Valletta Carbonara Genova

Diamanti nascosti nel vento: la Valletta Carbonara

Da Versailles, il progetto di Eleonora Gigantesco per una valletta fiorita in centro città.

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Genova è mille e una meraviglie. Una è la quota visibile, mille sono i tesori potenziali, i diamanti nascosti sotto nuvole di pigrizia e preoccupazioni collaterali. Chiese abbandonate, piazze e parchi di un’inaspettata e sfacciata accoglienza, una città capace di farsi chiamare casa dai vagabondi ma, soprattutto, di farsi rimpiangere. Sia da chi va, sia da chi resta. 

Quanto ancora potrebbe offrirci la nostra città, se smettessimo di concentrarci sui suoi limiti?

Nessuno meglio di Eleonora Gigantesco può testimoniare scientemente il potenziale inespresso del capoluogo ligure. Architetta genovese, laureata all’università di Genova e trasferitasi in Francia per svolgere il master in Architettura del Paesaggio, Eleonora ha scelto proprio uno di questi gioielli ignorati presenti nella Superba per scrivere la sua seconda tesi di laurea: la Valletta Carbonara.

Valletta Carbonara Genova
Valletta Carbonara, Genova. Foto di Elisa M.

Come Villetta di Negro, i Giardini Babilonia, la Chiesa di Santa Maria in Passione e molti altri luoghi, questo sito è stato per troppo tempo lasciato in silenzio da istituzioni conservatrici e labirinti burocratici. Infatti, la maggior parte delle volte che si intendono avviare interventi di riqualificazione, il principale problema è capire “chi ha le mani in pasta”, a chi rivolgersi.

Questione spinosa anche per un progetto circoscritto e determinato come quello di Eleonora, che ha principalmente un obiettivo: riconnettere il tessuto storico a quello urbano, valorizzandone il patrimonio scientifico-botanico. 

Albergo dei Poveri Genova
L’Albergo dei Poveri, Genova. Foto di Elisa M.

Polmone verde in città

Ogni genovese conosce l’Albergo dei Poveri, ma pochi notano l’enorme polmone verde che lo affianca. Il sito è stato fondato nel 1656 da Emanuele Brignole per ospitare orfani, anziani e infermi, con l’esplicita volontà testamentaria di dedicare loro un grande spazio verde:

Nel giardino i poveri dell’Albergo avranno da passeggiare e prendere il sole d’inverno e godere l’ombra e la frescura d’estate.

Oggi questa struttura è una delle più grandi di Genova, con estensione perfino maggiore a quella dello stadio Luigi Ferraris e con, appunto, quasi tre ettari di terreno retrostanti. Luogo, secondo Eleonora, “poco accessibile, poco visibile e soprattutto poco leggibile”. 

Il progetto si fonda sull’intenzione di aprire la Valletta, terreno insondabile se non per la volontaristica Associazione Le Serre di San Nicola, creando due nuovi accessi sull’asse nord-sud. 

Associazione Le Serre di San Nicola Genova
Associazione Le Serre di San Nicola, Genova. Foto di Elisa M.

Nel 1876 il sito è diventato vivaio comunale, con una conseguente artificializzazione estrema mediante terrazzamenti in cemento e serre.

Sebbene la salvaguardia della storia e l’inviolabilità del sito siano prioritarie per l’architetta, ai fini della riqualificazione è necessario valorizzare il salvabile e demolire ciò che permane in completo stato di degrado: si tratta delle quattro serre sovrapposte al tracciato del rio Carbonara, destinate ad affondare nuovamente anche se venissero restaurate.

Negli spazi liberati si andrebbero a creare pergolati e zone pic-nic, oltre a giardini tematici, come il giardino mediterraneo, autoctono e autoalimentante. Si costituirebbe, così, un percorso e un racconto della storia dell’acclimatazione delle piante in riviera, dando spazio a un contenuto scientifico oggi tenuto in scarsa considerazione e valorizzando la realtà botanica e culturale.

Un nuovo giardino

Il primo motivo di mobilitazione delle Serre di San Nicola per la salvaguardia del patrimonio vegetale della zona – forse ragione per cui la Valletta resiste – sono le felci storiche. Ora soffocate dentro serre decisamente troppo piccole e tramortite dai continui spostamenti, esse verrebbero messe in scena, posate sui resti della zona nord dell’albergo, ormai irrecuperabile e ostruente.

Nascerebbe così un giardino più intimo e significativo che coniugherebbe il patrimonio storico con quello vegetale della Valletta.

Inoltre, si potrebbe trarre enorme beneficio dall’apertura del fiume che scende a fondovalle verso la Darsena, sotto via delle Fontane. Far rivedere il cielo all’interrato rio Carbonara, oltre al considerevole impatto estetico, permetterebbe la creazione di una vasca di compensazione, per regolare il reflusso d’acqua e ridurre il danno delle alluvioni. Inoltre, il reticolo idrografico alimenterebbe i vegetali della Valletta, oggi irrigati con acqua nobile. 

Valletta Carbonara Genova
Valletta Carbonara, Genova. Foto di Chiara Marcenaro

Risulta quasi superfluo sottolineare i benefici di interventi simili, atti alla realizzazione di un progetto socio-culturale, prima che storico-artistico, ammesso sia possibile distinguere i due ambiti.

Viviamo immersi in assurdi paradossi urbani e istituzionali: si punta alla sostenibilità costruendo boschi verticali intrappolati in vasconi di cemento armato, mentre si mortificano le naturali opportunità che sono già a disposizione. Aprire e vivere i molteplici siti ignorati che costellano Genova permetterebbe agli abitanti di consolidare il senso di appartenenza alla città attraverso la sua cura e avrebbe un fortissimo impatto attrattivo, oltre che ambientale. 

Come diceva Calvino:
“d’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

Se la domanda è quanto vogliamo permettere all’ambiente in cui viviamo di plasmarci nell’equilibrio, la risposta è l’attivismo.

Gli interventi urbani spesso si propongono come soluzioni a problemi che a loro volta creano altri problemi che hanno bisogno di nuove soluzioni. Quando il provvedimento è atto alla salvaguardia dell’essenza naturale della città, questo non può accadere.

La riqualificazione di zone come la Valletta Carbonara non è solo un buon proposito, ma una necessità globale, poco riconosciuta in questa frenesia urbana, di diritto alla bellezza e alla socialità.

Immagine di copertina:
Valletta Carbonara, Genova. Foto di Elisa M.


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Classe 2000, studentessa di Lettere Moderne presso l’università di Pavia. Diplomata al Liceo Classico. Genovese innamorata della propria città, della storia e dell’arte che permeano tutto (o quasi) ciò che ci circonda. Ha collaborato con il Museo Diocesano di Genova e con il Suq.

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