Paola Fraschini pattinaggio Come il leone e la farfalla

Se fai allenamento mentale, puoi conquistare il mondo: parola di Paola Fraschini

Tutto il lavoro mentale che fai su di te è il miglior investimento: la sua storia lo prova, come scrive in “Come il leone e la farfalla”.

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Paola Fraschini: ancora a gennaio la conoscevamo in pochi. Troppo pochi. Poi è arrivato Sanremo, o meglio: la sua performance durante Musica Leggerissima di Colapesce-Dimartino, già da tempo “Stella dello Sport”, ora la nomina ad Ambasciatrice di Genova nel Mondo.

Ho 37 anni, il pattinaggio è la mia passione, ho vinto qualche campionato italiano, qualche campionato europeo e un po’ di mondiali

Te lo dice così che ha vinto due ori europei e sette ori mondiali, oltre a una manciata di altri titoli. Con la leggerezza e l’umiltà di chi si è confrontata con tante vicende nella propria vita e ha imparato a conoscere in profondità se stessa. Si parla con leggerezza con lei, eppure si scava tanto.

Paola, la tua vita sportiva è segnata da svolte secche e a sorpresa, a cadenzare il tuo percorso: nel 2004, nel 2009, nel 2014, nel 2017 e…beh, ora potremmo anche dire nel 2021!

Ho cominciato il pattinaggio artistico a rotelle con grossissima passione: nel 1996 [ma non te lo dice che dal 1992 partecipava ai campionati italiani e europei giovanili, ndr] sono entrata nella nazionale, ho vinto qualche campionato europeo [oro nel 1997, argento nel 1999, bronzo nel 2003], qualche campionato italiano [1993, 1995, 1996, e argento nel 2001], secondi ai Mondiali Juniores in coppia [2001]. Poi Marco Noli, il mio partner sportivo, ha smesso, per cui a 20 anni mi sono trovata da sola.

Paola Fraschini pattinaggio Come il leone e la farfalla
Paola Fraschini a Cairo Montenotte (SV) nel 2012. Fotodi Luca Riva. Fonte pagina Facebook di Paola Fraschini

Ecco la prima svolta.

Ho cominciato con la solo dance [in singolo], specialità nuova per me, dove avevo dei risultatini, niente di trascendentale, qualcosina qua e là… finché il grosso cambio l’ho fatto nella stagione 2008-2009. Il 2008 è stato un anno tosto, di crisi, per ragioni mie personali, e quindi ho messo in discussione la mia vita: ero laureata in fisioterapia, stavo per cominciare a lavorare come fisioterapista. Mi piaceva, sì, però capivo che non era la mia strada. Per una serie di cose che si sono accavallate, ho avuto questa crisi e ho detto ‘devo rimettere in discussione la mia vita!’, ed è stato all’inizio del 2009 che ho cominciato a fare un percorso mio personale con una dottoressa, che mi ha guidata, mi ha proprio presa per mano e mi ha fatto ragionare su me stessa, su quello che realmente volevo fare, ed ho cominciato un percorso di allenamento mentale.

Stiamo parlando da due minuti e Paola già arriva a parlare di una questione così personale per lei. Forse più che parlare dello sport, dei suoi successi, del pattinaggio, oggi ho l’occasione di incontrare e poi riportare una storia la cui eco può risuonare in tanti di noi.

Nel 2008 sono arrivata quarta a una gara internazionale che non era neanche un campionato europeo. Nel 2009 cambio me stessa e vinco il campionato italiano, quindi convocazione per il campionato del mondo. Se non che due mesi prima del campionato del mondo… mi sono fratturata il gomito destro!

Ero qua (siamo al Baretto in Corso Italia, a due passi dalla pista di pattinaggio tra via Campanella e via Don Minzoni, sede della sua società sportiva Sturla pattinaggio Genova) che facevo allenamento, ho preso una bacca di pitosforo, sono caduta, frattura del gomito destro: ottimo!

