Museo di Arte Contemporanea

Non conoscete il nostro Museo di Arte Contemporanea? Non è solo colpa vostra!

Narnia, L’isola che non c’è, Atlantide, El Dorado, Camelot, Oz, La Terra di Mezzo, Il Paese delle meraviglie…e il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce! Esistono?

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Narnia, L’isola che non c’è, Atlantide, Eldorado, Camelot, Oz, La Terra di Mezzo, Il Paese delle Meraviglie…e il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce! Esistono? Non esistono? 

Quanti e quante di noi vorrebbero visitare i luoghi della fantasia, compiere incredibili viaggi e incontrare, tra bizzarrie e rarità, strane creature e oggetti curiosi? Uno di questi potrebbe essere Uovo nero orizzontale di Lucio Fontana, classe 1961, in terracotta, buco e taglio inclusi.

Opera scultorea molto interessante che testimonia il rapporto che legava l’artista ad Albisola, centro di grande fermento creativo negli anni ’50 e nota per le sue maestranze artigiane.

Per trovarlo, l’uovo, basterebbe, in una bella giornata di sole o un uggioso pomeriggio autunnale, avventurarsi al Museo di Arte Contemporanea di Genova. Non sarebbe facile, però. Villa Croce è per molti aspetti -e per molte persone- un luogo immaginario, un non-luogo, sentito talvolta nominare, raramente frequentato, aperto a fasi alterne; un po’ c’è, un po’ non c’è.

Cos’è? Cosa si nasconde nelle sue stanze, quali segreti celano i suoi corridoi?

Spazio sempre mutevole, quasi metamorfico. Misterioso. Quando si cercano le più basiche informazioni sulla rete conviene tenere a mente l’avvertimento che Harry Potter e compagnia ricevevano appena giunti a Hogwarts: “alle scale piace cambiare”. Non sono mai due volte le stesse, praticamente, o almeno è andata così negli ultimi anni. Io consiglio di affidarsi alla pagina Facebook ufficiale, la più aggiornata, per non avere sorprese. 

Eppure si tratta di un edificio concreto, che esiste e che puoi raggiungere – credimi! – anche a piedi. Sfatiamo il mito della distanza e della scomodità: non servono scope e tappeti volanti, porte invisibili, macchine del tempo, polverine e formule magiche…è sufficiente un banalissimo bus delle linee 13 e 35! 

Tutte le volte che raggiungi Villa Croce, però, non sai cosa aspettarti e non è chiaro cosa voglia comunicare: è un museo, sì, ma la sua collezione permanente non è quasi mai esposta e comunque mai interamente. Puoi trovarvi mostre, laboratori, conferenze, eventi di vario tipo (anche musicali), ma non secondo una logica continuativa nel tempo. 

La gestione muta, cambiano i volti dei suoi abitanti, i progetti, i ruoli, le formule di accesso, gli orari di apertura. Difficile comporre i pezzi; semplice, invece, accusare i potenziali fruitori di mancata curiosità e di un eccesso di pigrizia nello spostarsi in aree un pelo più decentrate della città.  

Ma sono davvero solo la pigrizia e l’indifferenza i motivi per cui tanti/e giovani genovesi non conoscono e non frequentano Villa Croce?

È una questione centrale, questa. 

Il Museo ha sede all’interno di una bella anche se un po’ trasandata (e non accessibile in carrozzina!) villa di gusto neoclassico, risalente al ‘700 e donata dalla famiglia Croce al Comune di Genova nel 1951 con il vincolo preciso diventasse museo. Sorge in via Ruffini, a Carignano, effettivamente non proprio in centro storico ma pur sempre “dietro l’angolo”, circondata da un parco più piacevole di altri parchi cittadini e con uno splendido affaccio sul mare e sul porto. 

Inaugurato nel 1985, il museo conserva al suo interno una preziosa collezione di opere d’arte italiana e internazionale. E fidati quando uso l’aggettivo “preziosa”. È infatti frutto di anni (circa 30!) di ricerca portata avanti con passione, intuito e lungimiranza da Maria Cernuschi Ghiringhelli, moglie del pittore milanese Gino Ghiringhelli, proprietario della storica galleria di Milano Il Milione.

Quante opere esattamente?

Facendo ricerca online si varia dalle oltre 250 (?) alle oltre 4000. La seconda è la cifra più vicina alla realtà. Certo è che la collezione comprende dipinti, sculture, grafiche e disegni che raccontano bene molte delle esperienze e correnti artistiche del secondo Novecento, non solo italiano. 

Con la riapertura del maggio scorso si è rilanciato il proposito di esporre la collezione al pubblico. Ma durerà? Negli ultimi anni, infatti, la collezione permanente è stata tenuta “nascosta” …ma ci torneremo. 

