Arianna Liconti Ecologia marina Genova Portofino

In un mare di pensieri con Arianna Liconti

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata sulla spiaggia con una giovane ecologa marina. Si è parlato di oceani e di attività outdoor, di giovani e di educazione scolastica.

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Genova mi piace molto, ricorda in parte la mia terra e ho trovato un sacco di persone fantastiche qui”. Arianna è una ragazza di appena ventiquattro anni, e quando parla ti trascina con sé.

“Non ho mai vissuto per più di venti giorni lontana dalla costa”.

Nata e cresciuta a Reggio Calabria, da appena due anni si è trasferita in Liguria, dove lavora. Nel mezzo, una doppia laurea conseguita oltre Manica, la prima in Galles e la seconda in Cornovaglia.

Se dovessimo individuare una costante della sua vita, sarebbe la salsedine. Quella sensazione di sale sopra la pelle e sui capelli, è in grado di farla sentire nel posto giusto al momento giusto. Ama definirsi una “libera professionista del mare”, è un’ecologa marina e vuole approcciarsi a questo settore con una visione a 360°.

Esperienza sul campo, comunicazione, condivisione, educazione, libertà. Sono tutte componenti importanti secondo lei. Li chiama “puntini”, che vanno uniti tra loro.

Abbiamo parlato di tutti questi aspetti durante un tramonto di inizio autunno, sulla spiaggia di Vernazzola. Due pezzi di focaccia tra le mani e il dolce sciabordio delle onde a pochi metri da noi. Alcuni cani si divertivano a rincorrersi, su un bagnasciuga ormai sgombero dagli assembramenti estivi. Le ultime pennellate di sole, ormai imbrunite, accarezzavano la superficie dell’acqua, rigata soltanto da alcune canoe.

Arianna Liconti Ecologia marina Genova Portofino
Arianna Liconti. Foto di Tommaso Orlandi

Intanto, che cosa significa Ecologa Marina?

È una figura che si occupa di tutto ciò che abbia a che fare con il mare, analizzandone i rapporti, le conseguenze e gli impatti. Non ne studia dunque soltanto la vita animale e vegetale, ma anche come la presenza umana influisca su queste ultime.

E proprio riuscire ad avvicinare un’umanità curiosa, sensibile e variegata agli scogli e ai fondali, è la sua missione. In che modo? Attraverso le attività all’aria aperta, in particolare gli sport outdoor. Da qui, l’inizio della sua esperienza in Outdoor Portofino, per la quale lavora a diversi progetti e iniziative.

Dal suo punto di vista, l’intera fascia costiera italiana (e non solo) dovrebbe dotarsi di realtà locali come questa, capaci di trasformarsi in centri di dialogo e di divulgazione, prima ancora che in laboratori scientifici. I cittadini devono ricevere più impulsi possibili per poter vivere in connessione con la natura e con i suoi ambienti. Sono proprio i cittadini – dice – a doversi trasformare nelle prime sentinelle del mare. Non sarà la ristretta cerchia dei biologi marini a salvarlo, ma una società pronta a muoversi decisa e compatta verso una maggiore attenzione per l’ecosistema.

Lo sport, in tal senso, può farsi veicolo trainante verso questa nuova dimensione. Adulti, giovani e bambini possono diventarne appassionati, iniziando a pagaiare o ad arrampicarsi su qualche spuntone roccioso.

I monitoraggi – mi spiega Arianna – sono una delle azioni più importanti del suo lavoro.

Per quanto riguarda le microplastiche, si tratta di ripetere con costanza dei rilevamenti, tramite un raccoglitore chiamato “manta” (avendo delle alette laterali, ricorda infatti l’omonimo pesce). Solitamente, queste mante vengono attaccate a delle barche e quindi portate in mare aperto.

“Nel caso di Outdoor Portofino, invece, siamo riusciti a realizzare insieme al CNR IAS di Genova delle mini-mante adattabili ai kayak, così da poter garantire dei monitoraggi costieri continuativi”.

Et voilà, due piccioni con una fava: sport e sensibilizzazione ambientale.

Ecco dunque che un’uscita con il remo in mano può trasformarsi contemporaneamente in un campionamento di “zuppa” (ossia l’insieme di acqua di mare, plancton, microplastiche e altre particelle), che verrà inviato al CNR per le opportune analisi. Altri tipi di monitoraggio possono invece risultare utili per comprendere come gli abitanti del Mediterraneo si spostino.

Proprio così: i cambiamenti climatici talvolta generano scomparse o migrazioni di numerose specie animali e vegetali, in base alla temperatura dell’acqua. In questa fase storica si sta assistendo a un fenomeno di tropicalizzazione del Mediterraneo, che può avvicinare pesci una volta pressoché impossibili da rilevare a queste latitudini.

Un esempio? “Il pesce scorpione in Sicilia”. In questo caso, le attività indicate sono lo snorkeling e il coasteering.
Ci sarebbero tantissime domande e spunti da cui partire.

