Genvision

Genvision: la voce di una generazione

Lo spazio artistico dedicato a una generazione che vuol far sentire la sua voce.

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Forse ne avete già sentito parlare, anche se probabilmente non con questo nome, ma il Genvision è da poco sbarcato sui social ed è pronto, come sempre, a portare con sé una (non proprio) piccola rivoluzione.

Non lo sapete? Ma come! Il Genvision (Genvision Facebook | Genvison Instagram) è un progetto figlio del Genoavision, o la sua versione cresciuta se preferite vederla così. Nato nel 2018, ha dato la possibilità a studenti di vari licei di Genova di riscoprirsi, di dare voce alle proprie passioni e lanciarsi in un’esperienza che, negli anni delle superiori, è difficile immaginare. Soprattutto, è quasi impensabile che una cosa del genere bussi alla propria porta mentre si è in classe a studiare Dante o le equazioni. Eppure, il Genoavision ha portato il palco del Carlo Felice vicino a tutti quei ragazzi che, insieme allo studio, coltivano una passione: quella del canto. O del ballo. O del circo.

Insomma, ha dato spazio un po’ a tutti, in un ambiente di persone e spazi che, se non si parlasse di qualcosa che è avvenuto per davvero, risulterebbe strano immaginare.

Perché? Diciamo che i due anni in cui, per una sera, gli spalti del Carlo Felice si sono riempiti di un’atmosfera simile a quella di X-Factor, mescolata al brio di alcune personalità di internet, come ad esempio la Space Valley, alla creatività dei ragazzi e alla gioia che circondava il tutto, era complicato credere di non star sognando.

Dopo un anno di pandemia, risvegliatosi su Instagram sotto un altro nome, il Genoavision è pronto a tornare

Le novità di questa edizione ce le ha spiegate Matteo Altamura, fondatore del progetto insieme a Giovanni Gigante, che ha comunque tenuto a sottolineare una cosa: nonostante l’apparenza, il Genoavision non si è mai fermato.

Grazie al GV Network, l’associazione nata “in parallelo” al talent, gli eventi che permettevano ai ragazzi di esibirsi dal vivo erano già ripresi la scorsa estate. Ovviamente non si parla di una serata all’interno di un teatro, bensì di momenti che, più che solamente all’arte, erano dedicati soprattutto al divertimento. Una caratteristica tipica della generazione z, dopotutto, quella di voler unire le due cose, e sicuramente anche dei due organizzatori che, innamoratisi di questa dualità, hanno deciso di rendere il Genvision un progetto ancora più grande ed inclusivo del precedente, in modo che possa essere la vera e propria voce di una generazione. Cosa vuol dire

Innanzitutto, che il numero di scuole coinvolte nell’iniziativa è praticamente raddoppiato: sono infatti 30 i licei di provenienza dei talenti che parteciperanno alle prime selezioni e, rullo di tamburi, bensì tante siano genovesi, ce ne saranno altrettante dal resto della Liguria. 

Non proprio una cosa da niente, insomma! 

Se posta a confronto con gli altri progetti che hanno in mente i ragazzi della associazione GV Network, però, questo di allargare la possibilità di partecipare al talent anche ad altre scuole è quasi una briciola: fra il voler rendere l’arte una cosa fruibile da tutti e accessibile a ogni persona che sia alla ricerca di uno spazio per poter esprimere la propria voce, il progetto in continua espansione anche grazie ad un allargamento della squadra organizzativa, e la consapevolezza sempre più presente che se prima era il Genoavision a cercare la musica adesso è la musica che inizia a cercare il Genvision, è inevitabile che il 2021 risulti in realtà il primo passo verso un mondo ancora più grande.

Immagine di copertina:
Foto di Genoavision


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Nata a Genova nel 2002. Frequenta il quinto anno presso il Liceo Linguistico Deledda, dove studia inglese, cinese e russo. Scrive su Emergo, giornale studentesco nazionale, e su Mutismo, progetto poetico fondato da lei e due amici.

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