Insomma, disperazione! Ho pensato: ‘non posso fare niente, non posso fare preparazioni atletiche, è la fine.

E invece? 

Ho dedicato tutto quel tempo alla preparazione mentale: tutti i giorni, con la musica nelle orecchie, andavo da Sturla a Nervi a piedi, avanti indietro, facendo visualizzazione e allenamento mentale. Così, tutti i giorni, solo questo tipo di allenamento. Poi, quando è stato possibile allenarsi anche fisicamente, andavo ad Alassio, perché qua era impraticabile, e mi allenavo da sola. Ma sarà stato possibile per appena 3 settimane, non è che mi sia allenata moltissimo.

Vado a questo campionato mondiale nel 2009 e mi dico ‘qualcosa succederà’… Fatto sta che sono successe delle cose che mi ricorderò per sempre: pensa che mi si è slacciato un pattino durante la gara! Veramente delle cose incredibili! E alla fine vinco quel campionato mondiale! Ho detto ‘mamma mia, ma che cos’è sta roba?!’

Ecco il perché della tua attenzione sull’allenamento mentale!

Sì, da lì è nata la mia curiosità per cercare di capire realmente che cosa ci stesse dietro a questo allenamento mentale che avevo fatto con molta dedizione, perché ovviamente ci tenevo a fare i mondiali. Però era anche una fase sperimentale, perché era l’unica cosa che ero in grado di fare date le circostanze.

Da lì ho cominciato a studiare, ho fatto un master in psicologia dello sport a Milano, che è durato 2 anni, ho letto libri e applicavo tecniche su di me.

La performance vincente “Carmen” ai Mondiali del 2012.

E da quel momento tu hai solo vinto!

Sì, ho vinto i mondiali nella categoria solo dance dal 2009 al 2014, sei in totale. E nelle stagioni 2010 e 2011 mi allenavo anche in coppia a Roma, perché avevo un nuovo partner sportivo, Marco Brogi, quindi facevo singolo e coppia.

Perciò vita tra Genova-Roma, Roma-Genova: ho fatto 2 anni folli… poi non c’era lo sponsor, mi pagavo io le trasferte, i ritardi: bellissimo, entusiasmante ma ti mette alla prova. E con Marco Brogi abbiamo vinto gli europei (nella specialità “coppia danza”) tutti e due gli anni, quindi comunque abbiamo fatto un buon risultato.

Poi nel 2014, all’apice del tuo successo sportivo mondiale…

E poi nel 2014 ho detto ‘basta, devo fare dell’altro’. Non è uno sport che dà anche da mangiare: facevo un po’ la fisioterapista, un po’ insegnavo, un po’ montavo coreografie in giro per l’italia e per il mondo, però l’impegno c’era tutto. Devo essere sincera, io ho sempre avuto questo sogno: sai quando chiudi gli occhi, immagini il futuro e pensi a come ti vedi tra 10 anni? Ciò che sogno io per la Paola del futuro è di portare il pattinaggio fuori dalle piste! Portare il pattinaggio fuori dalla competizione, fuori dalla gara! Per questo motivo mi sono sentita di cambiare, ancora.

2014-2015 altro momento di transizione

Sì, e un altro tema che secondo me uno sportivo deve accettare è quello di finire la carriera agonistica e inventarsi qualcos’altro.

Non è un tema facile, sei abituato a quella vita, a quei ritmi, a vincere, a dedicare tutto il giorno all’allenamento: ‘perché devo mollare? È ciò che mi piace fare!’. Non è una decisione facile: io ho sofferto tantissimo quell’anno, perché mi mancava, mi sentivo vuota, sentivo che non potevo più esprimermi.

E quindi, presa un po’ da questo vuoto, ho detto ‘io mi iscrivo, faccio la application online sul sito web del Cirque du Soleil’. Sai quelle cose che fai, così? Ho caricato tre foto in croce, due video girati in un pomeriggio in 5 minuti, l’ho fatto così, tanto per provare, costa zero, poi l’ho dimenticato e la mia vita ha continuato ad andare avanti.

