Campo Pisano Genova Campo Concentramento

Il primo campo di concentramento della storia è stato genovese?

Probabilmente avrete già sentito parlare di Campo Pisano, o magari no. Ci pensiamo noi.

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Camminando per le viuzze del centro storico, poco sotto Sarzano, è possibile imbattersi nel risseu colorato di una piazzetta, Campo Pisano. Le case alte intorno, con le loro pareti che si affacciano sulla testa, incastonano lo spazio tra il cielo e la terra. Si possono vedere panni stesi fuori dalle finestre, qualche antenna, un gatto che fa capolino dietro una tenda.

Proprio qui, all’incirca settecentocinquanta anni fa, furono ammassati e reclusi migliaia di prigionieri pisani. Non per pochi giorni, non per mesi. Ma per anni.

Una gran parte di essi morì: per stenti, malattie e denutrizione. Altri riuscirono a sopravvivere, secondo modalità che storiograficamente è assai difficile chiarire. Ciò che si può dichiarare, tuttavia, è che si trattò di una forma concentrazionaria della prigionia. Forse un caso senza precedenti di tale entità.

Chiariamo il contesto

Durante il XIII secolo, Genova e Pisa erano entrambe repubbliche marinare. Rappresentavano due dei principali poli commerciali dell’intero bacino Mediterraneo, in ascesa politica e in espansione territoriale. Erano state anche buone alleate, impegnandosi a scacciare i pericoli causati dai saraceni: pirati che partendo dal settore mediorientale del Mare Nostrum attaccavano le coste dell’Europa.

Poi però, qualcosa si ruppe nelle loro relazioni. Tutte e due infatti si trovavano ad operare sullo stesso specchio d’acqua: il mar Tirreno. Forse, erano troppo vicine tra loro.

Uno dei principi cardine della geopolitica, utile da apprendere, è che due medie potenze – se allineano le loro traiettorie – vorranno quasi sempre imporre uno status quo in cui risultino egemoni l’una sull’altra. Si genera pertanto un principio di prevaricazione reciproca, che il più delle volte condurrà a uno scontro fisico tra le parti. [A tal riguardo si segnala la lettura del volume: Destinati alla Guerra di Graham Allison, in cui si fa riferimento alla cosiddetta “Trappola di Tucidide”]

Ebbene, negli anni Ottanta del 1200 tra le due repubbliche marinare accadde proprio questo.

Vennero alle armi tra di loro, imbastendo una guerra frontale ed esplicita.
L’episodio principale di questo periodo storico si ebbe nel 1284, quando al largo del Porto pisano, si combatté la Battaglia della Meloria. Fu principalmente uno scontro navale, che vide la Superba prevalere per capacità belliche e per numero.

Alla fine, oltre alla sconfitta militare, Pisa dovette subire l’umiliante cattura di moltissimi uomini da parte di Genova. I numeri sono discordanti: secondo alcune fonti si trattò di oltre 9mila uomini, mentre secondo la targa posta in loco, si superarono di poco le mille persone.

Da Campo Sarzano a Campo Pisano

In ogni caso Campo Sarzano, che stava poco oltre le mura del Barbarossa, venne individuato come luogo in cui detenere parte di questa folla eterogenea e bellicosa. La forte densità, la sporcizia e la scarsità di cibo di cui poterono godere, innescò presto una situazione per larghi tratti insostenibile, che portò alla morte di numerosi pisani.

Secondo le narrazioni che sono giunte fino a noi, non pochi dei cadaveri sono stati seppelliti direttamente lì, facendo si che il luogo venisse chiamato Campo Pisano.

Si tratta forse del primo campo di concentramento della storia?

Non lo si può escludere. Le modalità senz’altro sono state studiate per fiaccare lo spirito della rivale, attraverso una prigionia decennale.

Come spiega Fabrizio Càlzia, tuttavia, “non è proprio detto che il destino di questi prigionieri sia stato per tutti tanto duro e tragico, considerato che almeno una parte dei pisani rimase a Genova per ben tredici anni. […] Qualcuno, forse tanti, doveva aver ottenuto una certa libertà di movimento, o almeno qualcosa di simile agli “arresti domiciliari”. Probabilmente qualcuno riuscì a occuparsi dei suoi affari, e qualcuno riceveva sussidi da casa”. [Fabrizio Càlzia, 101 storie su Genova che non ti hanno mai raccontato]

Campo Pisano Genova Campo Concentramento
Vico Superiore di Campo Pisano, Genova. Foto di Pietro B.

Insomma, ciò che rimane oggi è uno spazio aperto, circondato dal groviglio dei vicoli a noi tanto cari. La pavimentazione realizzata con sassolini bianchi, neri e rossi dona eleganza e brio al luogo. Lavori di riqualificazione sono stati apportati nel 1992, in occasione delle Colombiadi (Vedi articolo ad hoc). Il disegno raffigurato mostra una galera genovese, con tanto di bandiera rossocrociata. 

Campo Pisano è uno dei moltissimi siti della nostra città le cui origini e la cui storia dovrebbero essere maggiormente conosciute. Il centro storico in particolare, ma anche numerosi altri quartieri, dispongono di un serbatoio aneddotico incredibile. Qui su Wall:Out saremo lieti di presentarne molti altri in futuro.

Intanto vi consigliamo qui su wall:out anche l’articolo PILLOLEdArte | Campopisano in collaborazione con l’Associazione EdArte.

Immagine di copertina:
Galera genovese nella pavimentazione di Campo Pisano, Genova. Foto di Pietro B.


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Classe ’95. Laureato in Scienze Internazionali e in Storia contemporanea.
Innamorato del mondo e con un semestre in Norvegia alle spalle.
Nel giugno 2018 ha fondato il progetto editoriale Frammenti di Storia, che porta avanti quotidianamente insieme a giovani da tutta Italia. Appassionato di geopolitica, di trekking e di vita outdoor in genere. Sta poco fermo.

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