Visitor studies

Pesce, formica, farfalla, cavalletta. Che visitatore di musei sei?

Negli anni ‘80 due studiosi osservarono il comportamento dei visitatori di una mostra. Dalle loro considerazioni trassero un bestiario illustrato.

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Pesce, formica, farfalla e cavalletta. No, non stiamo facendo mente locale per compilare la sezione “Animali” nel gioco Nomi, Cose e Città. Sono quattro tipologie di visitatori di musei, individuate nell’ambito dei visitor studies, disciplina che studia il comportamento del pubblico in vari contesti di intrattenimento, come ad esempio zoo, acquari e musei. Molti dei risultati di queste decennali ricerche si sono concretizzati nella definizione di specifiche tipologie di visitatori. 

Al museo ne troviamo diverse: famiglie, gruppi organizzati, anziani, giovani, visitatori esperti e visitatori alle prime armi. Ma la più originale classificazione è quella proposta da Eliseo Veron e la sua collega Marine Levasseur.

Nel 1982 i due studiosi hanno condotto un’indagine sul campo, osservando i visitatori della mostra  Vacances en France 1860-1982 presso la Bibliothèque publique d’information du Centre Pompidou. 

Basandosi su osservazioni puramente esteriori (il modo in cui i visitatori attraversano lo spazio, la distanza dalla quale leggono pannelli divulgativi, l’ordine secondo il quale procedono e le variazioni di comportamento durante la visita), hanno associato le quattro tipologie identificate ad altrettanti animali, sia per il loro comportamento sia per la forma risultante dai percorsi dei visitatori (vedi figura 1): la formica (fourmi), la farfalla (papillon), il pesce (poisson) e la cavalletta (sauterelle).

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Figura 1. Collage dei percorsi di formica, farfalla, pesce e cavalletta. Immagini tratte da Ethnographie de l’exposition: l’espace, le corps et le sens. E. Veron & M. Levasseur. 1983. Bibliothèque publique d’information – Centre Georges Pompidou.

Per rendere più chiaro il paragone e per far sì che i nostri lettori si possano meglio immedesimare, abbiamo realizzato una mappa della Sala dei Pittori Fiamminghi a Palazzo Bianco sulla quale abbiamo tracciato gli eventuali percorsi che ciascuna di queste tipologie potrebbe intraprendere. 

La formica: le corps spectateur

La visita del visitatore-formica è una visita minuziosa. Esso tende a porsi più vicino ai pannelli divulgativi rispetto agli altri visitatori, impiega più tempo a visitare la sala, si ferma di più, evita di attraversare spazi vuoti all’interno delle aree espositive e, quando questo è visibile, segue il percorso suggerito.

Il bisogno di esaustività è spiegabile, secondo Veron e Levasseur, dalla preferenza di questa tipologia per un approccio pedagogico recettivo. Il visitatore-formica visita lo spazio seguendo il modello imposto e può percepire un senso di inquietudine e colpevolezza se si discosta dal percorso originale.

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Percorso visitatore formica. Immagine di Maria T. 

La farfalla: le corps libre

Il tragitto svolazzante del visitatore-farfalla è fortemente influenzato dalla sua motivazione personale, sete di conoscenza e curiosità. Al contrario della formica, il cui percorso è determinato dall’intento pedagogico, quello della farfalla è guidato dal suo interesse per determinate opere, configurandosi in maniera quindi piuttosto selettiva.

Inoltre, il visitatore-farfalla non accetta a priori il percorso espositivo come il suo compare formica. Prima desidera avere una panoramica della sala museale. Una volta compreso il criterio espositivo, lo accetta. 

É proprio la forte motivazione e la sua capacità critica a rendere la visita del visitatore-farfalla più esauriente e proficua di quella della formica.

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Percorso visitatore farfalla. Immagine di Maria T. 

Il pesce: le corps qui passe

Ciò che colpisce del visitatore-pesce è che pare non abbia un piano.  Il modo in cui si muove fa pensare che sia capitato lì per caso. Si mantiene a una certa distanza dai pannelli divulgativi come se fosse sul punto di andarsene da un momento all’altro. 