Andando avanti, sei andata a Verona

Sì, a fine 2015 mi hanno chiamato da Verona per fare Quartetto, una specialità che non avevo mai fatto, e ho accettato, perché in quel momento avevo proprio bisogno di mettere i pattini ai piedi, di sentirmi un po’ a casa. E poi era una esperienza diversa, non era la mia specialità, era con altre persone, era in un’altra città: avevo bisogno di uscire un po’ da Genova, di respirare, e quindi sono andata.

E anche lì è stato un anno da pazzi: durante la settimana io lavoravo, a Genova, e mi allenavo un po’ da sola. Poi, tutti i weekend, andavo su a Verona per l’allenamento intensivo. È stata un’esperienza stupenda e difficile. Difficile per quanto riguarda l’intensità, non è facile avere questa mobilità continua, insomma, richiede una certa energia fisica e mentale.

Ecco che torna in ogni tua svolta, la questione dell’allenamento mentale

Anche lì è successo un po’ di tutto: mi sono rotta il piede, il dito del mignolo, proprio settimane prima del campionato italiano. Ho fatto il campionato italiano col piede rotto [Ovviamente, ha vinto anche quel campionato, ndr]. 

Praticamente quando mi sono rotta il piede, mi arriva la mail del Cirque du Soleil che dice: ‘stiamo facendo i casting per il prossimo show, avremmo bisogno di una pattinatrice che sia uno dei personaggi principali, quindi che rappresenti il capo dei Free Spirits – gli Spiriti Liberi, che dia questo senso di leggerezza, di gioia, di espressività, di libertà di essere se stessi: vuoi partecipare al casting?’ Ho ovviamente detto sì!

Ho fatto dei videocasting, mandato dei video fatti da me, con regia e coreografia fatta da me, tutto nel giro di cinque giorni, pur non avevo molto tempo ero soddisfatta del lavoro che avevo fatto. Invio il tutto e dopo qualche mese mi chiamano e mi dicono che ero stata presa, era maggio e a ottobre dovevo partire per il Cirque du Soleil!

La performance vincente del Quartetto Celebrity al Mondiale di Novara nel 2016.

Ma nel frattempo con le Celebrity

Con le Celebrity avevamo vinto campionato italiano ed europeo, ci eravamo classificate per i mondiali, per cui io ho fatto il mio ultimo mondiale con loro a Novara [2016] il sabato sera, abbiamo vinto, e il lunedì mattina sono partita per il Cirque du Soleil, a Montreal! 

Conosci il motivetto ‘cambia la tua vita in un giorno?’ Ecco, fatto! In tutto questo, uno stress emotivo gigante, perché ero contentissima da un lato, dall’altro lato ero ben ben preoccupata perché bene o male a 32 anni avevo anche una vita qua a Genova: ho davvero mollato tutto e ho inseguito un sogno, ho preso quell’aereo e sono partita, così, affidandomi.

Paola Fraschini pattinaggio Come il leone e la farfalla
Il Cartellone dello spettacolo Volta del Cirque du Soleil con Paola protagonista. Fonte pagina Facebook di Paola Fraschini

Ecco l’occasione concreta per il sogno che vedevi da sempre di portare il pattinaggio fuori dall’ambito dell’agonismo sportivo, della competizione!

Il Cirque du Soleil è stato stupendo: gli headquarters a Montreal sono una cosa che non ti puoi nemmeno immaginare, in generale è stata un’esperienza importantissima, mi ha cambiata come persona, come atleta, come artista, mi ha rivoltata come un calzino.

Poi quando sei via vedi le cose da un altro punto di vista, come se ti mettessero una lente diversa, le vedi sotto un’altra forma, e quindi è stato anche emotivamente molto intenso. Anche fisicamente intensissimo: facevamo una media di nove-dieci show a settimana, con un giorno solo di pausa, più le prove e i cambi che sono stati fatti, un frequente ricambio del personale e del cast di performer. E infatti lo show definitivo non c’è mai stato! Probabilmente sarebbe arrivato adesso in Europa.

