Green Pass

Parliamo di green pass

Il pass verde sarà uno strumento fondamentale per contrastare la pandemia. Non mancano però le criticità.

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Da venerdì, 6 agosto, è stato esteso l’utilizzo del green pass per avere accesso a tutta una serie di attività e luoghi, tra cui i ristoranti al chiuso, le palestre e i cinema, ma anche ai concorsi pubblici e da settembre ai trasporti pubblici a lunga percorrenza. Questa decisione avrà, anzi ha già avuto, grosse ripercussioni.

L’opinione pubblica si è infatti già spaccata e la polarizzazione scaturita dalla campagna vaccinale si è ulteriormente acuita. Se il governo ha ritenuto opportuno ricorrere a uno strumento così drastico, è perché le conseguenze vantaggiose che ne derivano non sono poche e soprattutto sono richieste a gran voce da una larga fetta della società.

In primis, in caso di risalita dei contagi e delle ospedalizzazioni, uno scenario ahi noi ipotizzabile in virtù delle nuove varianti, l’utilizzo del green pass potrebbe evitare chiusure generalizzate che minino ulteriormente ad un’economia che sta faticosamente cercando di ripartire. Secondariamente, chi avrà un green pass valido si sentirà più sicuro e i contagi dovrebbero essere più contenuti. Infine, viene incentivata profondamente la scelta di vaccinarsi per chi avesse dei dubbi, sulla scia di quanto si è osservato in Francia qualche settimana fa.

Quest’ultima potrebbe essere realisticamente la vera ragione per cui l’applicazione estesa del green pass è stata introdotta già ora nonostante sia una fase non drammatica della pandemia in Italia.

A fronte di tutto ciò, comunque, lo strumento del green pass rappresenta una decisione controversa e con molte ricadute rischiose sulla società.

Per cominciare, può essere molte volte un criterio ineguale. Gli esempi sono molti. Iniziamo.

Sebbene venga offerta la possibilità di effettuare tamponi a prezzi calmierati (e questa è una di quelle parole meravigliose che il sottoscritto ha imparato solo grazie alla pandemia, tipo assembramento, fantastico!) in alternativa al vaccino o all’immunità dovuta alla contrazione del virus, comunque questi test si devono pagare (in previsione 15 euro adulti, 8 i minori) mentre il vaccino è gratis. Sappiamo benissimo che ad oggi molte persone che non si sono vaccinate in realtà non ne hanno ancora avuto la possibilità e forse questa non la avranno mai.

Mi riferisco sia per esempio a chi è giovane e magari vive in regioni dove la campagna vaccinale è a rilento, sia soprattutto a chi per motivi di lavoro non può permettersi di stare a casa uno o più giorni per vaccinarsi ed eventualmente aspettare di superare i comunissimi ma debilitanti lievi sintomi post iniezione.

C’è ancora poi chi ha dei dubbi, motivati anche da voci autorevoli, sulla dichiarata natura sperimentale del vaccino, e temendo per la sua salute e quella delle generazioni future è ancora titubante.

Parlando dei più giovani poi, alcuni minori magari sarebbero intenzionati a vaccinarsi ma i loro genitori sono contrari e quindi si ritrovano tagliati fuori da molte attività non per loro scelta. Verrà poi esteso l’utilizzo del green pass nelle università anche per gli studenti da settembre. Chi non disporrà del pass ma preferirà seguire da casa pagherà le stesse tasse di chi invece sarà accolto fisicamente, similmente a quanto è stato fatto nell’anno accademico che si sta concludendo? 

Le controversie nelle situazioni internazionali

Ad oggi gli italiani che vivono all’estero potranno scaricare il green pass solo nel caso in cui abbiano ricevuto Astrazeneca, Johnson&Johnson, Moderna o Pfizer. Tutti gli altri non potranno e poco importa se nel paese in cui vivono i sieri a disposizione erano altri e si è scelto comunque di vaccinarsi. Inoltre, per quanto riguarda i turisti extra-europei, solo chi proviene da San Marino, Canada, Giappone, Israele, UK e USA è esentato a presentare il green pass se dispone del certificato della vaccinazione svolta nel suo paese. Tutti gli altri out

C’è poi la categoria donne incinta, per cui non si è mai fatta una trasparente e forte campagna di comunicazione riguardante la sicurezza dei vaccini nonostante la gravidanza, lasciandole spesso piene di dubbi e da ieri anche di limitazioni per alcune di loro. 

