Camilla Canepa Vaccino Genova AstraZeneca

Camilla Canepa non doveva morire

La tragedia della ragazza di Sestri Levante, morta solo a 18 anni, getta molte ombre sulla gestione della campagna vaccinale.

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Camilla Canepa è morta il 10 giugno 2021. Fatale per la diciottenne di Sestri Levante pare essere stata la somministrazione della prima dose del vaccino Astrazeneca. Solo pochi giorni prima, infatti, Camilla si era recata all’open day di Genova dove era offerta la possibilità ai maggiorenni di ricevere il vaccino anti covid-19 Astrazeneca o Johnson&Johnson.

Sebbene un’inchiesta sia stata aperta sul caso, poiché la giovane ligure sembrerebbe fosse affetta da piastrinopenia immune e assumesse estrogeni, resta la sensazione che la sua perdita fosse evitabile.

Come siamo arrivati a questo episodio così doloroso? Si tratta di un evento casuale o una conseguenza inevitabile di come è gestita la campagna di vaccinazione?

Per ricostruire l’intera vicenda bisogna fare molti passi indietro

Torniamo all’inizio della campagna vaccinale e a quel periodo in cui si dibatteva sulle priorità di somministrazione.

La discussione vedeva da una parte chi sosteneva la necessità di vaccinare prima i più giovani, in quanto veicoli principali del contagio, e chi invece riteneva più saggio garantire il vaccino in primis ai più anziani poiché più vulnerabili alla sindrome covid-19. Si decise di dare la priorità ai più fragili. Anche perché si notò che il vaccino agisce principalmente sui sintomi, diminuendo drasticamente la possibilità che questi si sviluppino in modo grave, piuttosto che sulla possibilità di contagiarsi e contagiare. 

I primi mesi di campagna vaccinale, che in UE proseguiva un po’ a singhiozzo, interessarono quindi gli anziani e il personale sanitario. Si partì coi vaccini a mRNA Pfizer e Moderna ai quali poi si aggiunse Astrazeneca, destinato ad essere al centro dell’attenzione mediatica.

Nell’arco dell’intera vicenda, un periodo chiave fu metà marzo.

Accadde infatti che Astrazeneca venne sospeso in diversi Paesi europei tra cui l’Italia. La decisione partì dalla Germania e in particolare dall’Istituto Koch, il quale notò una correlazione maggiore tra somministrazioni di Astrazeneca ed episodi fatali di trombosi specialmente nelle giovani donne.

L’effetto domino fu repentino. Tutti i governi e le relative agenzie del farmaco (da noi l’AIFA) sospesero il farmaco per tutte le fasce d’età. Dopodiché, nel giro di pochi giorni, l’EMA, l’agenzia europea del farmaco, ufficiale rappresentante della scienza farmacologica nel nostro continente, si pronunciò: il rapporto rischi-benefici con Astrazeneca resta schiacciante in favore dei benefici, tutt’al più sarebbe auspicabile dare altri vaccini per gli under 60.

Nessun divieto e la vaccinazione con Astrazeneca riprende.

I mesi passano e la campagna vaccinale accelera speditamente. Si passa a fasce d’età più giovani e intanto contemporaneamente il numero di contagi crolla, esattamente come nel 2020, quando non era disponibile alcun vaccino.

E molto si potrebbe dire anche sui toni propagandistici di maggio/giugno 2021 secondo i quali la discesa della curva dei contagi fosse dovuta esclusivamente alla campagna vaccinale condotta dal generale Figliuolo, per il quale la riverenza si è sprecata ai limiti del patetico, senza considerare l’effetto della stagionalità del virus. 

Gli open day vaccinali

Eccoci dunque agli open day vaccinali. Culmine inevitabile degli eventi. Le regioni, a cui è affidata l’organizzazione delle prenotazioni delle vaccinazioni, realizzano di avere nei propri frigoriferi diverse dosi di Astrazeneca extra. Come mai sono avanzate?

Ce lo spiega bene Davide di wall:out nel suo articolo Vaccini: i giovani liguri cortesemente sacrificati: l’incertezza comunicata maldestramente dalle agenzie del farmaco e dai governi tre mesi fa ha fatto serpeggiare la paura nella popolazione nei confronti di Astrazeneca, anche da parte di chi paura non dovrebbe averne alcuna, come tutti quegli over 60 a cui è stato offerto Astrazeneca ma che è stato da loro rifiutato.