Eravamo a buon punto, però eravamo sempre in fase di cambiamento. Che da un lato ti tiene attiva, sveglia, è motivante, però magari vorresti ogni tanto anche rilassarti, magari sapendo già i passi che dovrai andare a fare, avendoli già provati e riprovati… Ho sofferto d’insonnia tantissimo quando ero là, per la carica di adrenalina, di ansia, di timore. Mi chiedevo: ‘sono abbastanza? Sono la prima pattinatrice qua!… Gli acrobati sono una cosa, io un’altra… Vado bene, non vado bene?’ Tante preoccupazioni, magari alcune di troppo, però poi io sono un po’ così, sono un po’ perfezionista, quindi non mi sento mai all’altezza.

E se lo dice lei con quel palmares di titoli..!

Paola Fraschini pattinaggio Come il leone e la farfalla
I pattini utilizzati da Paola nello spettacolo Volta: sono rimasti a Los Angeles! Fonte pagina Facebook di Paola Fraschini

Così è andata l’avventura con lo spettacolo Volta del Cirque du Soleil…che però si è interrotta drasticamente, in un giorno dall’oggi al domani, così come era iniziata

È stato uno stop secco, sì: ho lasciato due valige laggiù, ho ancora tre paia di pattini là, le mie ruote, i vestiti di allenamento sono laggiù e probabilmente non li recuperò mai più…

Ero a Los Angeles, ultima tappa del tour negli Stati Uniti, e ho preso l’ultimo volo Los Angeles-Roma. Non ho salutato nessuno, perché eravamo nella settimana di pausa, per cui uno era alle Hawaii, uno a New York, io ero rimasta a Los Angeles perché c’è una community di pattinatori bellissima e andando in giro con loro ero felicissima.

Ho dovuto prendere questo ultimo volo, poi la pandemia, chiusa in casa qua come tutti. In questo ulteriore anno di grossissima rivoluzione, ho sentito di nuovo questo vuoto.  Mi sono detta ancora una volta ‘devo prendere in mano questa mia vita e cercare di reinventarmi’. Però avevo una stanchezza infinita di reinventarmi: dopo tutto quello che ho fatto nella mia vita, mi trovo qua, senza una casa, senza un lavoro: ero piuttosto incazzata, a essere sincera.

Poi ho guardato le cose con più calma, ho pensato ‘mi godo la vacanza, dormo, recupero le forze, faccio tutto quello che non ho fatto in questi quattro anni di delirio’. Perché alla fine le cose arrivano piano piano, non è il caso di disperarsi.

Così ho ricostruito pezzo per pezzo la mia vita, ancora.

Pattinaggio Come il leone e la farfalla
Paola in pattini sul lungomare di Sanremo nei primi giorni di marzo. Fonte pagina Facebook di Paola Fraschini

E poi la chiamata per Sanremo, sulle note di Musica leggerissima di Di Martino-Colapesce!

E poi è arrivata quella chiamata da Sanremo, super inaspettata anche quella, che è stata per me una boccata d’ossigeno.

Mi hanno chiamata loro, io non ho fatto nulla, non ho mandato né curriculum, né niente, mi hanno trovata loro, io non avevo nessun contatto diretto. Mi sono messa subito al lavoro: ho preparato la coreografia in dieci giorni, ho fatto due prove all’Ariston e poi è iniziato il Festival.

E ti abbiamo vista: chi ti ha riconosciuto e chi ti ha scoperta! Magari ne parliamo in un’altra occasione, di Sanremo e del pattinaggio, anche a Genova (stay tuned!)

