Giovanni Truppi

THE REASON WHY | Il mondo di Giovanni Truppi

In viaggio per l’Italia, sulle orme di Pasolini, il cantautore è passato anche da Genova. Nel suo ultimo album ha lavorato con Calcutta, Niccolò Fabi, Brunori Sas e Veronica Lucchesi

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Il mondo in fin dei conti è come te lo metti in testa. Lo scrive Giovanni Truppi, personalmente, devo dirlo, la più bella sorpresa nei primi giorni di quarantena. Destino ha voluto che lo abbia incontrato a Genova nei primi mesi di riapertura. Dal 16 luglio e fino al 30 agosto, il cantautore nato a Napoli nel 1981 si è gettato in un coast-to-coast sul camper, passando anche per i Giardini Luzzati. Ed è proprio da quel camper, con qualche raffica di vento a rinfrescare l’aria, che il cantautore ci ha raccontato il suo mondo.

Un’esperienza di vita sulle orme di Pasolini? 

Si, l’idea l’ho presa proprio da lui. L’ho rubata leggendo “La lunga strada di sabbia”, libro in cui Pasolini racconta un viaggio fatto da Ventimiglia fino al confine con la Slovenia, passando per tutta la costa italiana e anche lungo la Sicilia. 30 anni dopo anche Michele Serra fece lo stesso da corrispondente de L’Unità, viaggiando nel mese di agosto e scrivendo un articolo al giorno. Anche lui è partito dal confine con la Francia arrivando a quello opposto ma non è passato per le isole. Questo in realtà è il percorso che faccio anche io, perché il tempo è tanto ma non è mai abbastanza. 

Inevitabile una domanda sulle tue prime esibizioni con le nuove restrizioni: l’atmosfera è di cristallo? 

Le persone sono distanziate e inevitabilmente questo crea un’atmosfera molto diversa. Al di là delle condizioni fisiche, quindi la disposizione del pubblico, ho l’impressione che da parte di tutti – me compreso – ci siano un’emotività e una partecipazione un po’ diverse in questo tipo di eventi. Non so ancora descriverla completamente, ma è impalpabile che siano occasioni di incontro vissute non esattamente come prima.

Hai studiato lettere moderne, percorrendo una strada poco battuta. Nei tuoi testi riecheggiano tanti autori, non solo italiani. In un brano scrivi che nel mondo ci si divide fra “chi simpatizza con chi vince e dall’altra parte, ovunque, da sempre e per sempre, chi simpatizza con chi perde”.

I perdenti che racconta anche Fabrizio De André? 

Innanzitutto, in realtà quel che ho studiato di più è la musica. Al di là del fatto che ovviamente facendo canzoni, è giusto e normale che quel che rimane di più, quello che le persone ricordano, sono i testi, quello che viene detto da un cantautore. Quello su cui mi sono concentrato di più a livello di studio però è la musica.

Allo stesso tempo, però, la letteratura è stato il primo amore della mia vita: i libri sono stati degli amici, dei maestri, una presenza molto molto importante. Tanto che ho creduto, per un po’, che potessero anche essere in qualche modo il mio lavoro. Per questo ho studiato lettere.

Per quanto riguarda quel che possa o meno rappresentare quello che scrivo, a chi possa o meno dare voce, non penso di dover essere io a dirlo. Ovviamente mi onora sentire il nome di De André accostato alle mie canzoni.

Giovanni Truppi
Giovanni Truppi Estate 2020 Tour. Foto dal suo profilo Instagram

Nel 2019 è uscito “5”, un disco molto particolare a cui hanno contribuito Calcutta, Niccolò Fabi, Brunori Sas, e Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista. Ad accompagnare l’album una serie di fumetti e illustrazioni, importanti quasi quanto la musica. Quasi come nelle case editrici del passato.

In sintesi, come descriveresti gli autori con cui hai lavorato? 

Tutti gli artisti con cui ho lavorato, per fortuna, ho avuto l’occasione di conoscerli anche come persone, ma non con tutti abbiamo lavorato incontrandoci.

