Festival della Scienza 2021 Genova

Scienza e didattica museale. Torna il Festival della Scienza

Anche quest'anno torna il Festival della Scienza. Cogliamo l’occasione per riflettere sul tema della didattica museale in ambito scientifico e non.

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Arrivato alla sua diciannovesima edizione, torna il festival dedicato alla scienza tanto apprezzato dai genovesi e dalle genovesi. A partire da domani 21 ottobre fino al 1 novembre, gli eventi, le conferenze e i laboratori del Festival della Scienza verteranno intorno al tema delle mappe, da quelle neuroscientifiche di mappatura del cervello a quelle celesti, con uno sguardo sul futuro.

Due sono le importanti novità di quest’anno.

L’annuale manifestazione scientifica avverrà infatti in modalità ibrida, ovvero vi sarà la possibilità di assistere ad eventi on-line, in streaming o on demand, e ad eventi in presenza. La seconda peculiarità di questa edizione è la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante, espressa dalla particolare attenzione rivolta al rapporto tra arte e scienza. 

Non a caso, sono numerosi i centri culturali scelti come sedi dislocate del festival. Dalle altezze del Castello d’Albertis fino alla location marina del Museo Galata, mappe e scienza sposano musei e cultura. 

Studiando più in profondità il programma, si nota che, sebbene l’offerta preveda conferenze, mostre, spettacoli e laboratori, nei cinque musei coinvolti, Castello d’Albertis, Galata Museo del Mare, Museo di Storia Naturale Giacomo Doria, Palazzo del Principe e Palazzo Reale, di tredici attività, dodici sono laboratori didattici (nel Teatro del Falcone legato a Palazzo Reale è allestita infatti una mostra interattiva).

Come è possibile che i musei, luoghi dove comandi imperativi proibiscono movimenti troppo liberi (“non toccare”, “non superare questa linea”, “non correre”…) siano luoghi dove i piccoli interessati e le piccole interessate alla scienza possano avvicinarsi a questa materia con un approccio così pratico?

Una risposta ci viene fornita dalla definizione stessa di museo, proposta da ICOM nel 2007 e attualmente in fase di aggiornamento.

Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, compie ricerche, espone e comunica il patrimonio materiale e immateriale dell’umanità e del suo ambiente per finalità di educazione, di studio e di diletto. 

Una delle finalità quindi del museo è quello di rendere la propria collezione fruibile per fini educativi. L’idea alla base di questa definizione è quindi che i vari pubblici, visitando questo luogo possano, tra le varie cose, trarre giovamento, arricchirsi e comprendere qualcosa di più del mondo che li circonda. 

Naturalmente, per comprendere la collezione, i visitatori e le visitatrici devono ricevere gli strumenti necessari per poter interpretare quanto vedono. Oltre agli apparati informativi scritti e multimediali, le visite guidate, le audioguide, le app e molto altro, vi sono naturalmente i laboratori. 

In questi luoghi le proibizioni del museo crollano

Nei laboratori è infatti espressamente richiesto di elaborare quanto appreso nelle sale sfruttando la propria creatività ed esercitando senso critico al fine di restituire i concetti e le suggestioni ricevuti sotto un’altra forma, più personale.

Inoltre, non è un caso che i laboratori siano così diffusi nel contesto di un evento scientifico. Una delle grandi differenze tra i musei scientifici e quelli dedicati alle belle arti è che nei primi, proprio per abbattere i muri di diffidenza nei confronti della scienza, si utilizzano strumenti molto più interattivi.

Qualsiasi museo della scienza, della tecnica o di storia naturale contiene installazioni che invitano lo spettatore a interagire e muoversi: che si tratti di girare una manopola, schiacciare un bottone o compiere dei movimenti per interagire con dei sensori, tutto è lecito pur di avvicinare il pubblico alle scienze. 

Dunque, considerando la missione educativa del museo e l’argomento scientifico, è naturale che i musei siano destinati a laboratori dove applicare concretamente i concetti appresi a un livello più teorico.

D’altra parte, non si tratta nemmeno di un evento straordinario: nei musei citati e in generale in quasi tutti i musei genovesi sono attivi servizi educativi tutto l’anno.

Le maggiori differenze tra i laboratori organizzati durante il Festival della Scienza e quelli realizzati nel corso dell’anno risiedono nel fatto che gli ultimi sono rivolti perlopiù a gruppi scolastici, e non a singoli bambini, e che i workshop annuali riguardano strettamente le collezioni dei propri musei. 

Un’interessante proposta per l’anno prossimo potrebbe allora essere quella di creare una connessione più stringente tra i laboratori del Festival della Scienza e le collezioni dei musei stessi.

Traendo ispirazione dal tema scelto per quell’anno, i divulgatori scientifici e i responsabili dei servizi didattici museali potrebbero collaborare per trovare i punti di contatto tra i due mondi, fornendo così chiavi di interpretazione originali che possano inquadrare in una nuova prospettiva sia l’argomento scientifico sia gli oggetti conservati al museo.

In questa ottica, nelle successive edizioni, si potrebbe cercare di coinvolgere nell’iniziativa più musei di belle arti, per esplorare maggiormente le possibilità didattiche che il legame tra arte e scienza può offrire. 

Immagine di copertina:
Festival della Scienza


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Storica dell’Arte laureata con una tesi sui bestiari medievali presso il Courtauld Institute of Art di Londra. Negli ultimi anni trascorsi tra Italia, Germania e Inghilterra si è interessata di storia dell’arte medievale, musei, didattica e divulgazione. Europea ma genovesissima.

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