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UNA PSICOLOGA IN CITTÀ | “L’amor perfetto” esiste? Da una leggenda genovese alla Psicologia

L’amore ci coinvolge, ci stravolge, ci tormenta. Dell’amore parlano tutti, ma chi ne sa davvero qualcosa? Può essere effimero o durare per sempre. Voi per che tipo di amore siete?

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Si narra che, agli inizi del lontano 1500, Genova si preparasse ad accogliere il sovrano di Francia, Luigi XII, il quale avrebbe dovuto visitare la città con il suo esercito. I nobili genovesi organizzarono numerosi ricevimenti per celebrare tale avvenimento e, in occasione di un ballo, il re posò lo sguardo su una giovane nobildonna, Tommasina, della quale si innamorò perdutamente. Questa fanciulla, dotata di grande bellezza ed eleganza, era però sposata con Luca Battista Spinola, il discendente di una casata tra le più prestigiose di Genova. L’amor nato tra Luigi e Tommasina rimase casto e platonico, il re fece ritorno in Francia e lei rimase tra le mura del suo palazzo, impaziente di rivedere al più presto il suo amato.

Purtroppo ciò non avvenne mai, poiché arrivò alle orecchie della giovane donna la nefasta notizia della morte del re durante la battaglia di Cerignola.

Successivamente la notizia risultò falsa, ma fu troppo tardi: Tommasina dal dolore struggente di quella presunta perdita, morì. Anni dopo il re Luigi tornò a Genova e, venendo a conoscenza dell’accaduto, decise di tornare nella piazza in cui lei viveva e sospirò alla sua finestra “sarebbe potuto essere un amore perfetto”.

Ancora oggi è possibile visitare la piazza dedicata a questa storia, chiamata Piazza dello Amor Perfetto, situata nel centro storico.

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Piazza Amor perfetto, Genova. Foto di Alessio Sbarbaro

L’amore resta il tema più antico, più attuale e più discusso di tutti i tempi, per questa ragione è interessante mettere a confronto il pensiero di alcuni autori.

La leggenda dell’amore mai consumato tra il sovrano francese e la nobildonna genovese si presta particolarmente per riportare il punto di vista di Freud, il padre della psicoanalisi.

L’amore per Freud è una passione ingannevole, frutto del proprio narcisismo: non si ama realmente l’altro, ma la rappresentazione ideale di noi stessi che l’altro ci ripropone. Più precisamente si parla di “Ideale dell’Io”, ossia l’immagine di come noi vorremmo essere, la quale viene proiettata sull’amato, che ci fa sentire proprio come vorremmo sentirci.

La storia dell’amor perfetto è l’esempio ideale in cui l’innamoramento tra Luigi e Tommasina non ha avuto il tempo di trasformarsi in una disillusione, in quanto i due amanti non hanno avuto modo di conoscersi più profondamente. Secondo Freud infatti si va inevitabilmente incontro a una delusione: quando ci si confronta con una realtà diversa dalla dimensione immaginata, che ci fa vedere l’altro per come è, l’amore svanisce.

In questo caso l’illusione era talmente potente e idealizzante da non permettere alla fanciulla di vivere senza il suo amato, o meglio, senza l’idea del suo amato.

Tuttavia questa teoria sembrerebbe ridurre l’amore ad un atto puramente autoreferenziale e narcisistico, levandone la magia, quella stessa magia che si ritrova nei romanzi, nelle canzoni, nelle poesie e nei nostri pensieri stessi quando vengono rivolti a chi amiamo.

Nei testi di psicologia si legge spesso della natura temporalmente limitata dell’amore, che dovrebbe aggirarsi intorno ai dieci-diciotto mesi, della passione effimera, di quanto sia una falsità socialmente riconosciuta quella della monogamia, eppure esistono delle coppie che nonostante stiano insieme da molto tempo, si amano e si desiderano ancora ardentemente.

Un mito? Una bugia?

Massimo Recalcati, noto psicoanalista, nel suo libro “Mantieni il bacio”, attraverso un’analisi attenta e riferimenti più che puntuali ad altri autori, restituisce una speranza a coloro che credono ancora nell’amore duraturo.

Fa un’interessante distinzione tra l’amore che brucia e l’amore che dura, partendo tuttavia dal presupposto che l’amore nasca a partire da un mero interesse sessuale che coinvolge, travolge e stravolge. Soprattutto oggi si assiste ad uno scenario in cui è più facile osservare un’ardente e passeggera passione rispetto ad un desiderio reciproco a lungo termine.

Gli amori che bruciano non sanno durare proprio perché il desiderio imporrebbe come sua condizione di esistenza il ricambio continuo dell’oggetto” (p. 115).

Ma non sempre “bruciare” e “durare” sono in contrapposizione, ci sono coppie che riescono a tenere insieme entrambi gli aspetti. Potrebbe sembrare un paradosso ma il loro “segreto” è la solitudine.

Chi sa stare con la propria solitudine e ne sa apprezzare il valore, non utilizza l’altro per medicare la ferita dell’essere solo, anzi, si può dire che rende possibile “l’incontro tra due solitudini”. L’amore che dura non fonde gli amanti, non ha come unico obiettivo quello di bruciare insieme: è fatto di due, di Uno e dell’Altro. 

Al di là di quanto si dica sull’amore, chiunque ne abbia fatto esperienza sa quanto possa rendere felici e su di giri, ma al contempo quanto possa far soffrire, basti pensare alla povera Tommasina, o a Romeo e Giulietta, che hanno perso la vita per amor. Non è difficile credere infatti che in molti abbiano paura di lasciarsi andare al sentimento, vivendo con il cuore chiuso. Questo non è soltanto un modo di dire, ma è quello che accade realmente a livello corporeo: chi durante l’infanzia ha vissuto un grande dolore può diventare un adulto riluttante ad amare e costruirà una corazza che indurisce la zona del petto.

Secondo Lowen, il fondatore dell’Analisi Bioenergetica, le esperienze dolorose fanno sì che ognuno di noi crei delle difese identificate nel corpo come blocchi energetici che si traducono in contratture muscolari più o meno croniche. Per paura di provare dolore si tende a inibire le sensazioni, a cercare di controllare e intrappolare le emozioni affinché non prendano il sopravvento. Se invece avessimo il coraggio di andare a fondo della nostra disperazione, avremmo la capacità di riconoscere e provare emozioni gioiose.

Amare per questo autore ha un significato più ampio, significa essere aperti, aperti alla vita, al cambiamento, alle opportunità, alle emozioni, all’altro. Amare significa innanzitutto amare se stessi, guardarsi, ascoltarsi, accettarsi, aprirsi a sé e all’altro. Per concludere cito una saggia canzone di Vasco Rossi, che sia di ispirazione:

“ho fatto un patto sai con le mie emozioni, le lascio libere e loro non mi fanno fuori!”

Immagine di copertina:
Foto di Igor Érico


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Psicologa e psicoterapeuta di approccio analitico-bioenergetico, lavora presso il suo studio nel centro di Genova. La sua frase guida è quella scritta da Baricco: “Sapeva ascoltare, e sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso.”

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