Le esperienze sono state diverse: con Edoardo (Calcutta, ndr) siamo stati insieme in studio e sono rimasto molto colpito dalla sua musicalità: mi ha fatto pensare moltissimo a Lucio Dalla per l’approccio “strumentale” alla voce e la grande istintività del suo essere musicista, in un senso più che buono. Quel che è bello di questa esperienza è forse potersi ricordare e raccontare le piccole cose.

Con Niccolò Fabi è stato molto, ma molto bello, quando abbiamo provato la canzone per la prima volta. Ci siamo messi al pianoforte, lui aveva la chitarra, l’abbiamo suonata insieme e quando abbiamo finito ho pensato che quella avrebbe potuto essere già la versione giusta della canzone. Si trattava di una versione in acustica, non quella che abbiamo poi registrato, ma era talmente bella che avevo pensato fosse già quella una traccia da prendere. A distanza di un po’ di tempo mi sono anche reso conto che nella canzone c’era la chitarra di Niccolò e che era estremamente caratterizzante, anche se un accompagnamento è una cosa a cui non si fa immediatamente attenzione. Mi ha colpito molto.

Veronica invece ha un’intuizione pazzesca, anche se abbiamo lavorato a distanza. La cosa più divertente con lei? Le ho mandato la canzone dicendole di sentirsi libera di cantare dove volesse. Lei mi ha rimandato la sua versione e non cantava nei ritornelli, cosa che davo per scontato avrebbe fatto. All’inizio è stato molto spiazzante, non l’ho presa molto bene. L’ho chiamata timidamente dicendole che mi aspettavo facesse quest’altra cosa, ma mi ha risposto che secondo lei, drammaturgicamente, era più giusto così. Mi sono tenuto questa risposta e a distanza di tempo credo che abbia avuto ragione lei: mi piace moltissimo come ha scelto e dove ha scelto di intervenire. 

Con Brunori Sas trovi sinergia nelle tematiche affrontate? 

Assolutamente. Con Dario (Brunori Sas, ndr) è stato molto bello avergli chiesto di fare questa cosa insieme prima di ascoltare il suo ultimo disco “Cip!”. Lui era stato molto carino: ci eravamo visti a qualche mio concerto e avevo capito che gli fosse piaciuto molto “Poesia e Civiltà”, quindi davo per scontato – anche rispetto alle sue composizioni precedenti – che ci fosse una connessione fra di noi sulle cose che ci stanno più a cuore.

Questa cosa, ascoltando “Cip!”, l’ho sentita ancora più forte e ho pensato ancor di più che fosse perfetto essere insieme in un brano. Le canzoni le ho composte tutte da solo, l’unica che interpreto da solo è “Il Tuo Numero Di Telefono”.  

La nostra rubrica si chiama The Reason Why.

Un motivo per ascoltare Giovanni Truppi?

Ci provo anche io: perché insegna che il mondo è come te lo metti in testa. E se ce lo mettessimo in testa tutti, forse vivremmo più in pace con noi stessi.  

Non saprei, forse perché si è curiosi di farlo. Non saprei dire di più. Magari la voglia di conoscere una cosa nuova fa partire una molla o accendere una scintilla, magari perché qualcun altro ti consiglia di avvicinarti o perché da qualcosa che leggi o ascolti percepisci che da quelle parti lì possa esserci qualcosa in risonanza con te. 

I 5 brani consigliati:

1 Mia (con Calcutta)

2 Conoscersi In Una Situazione DI Difficoltà (con Niccolò Fabi)

3 Procreare (con Brunori Sas)

4 Due Segreti (con La rappresentante di lista)

5 Il Tuo Numero Di Telefono

Immagine di copertina:
Giovanni Truppi. Foto dal suo profilo Instagram


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Giornalista genovese, studia Lettere Moderne e vive di sport. Scrive di tutto, che forse è troppo ma non è mai abbastanza. Benedetto Croce diceva che fino a 18 anni tutti scrivono poesie e che, da quell’età in poi, rimangono a scriverle solamente due categorie di persone: “i poeti e i cretini”. A 24 anni, lui non ha ancora capito da che parte stare.

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