Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

Non sei libera

Un racconto personale per riflettere sulla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

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24 giugno 2020. Sto tornando da una giornata di mare calda e rilassante. Saranno le 4 del pomeriggio. Scendo a Genova Piazza Principe. Fa davvero molto caldo. Il tragitto migliore per arrivare a casa in una giornata afosa come questa, penso, è passando dentro i vicoli, dove posso trovare dell’ombra per rinfrancarmi dai raggi del sole cocente. Auricolari alle orecchie, persa nel mio mondo, cammino per via San Luca diretta verso casa. Oggi è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

All’improvviso un tonfo al cuore, sento che qualcuno mi sta seguendo. Penso che forse sia solo un’impressione, continuo quindi per la mia strada.

La brutta sensazione non se ne va, perché sento di avere una persona che, se non mi sta seguendo, sta facendo per lo meno esattamente la mia stessa strada. Decido allora di rallentare, sperando che mi superi, e di liberarmi di quella piccola ansia che mi sto portando dietro.

Purtroppo la mia sensazione non era infondata. Rallento, e anche la persona dietro di me rallenta. Spengo la musica, mi tolgo gli auricolari e mi giro. Incrocio lo sguardo con il mio inseguitore che capisce di essere stato beccato e inizia quindi a parlarmi, sempre continuando a starmi dietro.

Mi spiega che è stato abbagliato dalla mia bellezza ed è stato più forte di lui, doveva per forza seguirmi e cercare di parlarmi. Mi chiede se ci prendiamo un caffè. Attenta al modo in cui mi rivolgo a lui, gli faccio capire in modo pacato che non sono interessata e che devo andare. Non si ferma, imperterrito mi chiede se posso lasciargli il numero, così magari organizziamo per un’altra volta.

“No, davvero non sono interessata. Ciao.”. Ma non sembra capire.

Mi domanda se ho un fidanzato, se mi tratta bene e se sono innamorata. Gli dico che sì, sono felicemente fidanzata e innamorata e sì, il mio ragazzo mi tratta molto bene.

Insiste ancora chiedendomi il numero, dicendo che vuole solo un po’ di compagnia. Non è la prima volta che mi vede passare di lì, continua. Mi aveva già notata, e questa volta è stato proprio più forte di lui, non ce l’ha fatta a non tentare di conoscermi.

Ho un piccolo sussulto nel pensare che questa persona mi aveva già vista, notata, scrutata, e magari anche seguita. Sono sempre più infastidita. Per fortuna sono le 5 del pomeriggio e non sono da sola per strada. 

Continuo il mio percorso ma so di non poter andare a casa finché lui mi sta addosso, non voglio che sappia dove abito. Gli dico che devo andare e che il mio ragazzo mi sta aspettando (anche se non è vero).

Non mi molla. “Non mi è mai successo di fare queste cose. Io le rispetto molto le ragazze”. Rispondo: “Bene, allora continua a farlo”.

Arrivata vicino a casa non ne posso più, inizio a dirgli di smetterla, che un no è un no e non c’è nient’altro da aggiungere. La gente intorno ha capito la situazione, perché il tono della mia voce si è fatto più alto. Ma nessuno interviene in alcun modo.

Incredibilmente, a due incroci da casa mia si arrende e ci salutiamo.

Io mi dirigo verso casa voltandomi ogni secondo per controllare che non stia cercando di capire dove abito. Davanti al portone mi giro, do un’ultima occhiata per vedere che non sia lì. Apro velocemente, entro nel palazzo e chiudo. Il cuore mi batte forte. Entro in casa, mi siedo e mi calmo. Ok, non mi è successo nulla.

Per qualche giorno uscendo ed entrando a casa ho cercato di fare attenzione alle persone che avevo dietro.

Quante volte vi è capitato di sentirvi seguite? Quante volte, trovandovi per strada da sole, avete sperato non vi accadesse nulla nel tragitto fino a casa? Quante volte vi è capitato di dire un no che non è stato rispettato? Perché c’è sempre una latente paura che possa succederci qualcosa in queste situazioni?

Una risposta c’è: abbiamo paura perché la violenza di genere è un problema reale. 

Nel 1999 è stata infatti istituita la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che ricorre oggi, 25 novembre.

Sono stati molti gli articoli, i dibattiti, le riflessioni di queste ultime settimane, uniti a infelici quanto indecenti fatti di cronaca, accompagnati da un’infelice quanto indecente narrazione da parte delle testate giornalistiche. Ancora troppe donne oggi, nel 2020, subiscono violenze. In questo contesto molto spesso il termine “violenza” viene associato a una violenza fisica o verbale. Vediamo immagini di donne ricoperte di sangue, piene di lividi, in angoli bui della casa, che accompagnano questa giornata. 

Esistono però moltissimi atteggiamenti che non rientrano nelle categorie di abuso fisico o verbale, si inseriscono piuttosto in una terza: la violenza psicologica.

Questo tipo di violenza ha luogo quando una donna viene privata della propria libertà, anche e soprattutto subendo questo tipo di abuso inconsciamente. Non sei libera di camminare da sola per strada, perché sai che potrebbe succederti qualcosa solo perché sei donna.

Non sei libera di esprimerti apertamente quando stai avendo una conversazione con un uomo che non ti lascia parlare, che alza la voce per sovrastare la tua. E se la alzi tu però sei un’oca, e anche aggressiva.

Non sei libera di fare foto o video intimi per o con il tuo ragazzo perché non sai se lui poi li manderà a qualcuno. E non sei libera di farlo perché nel malaugurato caso dovesse farlo, poi potresti essere pure licenziata.

Non sei libera di vedere amici maschi perché il tuo fidanzato non vuole, perché sei donna e potrebbero provarci con te, oppure ancora peggio tu potresti flirtare con loro.

Non sei libera di abortire, perché c’è qualcuno che si sente in dovere di decidere per il tuo corpo, per la tua vita, e per le tue scelte.

Non sei libera di amare un’altra donna, perché è contro natura.
Non sei libera di avere una carriera, perché poi trascuri la famiglia.
Non sei libera di avere una famiglia, perché poi le ambizioni dove le metti?
Non sei libera di decidere di non sposarti o di non avere figli perché sei cinica o egoista.
Non sei libera di vivere, perché lui ha deciso che devi morire.

Nonostante esistano oggi delle leggi a tutela delle donne, siamo purtroppo ancora lontani dall’affermare di aver conquistato il diritto alla nostra libertà.

Immagine di copertina:
Foto COE


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Aspirante onnisciente, si barcamena tra i molteplici compiti da assistente di galleria da Pinksummer (Genova), la gestione delle mostre al Cotonfioc Festival, le ricerche per un progetto con l’Università IULM, e ora anche la scrittura di roba potenzialmente interessante per wall:out. Vicolara, cinefila, pasticcera professionista gluten free e centro d’ascolto per amici, artisti e chiunqueabbiabisogno.

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