosto curioso pensare che quello che noi oggi potremmo considerare come un evento straordinario, unico ed emozionante sia stato lasciato galleggiare in un mare di indifferenza. 

Ma torniamo alla nostra storia

Il 26 giugno 1965 Angelo si reca al Palasport, inaugurato appena tre anni prima. Si sistema sulle gradinate e si guarda intorno. Non si può dire che la location sia affollata (secondo la cronaca non vi erano nemmeno 7000 spettatori). I fan più sfegatati sono accalcati sotto il palco, ma a parte questo non vi sono altri elementi che segnalino l’eccezionalità dell’evento.

A introdurre i Beatles suonano diversi complessi italiani, molti dei quali già all’epoca non particolarmente rilevanti. Lo stesso Angelo conosceva solo alcuni di questi performer: Peppino di Capri (sì, avete letto bene), Fausto Leali e New Dada. Un mix interessante.

A distanza di 56 anni, Angelo ammette al telefono di non ricordarsi esattamente la scaletta. E che il concerto non durò a lungo: in una mezz’oretta, massimo quaranta minuti, i Beatles avevano finito. Terminato lo spettacolo, senza tante cerimonie, Angelo si è diretto a Brignole e ha preso l’ultima corriera del giorno per Busalla. 

Forse sul tragitto gli sono venute in mente le due domande che si pone ancora oggi quando ripensa a quell’avvenimento.

Lo spettacolo serale fu più affollato, più partecipato, più significativo di quello leggermente anonimo del pomeriggio? A questa domanda forse potremo rispondere di sì, perché effettivamente le fonti riportano che vi furono all’incirca 15.000 spettatori, il doppio di quelli pomeridiani.

E la seconda domanda: tra tutte le città italiane tra Milano e Roma, perché i Beatles si fermarono proprio a Genova? Potremo azzardare perché negli anni ‘60 la sua natura portuale le conferiva una nomea di città cosmopolita? O forse dovremmo piuttosto metterci la mano sul cuore e accettare che si trattò di una casualità?

Ciò che più colpisce del suo racconto è però il contrasto tra la percezione universale che si aveva, e che soprattutto si è creata nel corso dei decenni, di una band considerata tra le più influenti della storia della musica e l’impressione del tutto personale di chi effettivamente c’era.

Angelo di quel giorno non ha né un ricordo sgradevole né eccezionale. In fin dei conti, si trattò per lui solamente di A Day In The Life

Immagine di copertina:
I Beatles sul palco del Palazzetto dello Sport di Genova. Foto Zena Zone


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Storica dell’Arte laureata con una tesi sui bestiari medievali presso il Courtauld Institute of Art di Londra. Negli ultimi anni trascorsi tra Italia, Germania e Inghilterra si è interessata di storia dell’arte medievale, musei, didattica e divulgazione. Europea ma genovesissima.

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