La Storia in Piazza XI Edizione, Genova Palazzo Ducale

Se abbiamo capito che tutto è storia, raccontarla è la più umana delle attività

Torna “La Storia in Piazza”. Edizione XI, con focus sui tanti modi in cui raccontare la storia: dalla tradizione orale fino ai social media.

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Quanti modi ci sono per raccontare la storia? Da quanti punti di vista si può raccontare un fatto storico? Quale è il media, il mezzo migliore per raccontare un evento o un intero periodo storico? E, in definitiva, chi è o deve essere il vero protagonista della storia?

A queste e a tante altre domande ambisce a rispondere l’edizione di questo anno de “La Storia in Piazza”, che si terrà da giovedì 31 marzo a domenica 3 aprile a Palazzo Ducale, con una fitta rassegna di appuntamenti in cartellone.

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Lo spunto nasce da Erodoto, il “padre della storia” (a detta di Cicerone nel suo De legibus), il primo a raccontare la storia in piazza, dove poteva essere contestato da chi lo ascoltava: il racconto, soprattutto dei conflitti, diveniva così esso stesso campo di battaglia.

E come può il potere, sin da subito e ancora oggi, rifiutarsi di scendere in campo e provare ostinatamente ad imporre il proprio punto di vista, magari ex post, dei fatti?

Da sempre, oltre alle guerre combattute sul campo – e vediamo quanto questo folle gesto umano sia ancora oggi, nonostante tutto, praticato a tutte le latitudini – esiste poi un secondo campo di battaglia, quello per il monopolio, o almeno l’influenza, nel raccontare la storia.

Ecco quindi che tanti media possono ben essere utilizzati da ogni attore in campo per ricostruire e raccontare la storia: certamente l’inchiesta (etimologicamente in greco la parola Ἰστορἴαι – Istoriai voleva dire appunto inchiesta) e lo scavo d’archivio, i primi metodi utilizzati sin dall’alba dei tempi, ma certamente non gli unici.

Non è forse la vista il primo senso degli esseri umani e quindi la fotografia lo strumento più efficace nel raccontare la storia?

La foto del bambino siriano di tre anni Alan Kurdi trovato morto per annegamento su una spiaggia, scattata dalla giornalista turca Nilüfer Demir, è diventata subito l’icona di quella epopea migratoria, e non è esagerato dire abbia mosso da sola molto più efficacemente le coscienze del mondo di ogni altro fatto precedente relativo al conflitto in Siria. 

La Storia in Piazza XI Edizione, Genova Palazzo Ducale
L’immagine del piccolo siriano Alan simbolo della tragedia dei migranti. Foto scattata dalla giornalista turca Nilüfer Demir

Più di un appuntamento di questa edizione de La Storia in Piazza è dedicato alla fotografia come strumento del raccontare la storia, e non solo per i grandi, ma anche per le ragazze e i ragazzi delle scuole, di ogni ordine e grado.

In particolare, tra tutti i laboratori proposti, non si può non menzionare e portare agli onori quello realizzato in collaborazione con Frammenti di Storia per almeno tre motivi.

Primo tra tutti perché, complice la sua dimensione social, è appunto anche con le immagini che il progetto fa divulgazione. Secondo, perché è animato da tante ragazze e tanti ragazzi appassionati di storia e di società, nato come genuino sogno di persone in età scolare, ma divenuto in seguito ambizioso e qualificato grazie ai loro intensi percorsi accademici.

Da ultimo, ma non per minore importanza, perché ha già avuto la capacità di coinvolgere attraverso i social media fasce d’età inaspettate (ossia quelle più giovani) con contenuti usualmente giudicati “pesanti”, o anzi proprio “non da social”, generando invece interazioni copiose e cominciando a costruire una rete social e sociale che merita l’attenzione di chiunque oggi si intesti l’obiettivo di fare divulgazione storico-scientifica alle nuove generazioni.

Frammenti di Storia, ideata dal genovese Pietro Buatier, è una realtà ad alto potenziale da seguire. Letteralmente: andate ora sulla pagina instagram e aggiungete il follow! Forza!

Facebook: @FrammentiDiStoria | Instagram: @frammenti_di_storia

…Purtroppo per la vostra scuola o quella dei vostri figli, i laboratori con Frammenti di Storia sono già sold out!

Tornando alla rassegna, potrebbe un festival storico non tenere conto del vento che soffia oggi nella nostra società?

Non si fa oggi ancora un gran parlare del ruolo della donna? Se lo si vuole fare per davvero, con responsabilità e autentica intenzione di scardinamento del patriarcato che da sempre opprime le donne in quanto tali, perché non cominciare anche a diffondere e a dare spazio alla storia raccontata dalle donne?

Donne che siano storiche, si intende, quindi competenti, eppure con un approccio diverso (Marina D’Amelia, Simona Feci, Silvia Salvatici). E d’altronde quali sono mai le donne protagoniste della storia? Dove sono statue a loro dedicate? Eppure anche loro è la storia degli uomin… pardon, dell’umanità.

Come non pensare all’arte, ai dipinti, all’iconografia quali strumenti del “fare storia”? La Chiesa si accorse solo da metà Quattrocento quanto l’immagine del Papa avrebbe potuto diffondere capillarmente il proprio potere, ed è con Raffaello che i Vescovi di Roma hanno cominciato a “finire in cornice” letteralmente, veicolando ben più che il mero volto del Pontefice. Ne parlerà Marco Carminati sabato 2 aprile.

