Colonna Morris

Ecosostenibile come…una Colonna in stile Art Nouveau vecchia 150 anni!

Cos'è quell'anghesu? Ma come, non lo sai? E' una Colonna Morris: vestigia liberty con potenzialità di ecosostenibilità!

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Cosa è quell’anghesu lì?!”: la frase più sentita di sempre in Piazza Paolo Da Novi è proprio questa. Ok, è da poco arrivato il nuovo eco-raccoglitore (articolo di wall:out), quindi ora si può fare confusione, anche perché stanno l’uno accanto all’altro, ma no, non parlo di quello. Sto parlando invece di quel ravatto verde cilindrico nella aiuola: si chiama ‘Colonna Morris‘, ed è l’unica a Genova (dove altro in Italia? Segnalatecele!).

Tutte le mattine correvo alla colonna Morris per vedere gli spettacoli che annunciava. Nulla era più disinteressato e più felice dei sogni offerti alla mia fantasia da ogni lavoro teatrale annunciato, e che erano condizionati a un tempo dalle immagini inseparabili delle parole che componevano il titolo ed anche dal colore dei cartelloni ancor umidi e gonfi di colla su cui questo spiccava…

da La strada di Swann, I volume de Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust.

Pensate un po’: a Genova abbiamo un elemento dell’arredo urbano elevato alla dignità dell’eternità dal capolavoro letterario di Proust e da uno di quelli pittorici di Jean Beraud. Eppure quanti di noi lo sanno?

È vero che passa un po’ inosservata, lì dove è posizionata, seppur sia stata recentemente ripitturata, trovandola oggi in condizioni decorose e ben migliori di soli pochi anni fa.

Ma cosa è una Colonna Morris? È stato il mix di soluzione a due ataviche esigenze degli spazi pubblici.

Primo elemento. Ormai i vespasiani – o per dirla chiara: gli orinatoi pubblici – sono elemento dell’arredo urbano che, benché per secoli sono stati necessari qua e là per le strade e le piazze sono oggi davvero rari:  per esempio, se ne trova uno dei pochi rimasti proprio a pochi metri dalla Colonna, sempre in Piazza Paolo Da Novi.

Secondo elemento. Nelle politiche di decoro degli spazi pubblici, in particolare dei muri dei palazzi per le strade, uno dei tanti problemi è sempre stato, sin dall’alba dei tempi (graffiti a Pompei), l’affissione più o meno illegale di locandine, manifesti, volantini, cartelloni pubblicitari. 

Nel 1839, il prefetto della Senna di Parigi autorizzò l’installazione, attorno ai vespasiani, di pannelli di legno su cui apporre la segnaletica stradale: era la cosidetta ‘colonna moresca‘. Nel 1854 il Servizio Passeggiate e Piantagioni (a proposito,  non dovremmo forse inaugurarlo anche noi qui a Genova, tra Corso Italia, la Passeggiata di Nervi, il Lungomare di Pegli, l’Acquedotto Storico e tanti altri luoghi passeggiabili che abbiamo la fortuna di avere?!) del comune di Parigi apportò un miglioramento a tutela della visibilità di quanto esposto: venne posto uno schermo davanti ai manifesti, e tra schermo e manifesti uno spazio per permettere il posizionamento di un bruciatore a gas avente funzione di illuminazione.

Ma ancora non si era soddisfatti, e allora venne bandito un concorso pubblico, vinto il 1 agosto 1868 dagli stampatori, padre e figlio, Richard e Richard-Gabriel Morris: ed ecco qui l’origine del nome.

Quest’ultima, peraltro, è dovuta anche al fatto che il barone Haussmann, prefetto della Senna e urbanista celeberrimo – si parla, infatti, di Parigi haussmanniana – concesse il monopolio della gestione di queste nuove colonne espositive. E così, nel 1877, venne eliminata l’ultima colonna moresca, arrivando ad avere Parigi nel 1898 duecentroventicinque Colonne Morris.

