Mascherina

Mascherina: l’uniforme 2.0

Una strana storia che si ripete in cui i protagonisti sono la mascherina del XXI secolo e l’uniforme del XVII secolo.

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È inutile ripeterci che siamo ancora nel pieno di una pandemia. Ancora a dicembre, sentiamo parlare solo di Covid, di vaccino, di D.P.C.M. e della mascherina.

Esiste quella con la valvola che protegge chi la indossa, quella chirurgica, definita anche “altruista” perché protegge gli altri dal contagio e quella senza valvola che aiuta tutti. Per non parlare della mascherina che fa moda: colori, disegni pailettesbrand e così via. Tra non molto ci saranno negozi interi dedicati solo alle mascherine.

Il punto è che è diventata parte di noi, non usciamo più senza. Ci sentiamo come se fossimo nudi quando non la indossiamo. È diventata la nostra uniforme.

Già, ma cosa significa uniforme? 

Un po’ di storia: il termine uniforme venne introdotto nel XVII secolo e serviva per rendere immediatamente riconoscibili i funzionari di corte e dello stato, gli ospiti di cerimonie solenni, ministri e membri degli ordini cavallereschi.

 L’origine più remota, però, va cercata nella livrea d’onore, ovvero l’abito con i colori e lo stemma della casa, del XII secolo che i nobili e i regnanti regalavano ai famigliari e che offrivano alle persone a cui volevano rendere omaggio. Tradizione che proseguì nel Medioevo.

Nel corso del XVIII secolo, l’uso di uniformi specifiche fu esteso a quanti avevano incarichi nella corte e nello stato. Alcuni dei primi esempi li possiamo trovare nelle corti degli Stati germanici, in Inghilterra, in Francia e alla corte di Maria Teresa d’Austria.

A ben guardare la nostra mascherina non differisce poi molto da quelle uniformi: cambia in base all’occasione. Certo è l’organizzazione sociale ed economica ad aver subito non pochi scossoni, ma se sono esistite uniformi da cerimonia, da caccia o da funzioni religiose nel sistema del Seicento, oggi possiamo avere la mascherina chirurgica da-tutti-i-giorni, la sbrilluccicosa per la sera e quella ricca di decorazioni per apparire un po’ più allegri.

Forse non tutti si ricordano, ma prima del Covid la mascherina veniva indossata solo da coloro i quali si volevano proteggere dall’inquinamento, ed era davvero raro incontrare qualcuno che la indossasse. Dopo è arrivata la pandemia e l’uso della mascherina è stata un’imposizione – doverosa – dei governi.

Anche nel XVIII secolo Napoleone decise per ogni funzionario del nuovo Stato l’uso di un’uniforme civile. 

Un cambiamento non dettato dall’uso, o dalle mode: un cambiamento radicale, imposto dall’Imperatore. In questo caso,non per proteggere la popolazione – come nel caso della mascherina – ma per sottolineare visivamente il potere delle nuove autorità costituite. La legge prevedeva che questi dovessero indossare una giacca a falde, o marsina detto anche frac, completata dalla sottoveste o gilet, da dei calzoni fino al ginocchio, dalla cintura, dalle scarpe, dalle calze e dal cappello. 

Infine, le decorazioni: dalle iniziali ai loghi, dagli stemmi alle fantasie colorate di ogni tipo, le mascherine che ormai troviamo in circolazione sul mercato non si può certo dire che siano noiose.

Si dirà: le uniformi del Settecento erano tutte tinta unita. Falso!

Infatti, verso il XVIII secolo in Francia le uniformi venivano decorate da ricami a soggetto vegetale e avevano significati simbolici precisi. L’alloro, ad esempio, consegnato a chi si era occupato di imprese meritevoli, rappresentava l’onore e la severità; la palma indicava la perseveranza e la temperanza; la quercia, un carattere coraggioso e dedito alla sicurezza del prossimo. 

Mascherina
Collezione tessile, uniformi, Palazzo Bianco. Foto di Thea Z.

Sembra quasi una storia che si ripete, certo il contesto è completamente diverso e non sono facilmente paragonabili. Sorprende, però, come oggi la mascherina abbia precise regole, forme e decorazioni che davvero a volte rivelano la personalità e cambiano in base all’occasione, proprio come le uniformi del XVIII secolo. 

La storia delle uniformi è affascinante e poterle vedere con i nostri occhi è davvero meraviglioso. Vi chiederete “Dove possiamo vederle?”, la risposta è semplice: basta andare a Palazzo Bianco, uno dei Musei di Strada Nuova, al cui interno troviamo una vasta collezione tessile ed è proprio qui che troviamo le uniformi civili. Appena riaprirà, potrete andare ad ammirarle muniti, probabilmente, della vostra “uniforme-mascherina”.

Immagine di copertina:
Illustrazione di Martina Spanu


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Laureata in Archeologia, ma appassionata anche d’arte tanto da aver intrapreso anche gli studi in storia dell’arte alla Sapienza. Non solo arte, ma anche tutto ciò che riguarda la curatela, le mostre, gli artisti e la critica d’arte. Sogno nel cassetto? Diventare curatrice di mostre e scrittrice d’arte.

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