La letteratura è arte multiforme e a potenziale infinito, quindi anche capace di raccontare la storia come argomento principale nel romanzo storico, dove la storia è il sottofondo della vicenda, ma non per questo non in pieno risalto sulla scena: se voleste interrogarvene a partire dal romanzo Il Gattopardo fareste bene ad andare al Ducale sabato con Salvatore Lupo, se voleste rifletterci a partire da I Promessi Sposi, Guerra e Pace, Se non ora quando? e Le memorie di Adriano l’incontro di domenica con Anna Foa può fare al caso vostro.

Ma la letteratura può anche trattare di storia in maniera più leggera e più sullo sfondo, anche di uno spazio più circoscritto come una sola città, come nel caso di Rocco Schiavone ad Aosta

E la televisione?

Il primo elettrodomestico capace di farci compagnia nelle nostre case ha rivoluzionato anche il modo di raccontare la storia: è o no uno strumento imprescindibile per raccontare la seconda metà del Novecento? Ovviamente sì, e ben lo spiegherà Aldo Grasso, sabato 2 aprile.

Possiamo forse dire che il primo nerd ante litteram della storia sia stato l’ufficiale prussiano Georg Leopold von Reiswitz che nel 1824 creò un Kriegsspiel (cioè gioco di guerra) immediatamente adottato come strumento formativo nelle accademie militari? E cosa dire dei militari giapponesi che prima di attaccare Pearl Harbour nel 1941 ne crearono un enorme plastico per studiare ed apprendere al dettaglio il piano? Sabato con Sergio Valzania.

Attenzione però a non confondere questo plastico con lo scenario ideato per il film Hawaii Mare oki kaisen, anche se è appunto lo scenario cinematografico quello impresso nell’immaginario collettivo.

La Storia in Piazza XI Edizione, Genova Palazzo Ducale
Vista di un mock-up della base navale degli Stati Uniti, Pearl Harbor, Hawaii (USA), costruito in Giappone per il film: Hawai Mare oki kaisen. Questa immagine è stata portata dal Giappone agli Stati Uniti alla fine della seconda guerra mondiale dall’ammiraglio posteriore della Marina statunitense John Shafroth.; 1941; Museo Nazionale della Marina americana dell’aviazione navale n. 1996.488.029.002; Foto ufficiale della Marina statunitense 80-G-638942. Autore sconosciuto, free common license

Non può infatti mancare la riflessione sul rapporto tra cinema e storia. Si parlerà del cinema di taglio propagandistico, come l’Istituto Luce e Scipione l’Africano del 1937 in Italia, e si offrirà una cine-maratona in piena regola.

Nemmeno la radio può mancare

Strumento imprescindibile per chi, soprattutto nella prima metà del Novecento, aveva tutti i motivi per riaccreditare il proprio buon nome agli occhi dei cittadini del proprio Paese, come fece l’operazione Cavalcade of America.

E se si parla di radio, si può non parlare della musica e delle canzoni? Quella magia che ci avvolge al punto da chiederci se è la star a fare la storia o se è la storia che viene raccontata anche attraverso il percorso della star nel corso delle decadi. Chiederselo a partire dal fiero born-in-the-USA Bruce Springsteen potrebbe avere un sapore dolceamaro tra il nostalgico e l’analitico davvero intrigante.

Da ultimo, per mero dato di apparizione cronologica (ecco che la storia è anche criterio espositivo quindi, e non di rado, si osserva umilmente), non può mancare il web, Internet, la rete come strumento capace di fornire una ulteriore marcia in più, a chiunque, sia per studiare la storia sia per informarsene, anche a differenti livelli di approfondimento ed analisi, con un potenziale pressoché infinito.

Omero diceva che la storia non è altro che il racconto della guerra, dei conflitti, quindi delle “sofferenze degli uomini”.

Marc Bloch vi oppose l’idea secondo cui lo “storico è come l’orco della fiaba: là dove fiuta odore di carne umana, là sa che è la sua preda”.

Se dunque si è alfine compreso che tutto è storia, ne consegue che raccontare la storia è la più umana e la più comprensiva delle creazioni dell’uomo” dice Luciano Canfora presentando questa Edizione de La Storia in Piazza, da lui curata assieme a Franco Cardini.

Non si potrà quindi non offrire il dovuto spazio anche agli storici che si interrogheranno sulla storia stessa, ovvero sul come si fa la storia, sui differenti tipi e metodi di fare storia, sui diversi soggetti promotori dell’analisi storica lungo i secoli, ed in particolare sul processo di progressiva appropriazione dell’essere attori del fare storia da parte di tutti noi.

Se ne parlerà in diverse occasioni giovedì con la apertura della rassegna da parte di Luciano Canfora, sabato e domenica sia la mattina sia il pomeriggio.

È possibile consultare anche il calendario dell’intera iniziativa, e il calendario giorno per giorno:

Tutto il calendario completo >>

Giovedì 31 marzo >>
Venerdì 1 aprile >>
Sabato 2 aprile >>
Domenica 3 aprile >>


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