Per esempio, cosa sarebbe il coasteering?

Si tratta di un concetto sviluppato nei primi anni Duemila in Galles, proprio dove è andata a studiare Arianna. Rappresenta sostanzialmente la versione costiera del canyoning, ossia una forma di esplorazione della cosiddetta “fascia intertidale” (compresa tra il livello di alta e di bassa marea).

E’ un ottimo modo per ritornare bambini. E’ qui che si possono avvistare numerose patelle ferruginose. Si tratta dei molluschi più longevi del Mediterraneo, ma anche di quelli più a rischio di estinzione.

Me ne descrive alcune caratteristiche, e le si illuminano gli occhi, mentre le luci del vespro cominciano a spegnersi. Purtroppo, mi dice, una costa frastagliata e assai costruita come quella ligure, ne mette a rischio l’habitat naturale.

Altro elemento di estremo interesse è l’alga Cystoseira, che è perenne e proprio come gli alberi terrestri in autunno perde le proprie foglie, divenendo viceversa più rigogliosa nei periodi caldi. Dallo scalo di Outdoor Portofino è possibile andare a osservarle, tutte insieme, come se fossero un orto marino.

Al riguardo, segnaliamo il progetto Portofino Seaweed Garden, nell’ambito del quale ne sono state riforestate alcune ed adesso viene chiesto l’aiuto degli entusiasti del mondo outdoor per monitorarle. In primavera si trasformano in una vera e propria foresta, divenendo allo stesso tempo un riparo e una fonte di cibo per la biodiversità; inoltre è capace di produrre ossigeno e sequestrare CO2.

Il futuro di queste preziose presenze nei nostri mari, dipende e dipenderà direttamente dall’impatto che l’essere umano deciderà di esercitare da qui ai prossimi anni.

Ma come lo vede il domani, una ragazza che tra le onde ha deciso di viverci?

“Il mare ha una capacità di resilienza incredibile, se lo lasci ai suoi ritmi prova sempre a ritrovare un proprio equilibrio”.

Si augura che tra dieci anni si possa essere creata ormai una vera rete nazionale di associazioni legate all’outdoor, che ci sia più coscienza attiva e che le tante persone coinvolte possano trasformarsi in ambasciatori del mare. Per fare questo con efficacia servirà uno sviluppo multidisciplinare della società nei confronti del Mediterraneo.

Non occorrono soltanto menti scientifiche, ma professionisti di ogni settore che abbiano a cuore tale scrigno di vita. Avvocati, architette, giornaliste, ingegneri, laureati in scienze sociali e via dicendo. Ognuno deve crescere sapendo di poter declinare le proprie qualità e le proprie aspirazioni verso un obiettivo comune, il mare, pronto ad accogliere tutti.

È la scuola, soprattutto, a dover intercettare con empatia questi tratti e a incoraggiarli.

Da lì inoltre dovrebbe partire l’educazione nei confronti dell’ambiente marino, che spesso invece viene sottovalutata già a livello accademico. In tal senso, può essere importante implementare la ocean literacy, capace di smuovere la sensibilità degli alunni attraverso le letture, di tipo scientifico o narrativo.

A proposito, se l’Oceano un giorno prendesse improvvisamente delle sembianze umane, e ti si presentasse davanti, cosa diresti?

Arianna ride, si trova un attimo spiazzata dalla domanda. Poi strizza leggermente gli occhi, ci riflette sopra e risponde:

“Intanto il mare è donna, voglio immaginarmela così” – “E poi direi semplicemente grazie!”.

Grazie per la vita, per il mondo che permette di prosperare, per fare da regolatore delle temperature globali e per tantissimi altri motivi. Insomma, la gratitudine prima di tutto.

E per il suo di futuro, Arianna, che cosa prevede?

Un ritorno nella sua amata Calabria, prima o poi, terra di contraddizioni e di angoli di paradiso. Per occuparsi del mare di casa, quello di fronte a cui è cresciuta e ha iniziato ad appassionarsene. Così da unire altri puntini, tra chi il mare lo ama, lo protegge e lo studia.

Attivismo, forza di volontà, intraprendenza, parole e pensieri che corrono veloci.

In tutta la sua giovane beltà, Arianna Liconti rappresenta solo un esempio delle grandi risorse che disponiamo in Italia tra gli under-30, e che devono essere sostenute da un paese che abbia maggiore coraggio di investirvi.

Cervelli in fuga e cervelli di ritorno, pensiamoci!

Immagine di copertina:
Arianna Liconti. Foto di Tommaso Orlandi


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Classe ’95. Laureato in Scienze Internazionali e in Storia contemporanea.
Innamorato del mondo e con un semestre in Norvegia alle spalle.
Nel giugno 2018 ha fondato il progetto editoriale Frammenti di Storia, che porta avanti quotidianamente insieme a giovani da tutta Italia. Appassionato di geopolitica, di trekking e di vita outdoor in genere. Sta poco fermo.

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