É difficile determinare se questo comportamento derivi più dalla mancanza di un interesse o dal bisogno di spazio, e contemporaneamente dal rifiuto di sentirsi guidato durante la visita.

Veron e Levasseur definiscono il suo rapporto con la cultura turistico

Percorso visitatore pesce. Immagine di Maria T. 

La cavalletta: lo pseudopodo

A prima vista, la visita della cavalletta può sembrare quasi identica a quella del pesce per la sua natura apparentemente casuale. Ciononostante, la visita del visitatore-cavalletta consiste in un’appropriazione puramente personale e soggettiva dello spazio.

L’esperienza espositiva viene vissuta come un divertimento piuttosto che un’attività culturale seriosa: come uno pseudopodo, la cavalletta, saltellando in ogni dove, ingloba e fa suo lo spazio espositivo.

La differenza con il visitatore-farfalla risiede nel fatto che la cavalletta possiede una motivazione meno forte e la sua visita è fortemente determinata dal fattore ‘gioco’. 

Percorso visitatore cavalletta. Immagine di Maria T.

Chiaramente, queste non sono classificazioni fisse. La modalità di visita può configurarsi come una combinazione di due o più tipologie e durante lo stesso percorso espositivo l’approccio alla collezione può cambiare: l’interesse personale e l’affaticamento giocano indubbiamente un ruolo fondamentale. (leggi l’articolo di wall:out Perché ci stanchiamo quando visitiamo i musei?)

Inoltre, viene spontaneo chiedersi se questi comportamenti si mantengano anche in un contesto on-line, come quello delle visite e dei tour virtuali di mostre e musei.

Tuttavia, è interessante constatare che dopo millenni passati a plasmare manifestazioni e testimonianze della nostra identità, dei nostri valori e delle nostre credenze, in una parola sola cultura, l’essere umano è e rimane un animale. Anche al museo. 

Piccola nota post-conclusione.

Una delle maggiori difficoltà che si riscontrano nel campo dei visitor studies è l’impossibilità di studiare con agevolezza una categoria molto importante di visitatori: i non-visitatori e le relative motivazioni che li spingono a non andare al museo.

Sviluppando la metafora animale, si potrebbe associare il non-visitatore all’unicorno, creatura fantastica per eccellenza. E a questo proposito si vorrebbe ricordare una longeva credenza medievale. Secondo i nostri antenati, per catturare il magico ma imprendibile unicorno bisognava collocare una giovane vergine in una radura. Solo in quella circostanza, l’unicorno si sarebbe avvicinato e reso vulnerabile. A quel punto i cacciatori avrebbero potuto finalmente catturarlo. 

Con ciò non si vuole suggerire di adoperare precisamente questo espediente, ma piuttosto sviluppare con creatività nuove politiche che attirino gli inafferrabili non-visitatori.

Lista immagini 

  1. San Pietro, Jan van Proost (1465- 1529)
  2. Santa Elisabetta di Ungheria, Jan van Proost (1465- 1529)
  3. Annunciazione, Jan van Proost (1465- 1529)
  4. Resurrezione di Druisiana, Maestro di San Giovanni Evangelista (?)
  5. San Giovanni a Patmos, Maestro di San Giovanni Evangelista (?)
  6. Miracolo della coppa avvelenata, Maestro di San Giovanni Evangelista (?)
  7. Ultima cena, Maestro di San Giovanni Evangelista (?)
  8. Madonna con il Bambino, Joos Van Cleve (1485-1540)
  9. Polittico della Cervara, Gerard David (1455- 1523)
  10. Cristo Dolente in atto di benedire, Hans Memling (1440-1494)
  11. San Gerolamo, Maestro fiammingo (fine XV secolo)
  12. Ritratto di Gentiluomo, Jean Clouet (1480- 1541)

Immagine di copertina:
Percorso visitatore pesce. Maria T.


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Storica dell’Arte laureata con una tesi sui bestiari medievali presso il Courtauld Institute of Art di Londra. Negli ultimi anni trascorsi tra Italia, Germania e Inghilterra si è interessata di storia dell’arte medievale, musei, didattica e divulgazione. Europea ma genovesissima.

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