Camminate Monte Fasce Genova - Liguria

Il Fasce sconosciuto

Un viaggio tra valli scoscese e natura selvaggia, alla scoperta dei villaggi dimenticati del monte Fasce e delle loro antiche tradizioni rurali.

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Il monte Fasce, iconico grazie alla sua particolare conformazione – che da sempre alimenta leggende metropolitane su un suo presunto passato vulcanico – e alla sua vetta ricoperta di antenne, è un simbolo per tutti i genovesi, una cartolina stampata nella memoria di chiunque ami la nostra città.

Chi, passeggiando od osservando Genova da qualche punto panoramico, non gli ha mai rivolto un’occhiata affascinata? Quasi tutti, almeno una volta, hanno percorso la strada provinciale che risale in tornanti fino alla sua sommità per godersi un tramonto o semplicemente di passaggio per una gita fuori porta.

Camminate Monti Genova - Liguria
La vetta del Monte Fasce. Foto di Lessthan30fromhome

Un’immagine, una fotografia, un monte, appunto: brullo, immobile, unico; un gran bel pezzo di roccia.

E in effetti, visto da fuori, da lontano, o semplicemente considerandolo con un certo distacco, questo è quello che sembra. 

In realtà, però, il Fasce nasconde molto di più: è un piccolo universo fatto di valloni impervi, quasi invisibili se considerati nel loro insieme; un territorio caratterizzato da una biodiversità estremamente variegata e fragilissima, meravigliosa e da proteggere.

Le sue pendici sono state il teatro di guerre e battaglie, ma sono altre le storie che rendono questo luogo così interessante da esplorare e da scoprire. Storie legate a un mondo rurale per noi difficile da immaginare, eppure ancora così vicino nel tempo e nello spazio, che riaffiorano, sbiadite, sui versanti di questo gigante in riva al mare.

Storie di uomini comuni che al monte hanno dedicato le loro esistenze, faticando, costruendo, coltivando, e che, con il loro passaggio, hanno plasmato questo territorio fino a renderlo così come oggi lo conosciamo.

È proprio in questo Fasce dimenticato, fatto di antichi ruderi pastorali e tracce scoscese, che ci siamo avventurati, riscoprendo radici e tradizioni di cui non immaginavamo l’esistenza, ed è di questo che vogliamo raccontarvi.

Dalla valletta del Rio San Pietro al monte Moro

Corso Europa, all’altezza del Cimitero Storico di Quinto, attacco del conosciuto sentiero che in breve conduce alle Batterie del monte Moro. Il nostro viaggio parte da qui.

Basta poco, inoltrandosi qualche metro oltre l’asfalto, per rendersi conto di come già sul fondo della valletta del rio San Pietro, che scorre placido tra le ultime abitazioni, l’eredità di ciò che è stato sia ancora ben presente e riconoscibile. Nelle graziose villette ricavate da antichi mulini ad acqua e nelle fasce coltivate a ulivo, si scorge, nitido, l’affetto che i locali tutt’ora nutrono per il loro piccolo angolo di verde cittadino.

E mentre il sentiero segnalato svolta deciso per raggiungere i Bunker, noi, invece, ci lasciamo avvolgere dal bel bosco di lecci, roverelle, castagni e ulivi inselvatichiti, proseguendo diritti lungo la mulattiera acciottolata che, risalendo la valle, conduce fino ai vecchi Caseggi (190 m s.l.m.).

Un’abitazione, una stalla e un fienile abbandonati si stagliano in una piccola radura; la città è già un ricordo. Su un architrave distinguiamo ancora la data di costruzione degli edifici: 1828.

La località viene descritta dalle fonti storiche come “casa colonica”, cioè come una dimora rurale abitata da famiglie di contadini, detti appunto “coloni”, che qui vivevano e lavoravano senza esserne proprietari, vincolati ai padroni da un contratto di mezzadria; questo implicava la spartizione dei frutti della coltivazione del podere, garantendo, fondamentalmente, vitto e alloggio ai mezzadri.

Poco lontano dalla casa, sotto un grande castagno secolare, ecco uno strano slargo, quasi una piazzetta. C’è chi dice siano i resti di una pista da ballo ed è bello immaginarla così, gremita di contadini danzanti, alla ricerca di un po’ di svago dopo una dura giornata di lavoro.

Lasciati i Caseggi, continuiamo a risalire verso il monte Moro, incontrando prima una strana struttura incompiuta, costruita con fattezze di castelletto e, poi, una curiosa casa sull’albero, dalla quale si apre una meravigliosa vista che spazia dai vicini Forti fino alle lontane cime alpine dei monti Mongioie e Mondolè.

Da qui, infine, raggiungiamo la strada carrabile e quindi il piazzale panoramico (390 m s.l.m.).

La “ville” agropastorali del monte Fasce 

Per il monte Moro bisognerebbe aprire un capitolo a parte, che riguarda la Storia del nostro Paese, quella con la “s” maiuscola. Per adesso ci limitiamo ad attraversare il piazzale, godendo del panorama, per continuare sul sentiero che risale verso la vetta del Fasce, un’antica via segnalata anche da vetusti cippetti in pietra, probabilmente di origine militare.

A questo punto, a un occhio disattento potrebbe sembrare che la salita alle antenne sia l’unica scelta possibile, tutt’al più si potrebbe piegare verso il Liberale e Apparizione, quali altre possibilità?

Considerazioni giuste, se non fosse per la presenza di uno sbiadito segnavia a forma di pallino rosso, a svelare, sulla destra, una stretta traccia diretta a levante, che taglia orizzontalmente le scenografiche faglie calcaree della montagna.

