Villa Durazzo Pallavicini

Villa Durazzo Pallavicini: il parco che non ti aspetti

Più di un parco, più di un giardino storico: una visita a Villa Durazzo Pallavicini è un crescendo di bellezza, natura, teatro e filosofia.

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Il modo migliore di nascondere qualcosa è metterla in bella vista. Questo principio non vale, evidentemente, solo per i protagonisti de La Lettera Rubata di Edgar Allan Poe, da cui la massima trae la sua origine più nota, ma anche per i tesori misconosciuti di Genova. Villa Durazzo Pallavicini è senz’altro uno di questi: un immenso giardino monumentale che si arrampica per otto ettari sull’altura di San Martino, il cui ingresso è… di fianco alla stazione di Pegli! 

La stragrande maggioranza di chi ne ha sentito parlare sa che si tratta di un’oasi verde, frequentata per lo più da famiglie. Eppure, non è nulla che possa ricordare il vostro parco di quartiere, nemmeno fossero i meravigliosi Parchi di Nervi, perché villa Durazzo Pallavicini è prima di tutto l’ambientazione per uno spettacolo teatrale – o un percorso iniziatico, per chi ne ha la sensibilità.

Realizzata negli anni Quaranta del XIX secolo su disegno di Michele Canzio (l’allora scenografo del teatro Carlo Felice) e dietro le indicazioni del proprietario, il marchese e massone Alessandro Ignazio Pallavicini, la villa è sempre stata aperta al pubblico, sebbene a pagamento, in modo che chiunque potesse godere della sua bellezza e del significato filosofico-spirituale che soggiace alla tanto piacevole quanto impegnativa passeggiata.

L’area del giardino è suddivisa in diverse zone, che riprendono direttamente dalla struttura della tragedia greca: Prologo, Antefatto, tre Atti, Esodo

In scena va il cammino dell’anima in cerca di purificazione, nella natura e in ciò che contraddistingue l’essere umano più di ogni altra qualità o capacità: l’arte, di ogni luogo e ogni epoca. Il percorso di oltre due chilometri è costellato di continui riferimenti simbolici a questo viaggio interiore, sia nella scelta dei fiori e delle piante, sia nelle statue e negli elementi architettonici.

Villa Durazzo Pallavicini
Giardini di Flora a Villa Durazzo Pallavicini. Foto di Maurizio Beatrici

Il maestoso progetto originale richiedeva necessariamente una cura costante di tutti gli elementi di cui si componeva al fine di mantenere la villa in un buono stato di conservazione e all’altezza della fama che vantava fino al di là dell’Atlantico. Inutile dire che due guerre mondiali e diversi interventi urbanistici e infrastrutturali nel territorio di Pegli (ad esempio, la costruzione della ferrovia) abbiano compromesso la capacità di garantire la sopravvivenza dello spirito originario del luogo.

Fino ad arrivare agli anni Ottanta, quando è iniziato il lentissimo processo di riscoperta dell’intero sito e dei suoi molteplici livelli di significato, sfociato inizialmente in una rinnovata attenzione pubblica in occasione delle Colombiane del 1992.

Da quel momento, la fortuna della villa ha visto forti alti e bassi, presa tra la volontà locale di ripristinarne l’attrattività, l’amministrazione cittadina non sempre sul pezzo e l’immancabile mancanza di fondi da destinare a progetti di riqualificazione. Motivo per cui la nuova vita di villa Durazzo Pallavicini è iniziata nel 2014, a seguito dei primi sei anni di restauro totale, della gestione ceduta in concessione dal Comune all’ATI Villa Durazzo Pallavicini e della definitiva riapertura al pubblico.

Lentamente, ma senza sosta, le operazioni di manutenzione del parco continuano

Solo il 24 luglio scorso, è stato inaugurato il neo-restaurato Chiosco delle Rose, un’incantevole struttura in legno e ferro battuto, riportata filologicamente al suo originario splendore grazie al contributo di Intesa San Paolo e del FAI, ottenuto grazie al titolo di “Luogo del cuore” della Liguria nel 2019 e alla vittoria del Bando per la selezione degli interventi.

Il Chiosco introduce i giochi d’acqua, nonché la parte terminale del percorso nel giardino, il cosiddetto Esodo, sovrastando il lago che ospita il Tempio di Diana – immagine simbolo dell’intero parco.

Villa Durazzo Pallavicini
Il Chiosco di Villa Durazzo Pallavicini. Foto di Maria T.

Sviscerare la complessità di un luogo come villa Durazzo Pallavicini non è stata facile impresa e vale la pena visitare il parco con una guida che possa illustrare tutte le sottigliezze e i particolari che la nostra cultura contemporanea non riesce più a leggere in un palinsesto tanto specialistico e stratificato. Il programma di visite sia diurne sia notturne è reperibile sul sito ufficiale e sulla pagina Facebook.

Dopo che sarete andati a visitare la villa e ve ne sarete innamorati – se avrete poi la fortuna di incrociare la direttrice Silvana Ghigino, sarà inevitabile! –, ricordatevi di andare sul sito del FAI a votare per villa Durazzo Pallavicini come “Luogo del cuore” 2020. Prendersi cura di un luogo tanto delicato richiede una continua disponibilità di risorse e, purtroppo, l’immutato affetto del pubblico nei confronti del parco (nonostante le difficoltà derivate dal lockdown, attualmente si stima che i visitatori di questi pochi mesi di apertura non siano calati rispetto all’anno scorso) non è sufficiente a sostenerne i costi. 

Speriamo con il tempo di vedere un giardino sempre più accogliente verso i visitatori, magari trovando una soluzione per aggirare le barriere architettoniche (qui non si pensi solo ai disabili, ma anche ai genitori con passeggino al seguito); creando un sistema didattico-informativo adeguato al 2020 per una corretta e più completa comprensione del percorso e le sue peculiarità; ultimo ma non ultimo, avendo la possibilità di completare tutte le operazioni di restauro ancora in cantiere. Affinché villa Durazzo Pallavicini torni a splendere del suo squisito fascino e non possa più passare inosservata, celata come gli altri tesori in bella vista di Genova.

Immagine di copertina:
Il Ponte Cinese di Villa Durazzo Pallavicini. Foto di Maurizio Beatrici


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Un passato da ballerina, un presente da laureata in Storia dell’arte contemporanea, ambizioni da superstar. Non esce di casa senza rossetto, un libro in borsa e il fiatone di chi è sempre in ritardo. Si diletta a organizzare il Cotonfioc Festival e a tradurre testi d’arte dall’inglese.

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