Mercanti

I mercanti genovesi e tutti quegli italiani

Il mercante genovese medievale è inserito in un contesto ben preciso in cui si iniziò a parlare per la prima volta degli italiani.

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Italians do it betterPrima gli italianiItaliani brava gente

Siamo una specie di marchio di fabbrica. Il popolo degli italiani si adatta benissimo a slogan politici interni e a riferimenti misti di ammirazione e derisione dall’estero, accendendo subito infuocati dibattiti culturali. Discussioni che vanno avanti da ben prima dell’Unità d’Italia e affondano le loro radici in tempi antichi. Sì, ma quanto antichi? Quando si è iniziato a parlare di italiani come di un popolo con tratti comuni e distinguibili?

Dobbiamo tornare al XIV secolo, a un’opera celeberrima e a un racconto dove i protagonisti assoluti sono i genovesi. 

Per chi si stesse sforzando di ricordare, provando sensazioni poco piacevoli dimenticate dai tempi delle superiori, niente panico, eccovi rivelata la risposta: parliamo di Giovanni Boccaccio e del suo Decameron.

È il 1348 e a Firenze impazza la peste nera. In questa cornice assai simile a quella contemporanea (con le dovute proporzioni ovviamente, la peste bubbonica fu estremamente più letale del covid-19 e decimò la popolazione), dieci ragazzi si mettono in auto-isolamento, come diremmo oggi, per sfuggire a questa terribile epidemia. Durante il lockdown, per distrarsi, si raccontano ogni giorno per dieci giorni delle novelle. La nona del secondo giorno è quella che ci interessa. Per il testo completo vi rimando qui (Giovanni Boccaccio, Decameron. Giornata seconda – Novella nona).

La storia è quella di un proverbio

“Che lo ’ngannatore rimane a piè dello ’ngannato”. In un albergo di Parigi, un gruppo di mercanti discute delle relazioni con le rispettive mogli. Tutti convengono su come la fedeltà sia un concetto innaturale e che quindi, anche per non rischiare di provar la vergogna di essere traditi standosene con le mani in mano, andare con altre donne sia assolutamente non solo accettabile, ma anzi, sarebbe sbagliato non farlo!

Interviene allora Bernabò Lomellin da Genova, il quale dichiara cieco amore e totale fiducia in sua moglie. Così, Ambruogiuolo lo sfida: cercherà di corteggiare la moglie di Bernabò e se ella cederà alle sue avances, Bernabò stesso dovrà pagarlo con cinquemila fiorini d’oro.

Tutto insomma ai tempi aveva già un prezzo, era il mondo dei mercanti, i quali mettevano ogni cosa a contratto, anche le scommesse più scandalose. 

Ambruogiuolo si reca quindi a Genova dalla moglie di Bernabò, madonna Zinevra. Non riuscendo a corteggiarla, decide di ingannare Bernabò: intravede un seno di Zinevra mentre sta dormendo e nota un neo circondato da sei peli biondi come l’oro. Così torna a Parigi e riporta a Bernabò e agli altri mercanti la prova apparente del successo avuto con Zinevra, descrivendone il suo seno.

Bernabò, l’ingannato, ammette la sconfitta e colmo di sofferenza per il presunto tradimento subito torna a Genova, deciso a uccidere Zinevra. Non sarà egli stesso però a recarsi dalla consorte, ma commissiona l’assassinio a un parente. Zinevra però convince quest’ultimo a non ucciderla e fugge, lasciando Bernabò convinto di essere stato tradito da una moglie ormai uccisa.

Zinevra, vera eroina del racconto, non si dà per vinta

Prima si traveste da uomo, per poi rivolgersi a un commendatore catalano e imbarcarsi per mare. Questa era una pratica consueta ai tempi, soprattutto a Genova.

Venivano stipulati, anche molto velocemente, particolari contratti chiamati “commende marittime”. Da un lato il commendatore, l’imprenditore, dall’altro il viaggiatore, ricco o povero che fosse, vecchio o giovane, sano o malato. Tre quarti dell’eventuale guadagno andavano al commendatore, che però si accollava tutti gli oneri, e un quarto al viaggiatore, che non aveva nulla da rimetterci se non tutti i rischi altissimi in cui si poteva incorrere viaggiando per mare. 

Torniamo a Boccaccio e in particolare alla nostra Zinevra. Gli anni passano, quando un giorno ad Acri si trova come al solito insieme a “molti mercatanti e ciciliani e pisani e genovesi e viniziani ed altri italiani veggendovi”. 

Ed eccoli gli italiani: popolo di mercanti e viaggiatori, che non ha mai smesso di partire e trafficare.

Tra questi incontra Ambruogliuolo che ancora si fa vanto delle ricchezze che ha ottenuto da Bernabò e di come le ha ottenute. Finalmente Zinevra capisce l’ira del marito e l’odio monta in lei. Riesce però a mantenere il sangue freddo.

Decide di lavorare per Ambruogiuolo e ad Alessandria gli organizza un fondaco. In quell’occasione fa giungere anche Bernabò. Finalmente i tre protagonisti sono riuniti, Zinevra esce allo scoperto e smaschera l’inganno di Ambruogiuolo. Bernabò dal canto suo le chiede di perdonarlo per aver commissionato il suo assassinio e Zinevra in vero lo perdona. I due vengono risarciti lautamente e come in una fiaba vissero felici e contenti. Mentre l’ingannatore Ambruogiolo si trova a piè dell’ingannato e viene fatto impalare e divorare dagli insetti.

Immagine di copertina:
Michael Gaida


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Formazione scientifica basata su liceo scientifico e lauree in biotecnologie e biotecnologie industriali. Appassionato di comunicazione ha svolto una scuola di comunicazione scientifica per 6 mesi. Ha anche un canale YouTube di divulgazione scientifica. Non si interessa solo di scienza ovviamente, ma è il terreno dove si muove meglio e che crede, ancora un po’ romanticamente, di voler condividere con un pubblico più largo possibile.

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