Percorrendo questo tratto selvaggio non è raro imbattersi in splendidi esemplari di capriolo e osservarli mentre corrono disinvolti lungo l’impervio crinale, alla ricerca di qualche nuova erba da brucare.

Il lungo traverso conduce fino a un meraviglioso bastione roccioso, una antica cava a cielo aperto, che sovrasta il caratteristico abitato di Colanesi (500 m s.l.m.), il più grande fra i piccoli insediamenti rurali del Monte Fasce, che venivano chiamati comunemente “ville” dagli abitanti della zona.

Queste realtà agropastorali, probabilmente esistenti già prima del XVII secolo, vissero nell’Ottocento la loro epoca d’oro, di massima espansione e stanzialità. In questo periodo, infatti, è probabile che alcune famiglie vi soggiornassero non solo stagionalmente, ma in modo continuativo.

Per come ci appaiono oggi questi luoghi, l’idea di una vita che qui dipana tutte le sue vicende è straniante, ma decisamente affascinante.

Attraversando gli antichi “prati di fascia” di Colanesi, la stratificazione di costruzioni e materiali appartenenti a epoche diverse è evidente. Lunghe file di pietre sistemate di taglio, dette lische, che separavano le aree adibite alla coltivazione da quelle dedicate al passaggio delle mandrie, parrebbero databili addirittura a prima del 1600.

Di origine piuttosto antica potrebbero essere anche i curiosi cumuli di pietra, presenti in tanti altri luoghi dell’Appennino ligure, che fungevano da essicatoi per il fieno appena tagliato, che vi veniva adagiato sopra per riposare al sole.

I resti delle abitazioni e delle stalle, invece, presentano anche elementi più recenti, come malte cementizie e marsigliesi in laterizio posate sicuramente nel corso del XX secolo.

Camminate Monti Genova - Liguria
Colanesi: interno di un antico riparo pastorale. Foto di Lessthan30fromhome

Il villaggio, infatti, insieme alle sue attività agricole e pastorali, venne progressivamente abbandonato solo nei primi decenni del Novecento; ma tra gli anziani di Apparizione e Nervi c’è ancora chi giura di possedere qui una stalla e un po’ di terreno e ricorda con affetto lunghe scampagnate d’infanzia passate al fianco dei propri nonni, impegnati nel lavoro di sfalcio del fieno.

Lasciato Colanesi, proseguiamo lungo il sentiero segnalato dal pallino rosso, valicando nel ripido e nascosto vallone del Rio Orsiggia e discendendo fino a guadare il torrentello per raggiungere l’omonimo complesso di ruderi, avvolto dalle ginestre (460 m s.l.m.).

La vicinanza a una fonte di approvvigionamento idrico fu sicuramente decisiva per la scelta di costruire proprio qui quella che sembra una grossa stalla, posta al di sotto di fasce ancora ben visibili. La nostra attenzione, però, viene attirata da un alto cipresso solitario, piantato senza dubbio dai pastori che possedevano queste terre. I cipressi erano simbolo, nella tradizione rurale e contadina, di insediamento e proprietà.

Camminate Monte Fasce Genova - Liguria
Uno dei tanti cipressi che punteggiano la montagna. Foto di Lessthan30fromhome

Questo dettaglio introduce a un tema più ampio, che interessa tutta l’area del Fasce.

Il suo ecosistema, infatti, vive in un fragile equilibrio tra specie che hanno prolificato grazie all’antropizzazione e al disboscamento operato nei secoli passati, che ora si trovano in forte difficoltà, e specie che, invece, oggi godono dell’ambiente selvaggio e incontaminato dovuto all’abbandono delle attività agricole e pastorali.

Tutto ciò porterà, inevitabilmente, a dei grossi cambiamenti, ed è anche per queste ragioni che il monte Fasce è stato considerato “Sito di interesse comunitario” (SIC). La ricerca e la salvaguardia, oltre al rispetto di chi percorre i suoi sentieri, saranno fondamentali per garantire nel futuro la sopravvivenza di molte delle specie vegetali e animali presenti in questo territorio.

Si torna a casa…

Camminate Monte Fasce Genova - Liguria
In discesa verso Nervi lungo la cresta Nosiggia. Foto di Lessthan30fromhome

Ci avviamo, così, verso la conclusione della nostra traversata, scendendo verso Nervi lungo la scoscesa cresta Nosiggia e attraversando le isolate Case Gallo, unico tra gli antichi complessi rurali che abbiamo visitato ad essere ancora abitato. Poi giù fino a via del Commercio: siamo arrivati.

Quello che vi abbiamo raccontato è solo uno dei tanti itinerari che si possono percorrere tra queste splendide vallette, fatte di paradisi nascosti, grotte sconosciute, rii e resti di una civiltà perduta. Esperienze da vivere con quello spirito di avventura, quella voglia di conoscere davvero ciò che ci circonda, che sono tra le più belle motivazioni che possano accompagnare i nostri passi.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma per adesso speriamo almeno di avervi incuriositi un po’.

Ora tocca a voi mettervi in cammino, esplorare, scoprire, e, se voleste seguirci sulle tracce di questi villaggi dimenticati, noi vi lasciamo il link alla guida completa per raggiungerli, che trovate pubblicata sulla nostra pagina Instagram @lessthan30fromhome.

Immagine di copertina:
La vetta del Monte Fasce. Foto di Lessthan30fromhome


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Raccontiamo un’altra Genova. Fatta di sentieri montani e tradizioni rurali, luoghi selvaggi e storie perdute, mondi vicini eppure lontanissimi.

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