Festival di Nervi

Quale parola ti viene in mente se dico “Nervi”? E perché proprio “festival”?

“SI. PUÒ. FAREEEE!!!” (cit) Il Festival di Nervi è la dimostrazione pratica che gli eventi fatti bene sono alla portata *anche* di Genova.

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Nella sua ben nota atipicità, l’estate 2020 a Genova ha visto la riproposizione di pochissimi tra i suoi numerosi festival. Tra questi, uno, il più giovane di tutti, è un case study molto interessante. Si tratta del Festival Internazionale del Balletto e della Musica, che ha portato artisti di altissimo profilo nella cornice dei Parchi di Nervi. Festival di Nervi

Molti ricorderanno l’edizione dell’anno scorso, la cosiddetta edizione zero, che già aveva incontrato il favore del grande pubblico, portando in scena tra li altri Sergei Polunin, Emir Kusturica, Carmen Consoli e molti altri. Quest’anno, nonostante l’incertezza post lockdown intorno agli eventi dal vivo, il Comune di Genova e il Teatro Carlo Felice sono riusciti in tempi record a salvare una parte del cartellone che era già stato messo a punto, ancora una volta con successo.

A dimostrazione del fatto che – quando è interessato – il Comune c’è e si fa sentire, dandosi da fare per progetti di qualità

La stessa Barbara Grosso, assessore alle politiche culturali, nel corso di una bella chiacchierata telefonica, mi ha spiegato come l’idea alla base del festival sia il recupero di una tradizione interrotta e rimpianta dalla cittadinanza (quale appassionato non ricorda o non ha sentito parlare dei Balletti di Nervi o del Cinema nel Roseto?), unito al tentativo di guardare al futuro e coinvolgere tutte le fasce di popolazione, con un’attenzione particolare ai giovani. 

Lo sforzo organizzativo che sta dietro a un evento di tale portata è enorme ed evidente. Non si tratta solo di riuscire a raggiungere nomi importanti della musica e della danza – quest’anno il palco è stato calcato da personalità del calibro di Mario Biondi, Beatrice Rana, Iana Salenko, Hugo Marchand, Arturo Brachetti – e potersi fregiare di ospitare anteprime e prime nazionali, ma di dare corpo a un’attrattività che la città di Genova sembrerebbe aver smarrito per strada. 

L’edizione 2019 aveva messo in chiaro che il pubblico è più che ben disposto a spostarsi lontano dal centro, se messo nelle giuste condizioni; il tutto esaurito è dietro l’angolo, anche a fronte di biglietti dal (giusto) costo non esattamente nazional-popolare.

La presenza in loco del mega stand di Esselunga (food sponsor di entrambe le edizioni) e la possibilità di viaggiare gratis su Amt e su Trenitalia se muniti di biglietto sono stati sicuramente fattori che hanno calcato su un’idea di comfort e sostenibilità: venite al parco, godetevi il tramonto e l’arte, senza pensieri.

In più, una sorpresa: all’interno della brochure relativa a ognuna delle serate, si nascondeva un voucher per l’acquisto a prezzo ridotto del biglietto per uno degli spettacoli successivi.

Il lavoro che è stato fatto sul pubblico e la sua fidelizzazione è andato oltre

L’edizione appena conclusa ha introdotto una bella novità: perché non avvicinare i ragazzi alle arti performative attraverso workshop e masterclass?

È così che si sono organizzati gli incontri con Beppe Gambetta e Dado Moroni, per gli aspiranti musicisti (con il sostegno del Rotary Club), e una due giorni con la maestra Alessandra Panzavolta, ballerina e docente di fama internazionale, conclusasi con una lezione aperta alle famiglie direttamente sul palco di Nervi.

Peccato che, come spesso accade nella nostra bella città, queste ultime iniziative non abbiano avuto il richiamo che avrebbero meritato.  Per dire, gli incontri con Gambetta e Moroni trovano spazio in un solo articolo e quello con Panzavolta non è mai arrivato su Internet, se non attraverso i profili social delle varie scuole di danza coinvolte, ormai a cose fatte. 

Festival di Nervi
Masterclass Panzavolta – Lezione conclusiva aperta al pubblico, sul palco del Festival. Foto di Corinna T.

La difficoltà, quando non l’assenza, di comunicazione è il grande tallone d’Achille della cultura a Genova – riscontrato anche nelle parole della stessa Grosso. Un peccato non solo dal punto di vista dell’informazione e dell’immagine, ma anche pragmaticamente da quello del marketing e degli incassi.

Alcuni degli spettacoli in programma, quelli più particolari o per addetti ai lavori, hanno avuto troppo poca risonanza. Se è vero che gli spettacoli di grande richiamo (uno su tutti, “Love” con l’étoile Eleonora Abbagnato e coreografie di Giuliano Peparini, dritti dritti da “Amici di Maria de Filippi”) quasi si vendono da soli, purtroppo, altri che avrebbero meritato un’attenzione più elevata (ad esempio “Le creature di Prometeo – Le creature di Cappucci”, con coreografie di Simona Bucci, musica di Beethoven, direzione dell’orchestra del Carlo Felice di Leonardo Sini e costumi originali, ovviamente, di Roberto Cappucci – una vera perla, se lo chiedete a me) si sono persi nel calderone dell’offerta.

Tutto sommato, considerata la situazione generale, è andata molto bene così

Addirittura, sono stati aperti i Musei di Nervi, ad eccezione della Wolfsoniana, con orario esteso alle 20.30 e riduzione incrociata garantita dal possesso dei biglietti di ingresso, con il chiaro intento di promuovere tutta l’offerta culturale a disposizione in un colpo solo. E alla luce delle critiche dell’anno passato, quest’anno si è rivista la disposizione della platea – comunque rigorosamente distanziata – per venire incontro alle esigenze del pubblico.

Chiaramente, la genesi di un festival è sempre in divenire e da ogni edizione si dovrebbe imparare qualcosa per migliorare la successiva. L’evoluzione del Festival di Nervi sembra andare in questa direzione. Certo, nonostante le intenzioni dell’assessorato, non si tratta di un evento di grande appeal principalmente per i giovani. Considerato il cartellone, poche delle serate potevano averli come target preferenziale. A dire la verità, non è che questo sia un problema, una volta tanto: è del tutto legittimo, quando non auspicabile, che un festival organizzato da un ente pubblico abbia la capacità di coinvolgere tutti. 

Quello che più colpisce – soprattutto se paragonato con il resto del panorama cittadino – è la capacità di evitare che l’evento rimanga ingessato dietro la sua istituzionalità, pur mantenendo tutto il decoro e il prestigio del teatro, e che il pubblico sia coccolato e fidelizzato anche oltre i limiti temporali del festival: quest’estate è stato riproposto il cinema all’aperto, con la collaborazione di Circuito Cinema Genova, promosso durante le serate più affollate, riportando nel complesso i riflettori sui Parchi di Nervi, sulla loro storia e sul loro futuro.

Appuntamento all’anno prossimo, quindi. 

PS: Il cinema all’aperto dura fino al 18 settembre!

PPS: Gli amanti della danza (tra cui la sottoscritta) chiedono a gran voce più balletti per il prossimo anno!

Immagine di copertina:
Sailko


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Un passato da ballerina, un presente da laureata in Storia dell’arte contemporanea, ambizioni da superstar. Non esce di casa senza rossetto, un libro in borsa e il fiatone di chi è sempre in ritardo. Si diletta a organizzare il Cotonfioc Festival e a tradurre testi d’arte dall’inglese.

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