Didattica a distanza

Didattica a distanza: come la scuola diventa un ostacolo

La Didattica a Distanza può essere una grande opportunità. Può però sostituire la scuola? Quanti problemi risolve la DaD? E quanti ne crea?

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La didattica a distanza compare per la prima volta nel DPCM del 1 marzo 2020 e viene presentata con l’intento di tappare la voragine che si creerà da lì a poco con la chiusura delle scuole.

Il problema alla base

Sulla didattica a distanza si è detto quasi tutto e il suo contrario. Eppure, una cosa che è risaltata meno di altre è che nessuno deve essere lasciato indietro. Un principio semplice, nascosto dietro all’idea che basti aiutare la maggior parte degli studenti in obbligo scolastico per essere a posto.

Il problema alla base è che è stato dato per scontato che ogni studente o ogni famiglia avesse un accesso stabile a internet. Un dato probabilmente falsato da stereotipi legati all’idea di “giovani” (qualunque fascia di età questa parola voglia rappresentare) che le generazioni meno recenti hanno diffusamente adottato.

In un articolo del 6 aprile 2020 Repubblica riporta i dati ISTAT sull’accesso a internet da parte delle famiglie e il risultato è terribile: un terzo delle famiglie non ha pc o tablet in casa.

Didattica a distanza: centrare il punto

Per accogliere la didattica a distanza nel miglior modo possibile è stata tentata quasi qualunque strategia.

Alcune misure si sono rivelate abbastanza funzionali, come i tablet forniti alle scuole dal Ministero, altre meno, come i rimborsi passati come “bonus” di Regione Liguria (con la particolarità che senza anticipare la spesa, non si sarebbe ricevuto il rimborso).

Per quanto capillari possano essere le strategie adottate, la didattica a distanza lascia sempre qualcuno tagliato fuori. Sfugge, quindi, il punto del discorso: la scuola non è solo didattica ed è irrinunciabile. Anche se si riuscisse a restituire la didattica al 100% mancherebbe, inevitabilmente, tutto il resto del contesto.

Tutto “il resto”

Didattica a distanza
Foto di Creatv Eight

La didattica, a distanza o in presenza, è comunque solo un pezzo del contesto scolastico. Nel DPCM del 24 ottobre si parla di didattica a distanza solo per le scuole superiori, ipotizzando a torto, che possano funzionare come l’Università (che comunque in molti casi non funziona, anche in virtù dei mezzi a disposizione e dell’età anagrafica dei docenti di ruolo), ma complessivamente vengono ignorati quei fattori che spesso determinano delle condizioni di disagio.

Basti pensare alle situazioni di violenza domestica o di abbandono scolastico: uno studente o una studentessa a scuola ha maggiori possibilità di essere tutelata da situazioni di rischio. Non si parla solo di docenti: anche i gruppi di pari, i compagni di classe o il personale ausiliario, tutti concorrono alla cura reciproca all’interno del contesto scolastico.

La Didattica a distanza fuori da scuola

La didattica a distanza va a toccare anche molti degli ambienti normalmente fuori da scuola. Pensiamo a quei genitori (soprattutto donne) che devono restare a casa e rinunciare al lavoro per stare con i figli: non un gran problema per chi ha in casa studenti dalla seconda superiore in poi, ma un danno enorme per i nuclei con figli più piccoli.

Anche i servizi educativi e sociali che quotidianamente lavorano con e dentro le scuole oggi si trovano in difficoltà. Come si può sviluppare la socialità e la capacità di relazione in una scuola vuota? Quali strumenti sono a disposizione delle scuole per garantire il diritto allo studio dei propri iscritti?

Didattica e tutela: visione d’insieme cercasi

Fissiamo una regola generale: tutelare i minori significa, nella maggioranza dei casi, tutelare le famiglie.

Come?

Assicurando le possibilità di lavorare e di recarsi sul posto di lavoro in sicurezza a entrambi i genitori; garantendo un contesto sicuro che gli studenti possano frequentare di persona; dando una corretta informazione alle famiglie (anche attraverso mediatori culturali) e provvedendo alla vigilanza sul disagio e sulla povertà educativa.

La risposta alla crisi sanitaria può avere al centro l’idea di scuola in presenza. I genitori sono spesso cittadini che producono e, tolto il lavoro da casa, se possono andare a lavorare in sicurezza e non su mezzi strapieni o con il rischio di non avere le protezioni sanitarie adatte, possono erogare beni e servizi, provvedendo ai bisogni di base dei propri famigliari e di terzi evitando molti problemi.

Chiaramente non è tutto semplice

I numeri di queste settimane dimostrano che le protezioni sanitarie e i protocolli non bastano. Eppure si continuano a rattoppare le falle del sistema senza agire alla base. Si spazia dall’elettoralistico “va tutto bene” ai dati allarmanti dei Pronto Soccorso ma si fatica a trovare una visione di insieme. 

Forse, alla situazione attuale, ridurre la presenza nella scuola a favore della Didattica a Distanza è l’unica soluzione possibile.

Rimane però la certezza che questo sistema abbia retto poco e male, e il dovere di tutti, come singoli e come comunità, è ripensare la Scuola come pilastro della comunità e non come un’app da cancellare se occupa troppo spazio.

Immagine di copertina:
Foto di Ivan Aleksic


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Ultimo di 15 cloni fuggiti da un progetto a basso budget per la conquista del mondo. Ha un animale domestico immaginario di nome Stress Lavoro Correlato. Coordinatore di un centro educativo, amministratore locale, amante di tutte le cose belle come il buon vino, il pesto e la Prima Repubblica.

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