Mi sono lasciato appassionare dalla tua storia, ma qui forse dovevamo parlare del tuo libro, “Come il leone e la farfalla”. Anche se, in realtà, ne abbiamo parlato eccome, sottotraccia: le svolte della tua vita, la tua capacità di tirarne fuori sempre il meglio e vincere le sfide che ti sei data e hai trovato sul tuo cammino. “Ci vuole un fisico bestiale”, ma soprattutto qui è stato proprio il tuo allenamento mentale la vera arma in più.

Io penso che tutto il lavoro che ho fatto su di me, cioè liberarmi da certe credenze e aver fiducia veramente nell’Universo, in qualcosa di più grande, che poi in realtà siamo noi, sia la chiave per far arrivare le cose: è come attirarle. Ed è questo che mi ha permesso di fare ciò che ho fatto nella mia vita. Ho compiuto un incredibile lavoro su di me, ho investito soldi, tempo, energie su di me ed è vero che tutto quello che investi poi torna indietro.

Forse tra i lati positivi di questa pandemia in cui siamo tutti coinvolti, c’è anche quello dell’aver reso manifesta l’esigenza, genuina e sana, di confidarsi e parlare anche con qualcuno che sappia trattare la nostra mente, un po’ colpita da questa situazione inaspettata e stravolgente. D’altronde, se mi rompo un piede, vado dall’ortopedico, non dal mio migliore amico.

Servono gli amici, per carità, però se vuoi fare un percorso su di te di qualità, ci sono dei professionisti apposta, per cui io lo consiglio sempre. È troppo importante, perché tu da dentro non puoi vedere tutto, quindi anche solo il fatto di parlare con qualcun’altro che non sa niente di te fa la differenza.

E si possono fare mille percorsi diversi: dallo psicologo classico a professionisti più anticonvenzionali. C’è di tutto: trova l’approccio più consono a te, perché un percorso su se stessi cambia la vita, o almeno così è stato sempre per me, e di questo ne parlo nel mio libro.

Nel libro parlo davvero tanto dell’allenamento mentale, io l’ho conosciuto grazie al pattinaggio, poi ognuno ha il suo modo. Nel libro, attraverso la mia storia, le svolte e le sfide che ho raccontato, svelo le tecniche, quello che io ho dovuto in qualche modo passare, e lo racconto in prima persona.

Confido che chi lo leggerà riuscirà a sentire nelle mie parole e nelle mie vicende l’eco del proprio vivere, nella mia storia la sua storia.

Tutti passiamo momenti di difficoltà e sentivo di dover davvero scrivere questo libro. Non avevo mai pensato avrei scritto un libro, io! Tra l’altro l’ho scritto in un momento folle, mentre ero al Cirque du Soleil, con quei ritmi, lo scrivevo nelle pause pranzo, nei pochi momenti vuoti e liberi.

Pattinaggio Come il leone e la farfalla
Le copertine delle edizioni in italiano e in inglese del libro “Come il leone e la farfalla”. Fonte pagina Facebook di Paola Fraschini

E adesso? Ora che siamo ancora in questa situazione sospesa, con il Cirque du Soleil fermo…

Adesso sto lavorando alla seconda edizione in italiano del libro. Ora escono le edizioni in inglese e in spagnolo, ho trovato mille cose da aggiustare [ridiamo, mi dice di non scrivere che secondo lei la migliore prima edizione è quella in spagnolo perché passata sotto una altra ennesima rilettura, ndr], quindi uscirà la seconda edizione in italiano.

Ho ricevuto un sacco di feedback positivi alla prima edizione, anche se so che c’è da lavorarci ancora!

Ancora e sempre, umile e un pizzico perfezionista. 

Eccovi Paola. Donna, pattinatrice, ma anche mental coach, scrittrice, artista, fisioterapista…che altro ancora? A chi la incontra e a chi leggerà il libro, Paola insegna che l’allenamento migliore è quello mentale, su noi stessi, per prepararci ad affrontare ogni sfida, ogni giorno, verso nuovi traguardi.

Immagine di copertina:
Foto dalla pagina Facebook di Paola Fraschini


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