Oggi al piano terra, oltre alla reception, ci sono una sala conferenze e una biblioteca specializzata in storia dell’arte contemporanea. Quest’ultima, però, sfugge talvolta al suo compito di servizio pubblico ed è stata per alcuni periodi consultabile solo previo appuntamento telefonico. Attualmente, ad esempio, è aperta solo al pomeriggio in settimana e solo su richiesta nel weekend. Chissà tra un po’.  Peccato, comunque, venga percepita come spazio incerto, considerato che al suo interno, se sei uno studioso o un appassionato di arte contemporanea, troverai tantissimi testi di difficile reperimento altrove. 

Al primo piano vengono presentate mostre temporanee; lo stesso avviene per il secondo – mansardato – dove, misteriosamente nascoste e gelosamente conservate, sono appunto anche le opere della collezione permanente del museo, talvolta visibili perché esposte durante le mostre ma normalmente godibili solo su appuntamento.

Faccio qualche nome d’artista per dare l’idea: 
Manzoni, Soldati, Munari, Reggiani, Licini, il già citato Fontana, ma anche Marta dell’Angelo, Adrian Paci e Ben Vautier. 

La gestione del Museo?

È stata per diversi anni mista, pubblica-privata (Il Comune di Genova, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – ora non più legata al Museo – e un gruppo di privati), il che avrebbe dovuto garantire grande flessibilità. Ruolo fondamentale, nel supporto anche finanziario al museo, è stato giocato fino a poco tempo fa dall’associazione Amixi di Villa Croce.

E ora? Continue crisi interne e lotte intestine, start up e progetti stroncati quasi sul nascere (basti ricordate la triste sorte della Open Art srl, la società di giovani imprenditrici che per qualche mese ha avuto in affido la gestione operativa del museo), curatori scomparsi, pagine web discordanti, non aggiornate, chiuse. Riusciremo, prima o poi, a godere pienamente e in maniera continuativa del nostro Museo di Arte Contemporanea e della sua collezione? Con speranza e fiducia lo auguro alla città e non solo.

Immagine di copertina:
Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, Amina A.


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Storica dell’arte e curatrice, scrive per la rivista d’arte “Juliet”, collabora con Il Ce.Sto/Giardini Luzzati e con Goodmorning Genova occupandosi di comunicazione. Co-founder di Progetto A (curatela eventi artistici). Mente aperta e curiosa, cinefila e mangia-libri. Viaggia spesso, vive di arti, scrittura e relazioni sociali.

3 Comments

  1. In effetti questo museo è un po’ “altalenante”. Io ricordo di essere stato solo a 2 mostre, ma ad altre, che avrebbero meritato, non ho potuto andare per mancanza di tempo compatibile con gli orari. Quanto alle opere permanenti non esposte direi però che il museo è in ottima compagnia, anzi ,direi che è la regola di quasi tutti i musei. Addirittura molti anni fa a Venezia ero andato al Museo di Arte Moderna, ansioso di vederne le opere e trovai addirittura il museo chiuso per restauri…a Venezia , sede della Biennale. Rimanendo a Genova non ho poi più controllato, ma il Museo di Arte Moderna di Nervi aveva anch’esso molte opere non accessibili al pubblico. E per finire, un’osservazione: L’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova non potrebbe esporre delle opere di arte contemporanea anziché rimanere ancorata ad opere dei secoli passati? Con speranza e fiducia…ricordo il detto che chi vive sperando, muore….beh facendo una brutta fine. Molto più banalmente, i negozi che restano aperti sono quelli che hanno clientela.

  2. Concordo. Diciamo che è prerogativa di ogni museo non esporre in toto la sua collezione, per ragioni di spazio, ricerca e conservazione. Tuttavia, in questo caso, neanche una parte della collezione è esposta in maniera permanente…
    E poi sì, certo, un museo senza i suoi visitatori è uno spazio morto…così come un negozio senza i suoi clienti.
    L’Accademia lavora molto sull’arte contemporanea e proprio di recente uno spazio del Museo era stato riservato alle loro ricerche di ambito contemporaneo. Progetto molto interessante che chissà se verrà portato avanti. Credo che il problema maggiore sia appunto il mutare comunque, nella forma e nella configurazione, del museo. Difficile renderlo un punto di riferimento per appassionati e curiosi…se rischi di non trovarlo mai allo stesso modo per tre mesi consecutivi! GRAZIE DEL COMMENTO ❤

  3. Forse non ho le idee ben chiare al riguardo, l’Accademia Ligustica è una scuola, però ha anche un museo al suo interno e come l’arte cambia continuamente, come sempre è stato, un museo in continua evoluzione,
    cioè un museo vivo, sarebbe anzi attrattivo proprio per questo per gli appassionati. Non si va al cinema a vedere sempre lo stesso film. Direi che
    il problema e il compito allo stesso tempo di un museo è di trasformare i curiosi in appassionati.

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