Infine, è stato recentemente dimostrato come l’immunità post-infezione duri nella stragrande maggioranza dei casi almeno 9 mesi, mentre mancano ancora studi di questo tipo per quanto riguarda i vaccinati. Eppure, il green pass dura 9 mesi per i vaccinati e 6 per chi ha contratto il virus.

L’applicazione pratica

Un’altra grossa problematica del green pass è poi quella della sua applicazione pratica. Se è vero che la tecnologia del codice QR scansionabile off-line attraverso un insieme di chiavi in aggiornamento rappresenti una grossa conquista, soprattutto per la privacy dei cittadini europei, i problemi sono dietro l’angolo.

Il primo pensiero va alla sicurezza di chi dovrà farsi carico di controllare l’autenticità e la validità dei green pass (per la cronaca baristi, camerieri e personale di sala non sono obbligati ad avere il green pass). Queste persone saranno catapultate in circostanze del tutto nuove, dovranno farsi carico di esercitare un tipo di controllo che di solito spetta alle forze dell’ordine. Quindi essere pronti a riconoscere possibili frodi, a richiedere se serve i documenti di identità con insistenza, anche di fronte a file numerose e talvolta esagitate. 

Inoltre, i gestori dovranno organizzarsi e disporre sempre di qualcuno che possa svolgere questa mansione, un aspetto non banale in certi ambienti.

Non si può poi ignorare un’altra criticità: le autorità tradizionali dovranno sincerarsi che i controlli vengano effettuati meticolosamente.

Tuttavia, nessuno ha scritto in fronte “green pass valido” e in una situazione realistica è difficile immaginare frotte di poliziotti interrogare uno per uno i clienti di un bar o i frequentatori di un circolo, per assicurarsi che l’esercente stia operando regolarmente. 

La questione etica

Dulcis in fundo, l’elefante nella stanza, la questione etica. Per una seria applicazione del green pass si dovrebbe contare su una società totalmente predisposta all’osservanza delle regole. In alternativa si rischia di ricorrere a una specie di stato-polizia in cui solo pochi fanatici auspicano.

Con questa mossa poi, il governo crea un enorme precedente che lascia non poche preoccupazioni per future alternative applicazioni. Infine, come già accennato inizialmente, questo provvedimento divide ulteriormente la società e crea di fatto una minoranza.

Chi decide di non vaccinarsi viene praticamente emarginato dalla società, perdendo tantissime libertà personali. Il clima intorno a queste persone si fa sempre più guardingo e diffidente, se non a tratti discriminatorio. Tanto che si sentono persone invocare l’esclusione dai trattamenti pubblici garantiti per coloro i quali si siano ammalati di covid senza essersi vaccinati. 

Insomma, aver messo nero su bianco delle regole che limitano molte libertà personali creando delle differenze di diritti tra i cittadini, non è banale. A prescindere dall’essere d’accordo o meno sull’implementazione di uno strumento come il green pass, varrebbe la pena riflettere su quanto siamo disposti a rinunciare in termini di libertà personali per la salvaguardia della salute pubblica e dell’economia.

Immagine di copertina:
Foto di Marc Pascual


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Formazione scientifica basata su liceo scientifico e lauree in biotecnologie e biotecnologie industriali. Appassionato di comunicazione ha svolto una scuola di comunicazione scientifica per 6 mesi. Ha anche un canale YouTube di divulgazione scientifica. Non si interessa solo di scienza ovviamente, ma è il terreno dove si muove meglio e che crede, ancora un po’ romanticamente, di voler condividere con un pubblico più largo possibile.

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