In realtà, però, va riconosciuto che una idea del tutto simile alla Colonna Morris era già stata adottata in Germania (rectius, allora Prussia) da Ernst Litfaß, a partire dal 1854, per combattere il distacco selvaggio dei manifesti, e infatti in Germania si chiamano ancora oggi Litfaßsäule e non Colonne Morris.

Dopo più di un secolo, nel 1986, La Compagnie Fermière des Colonnes Morris è stata acquisita da JCDecaux, gruppo industriale francese specializzato in pubblicità urbana. Dal 2006, su iniziativa della Sindaco di Parigi, le Colonne Morris presenti in città, rinnovate poi nel 2019, sono scese da 773 a 550.

Ma, quindi, un arredo vecchio più di 150 anni può ancora avere senso nelle Città del XXI Secolo?!

Sempre a Parigi bisogna volgere lo sguardo: se oggi la città deve saper essere anche attenta alle proprie emissioni e alle misure per ridurle o contrastarle, la Colonna Morris può essere strumento assai utile.

Qualche anno fa è cominciata una fase di sperimentazione dei primi prototipi: ogni colonna è una sorta di acquario luminoso, pieno d’acqua e popolato da microalghe in grado di catturare l’anidride carbonica e restituire ossigeno: ovvero, di riprodurre la fotosintesi, quel procedimento naturale che tutti sappiamo svolgono le piante e che molti individuano come soluzione per l’ inquinata città di oggi.

Ecco, una singola colonna sarebbe capace di assorbire tanta CO2 e restituire tanto ossigeno quanto 100 alberi: va’ che roba! 

Ma non è finita: i microorganismi, a forza di aspirare biossido di carbonio, arriverebbero a crescere e moltiplicarsi in gran numero per poi, una volta diventati troppo numerosi, essere evacuati verso una stazione di trattamento, qui convertiti in biogas, infine in biometano per riscaldare la città. 

Parigi, lotta all’inquinamento: colonne di alghe contro la Co2. Video La Repubblica

Perché allora non pensare di replicare questo esperimento a cavallo dei secoli, reimpiegando un elemento storico dell’arredo urbano in una chiave del tutto avanguardistica e al passo coi tempi e le mutate esigenze, a partire proprio da dove una Colonna Morris r-esiste per davvero?!

Questo tipo di colonne sarebbe poi prettamente indicato per luoghi a maggiore concentrazione di CO2 creata dal traffico urbano

E allora verrebbe da proporre di impulso, e senza spostarsi di tanti metri, l’installazione di altre simili colonne, per esempio, nell’area compresa tra Piazza della Vittoria (dove ci sono parcheggi sia in superficie sia soprattutto sottoterra, fonte significativa di CO2), Via Cadorna e i Giardini di Brignole (sede di tanti capolinea di linee bus cittadine e metropolitane, nonché appunto prospicienti la Stazione, adiacenti a uno dei principali snodi del traffico cittadino, su cui confluiscono e da cui si irradiano arterie stradali di prim’ordine). 

E perché non pensare anche di installare simili Colonne Morris 2.0 proprio là dove gli alberi non possono essere piantati, causa suolo non consono o non consigliabile all’impianto radicale, quali sono tante strade del quartiere della Foce e tanti spazi del nostro Centro Storico? Dove gli alberi proprio non possono arrivare, arriverebbero questi “polmoni” come elementi valorizzanti l’arredo urbano.

Possiamo, quindi, affermare a ragion veduta che la Colonna Morris di Piazza Paolo Da Novi abbia un indubbio valore storico e artistico, se non per la città intera, almeno per il quartiere della Foce (recentemente un‘altra Colonna Morris è stata stimata patrimonialmente in 30-40.000 euro), e un potenziale aggiunto cui prestare attenzione, anzi interesse.

La Colonna Morris è già così di per sé una ricchezza: che vogliamo farcene, ora che ne siamo più consapevoli?

Immagine di copertina:
Colonna Morris in Piazza Paolo da Novi, Genova. Foto di Edoardo M.


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