A questo punto le regioni si spaccano: se alcune ritengono poco saggio distribuire le dosi avanzate alle fasce under 60, della popolazione, seguendo le raccomandazioni EMA, altre invece preferiscono darle ai più giovani, i quali sono ancora in attesa del proprio turno vaccinale. Tra queste regioni c’è la Liguria. 

Si arriva così alla morte di Camilla Canepa. Un lutto che ci lascia con molti interrogativi. Cosa sarebbe successo se invece di Astrazeneca avesse ricevuto un vaccino mRNA?

Difficile rispondere. Oggi infatti il dito viene puntato verso Astrazeneca che viene vietato per gli under 60 a seguito di questo episodio in Italia, di fatto bollandolo come causa della morte di Camilla e quindi pericoloso per i giovani. Tuttavia i dubbi restano dal momento che quasi la totalità dei vaccini dati ai giovani sono Astrazeneca e Johnson&Johnson (quelli adenovirali).

In mancanza di dati riguardanti le vaccinazioni a mRNA per le fasce d’età più giovani, resta difficile affermare se questi siano più sicuri. Si potrebbe guardare ad altri paesi come gli Stati Uniti dove si usa principalmente Pfizer, oltre che Johnson&Johnson, mentre Astrazeneca non è stato approvato.

Personalmente però non sono riuscito ad ottenere questi dati, ma nemmeno dati europei o italiani per quanto riguarda la distribuzione dei vari vaccini all’interno di specifiche fasce d’età. È molto difficile quindi trarre conclusioni in questo senso. Verranno usati mix di vaccini in futuro per chi è under 60 e ha già ricevuto una dose Astrazeneca, mix sulla cui sicurezza sappiamo pochissimo.

Di sicuro resta molto discutibile l’intera gestione della campagna vaccinale

L’idea di vaccinare tutta la popolazione più in fretta possibile e indiscriminatamente è miope. Parliamo di un virus ormai diffuso globalmente e trasmissibile agli animali (e molto probabilmente originatosi da questi) che possono essere serbatoi pericolosi di future improvvise nuove esplosioni contagiose. Sars-Cov-2 a differenza di altri virus come il vaiolo, è ormai praticamente impossibile da eradicare totalmente.

Assomiglia molto di più all’influenza con cui si deve fare i conti tutti gli anni. La diffusione è ormai troppo ampia e capillare, il mondo è troppo interconnesso. Basta osservare quello che sta succedendo in UK dove la nuova variante indiana ha ucciso anche persone con la doppia dose ricevuta.

Purtroppo non possiamo sperare che accada ciò che è successo col vaiolo che è stato eradicato. Quello infatti era un virus che poteva infettare solo l’uomo e la sua diffusione era molto minore. Con le vaccinazioni è stato debellato.

Questo non significa che i nostri sforzi di vaccinazione siano inutili. Anzi, sono fondamentali.

Però andrebbero calibrati più oculatamente, non in modo massivo come stiamo assistendo oggi. In un momento di scarsi contagi come quello attuale, con la prospettiva di diversi milioni di dosi di vaccini a mRNA in arrivo e con molti altre nazioni molto più indietro nella vaccinazione della nostra, che senso ha vaccinare a testa bassa in questo modo i giovani che soffrono molto poco il virus con Astrazeneca, considerato che il farmaco non impedisce loro di trasmettere il virus stesso? Il programma COVAX che raccoglie le dosi di vaccino inutilizzate dei paesi ricchi per ridistribuirle ai più poveri cosa ci sta a fare se viene ignorato in queste situazioni? 

I responsabili non sono pochi

A partire dalle agenzie del farmaco che non hanno avuto il coraggio di porre divieti in primavera. La scienza non può dare certezze (articolo di wall:out La vera forza della scienza? Mettere a nudo le sue incertezze) anche se molti giornalisti e politici chiedono il contrario, la campagna di vaccinazione non sfugge a questo principio perché piaccia o meno la popolazione è stata inevitabilmente un banco di prova sperimentale in quanto la distribuzione di milioni di dosi in pochi mesi di un farmaco è un evento eccezionale e con conseguenze inattese, che va ben oltre i trial clinici.

Tuttavia in questo caso sarebbe stato bene appellarsi al principio di precauzione perché quell’incertezza ha provocato morti che probabilmente si sarebbero potute evitare: bisognava restare fermi come si era detto sulla vaccinazione dei fragili e vaccinare i giovani con più buon senso, i campanelli d’allarme erano suonati in primavera e la necessità di agire con fretta è venuta meno da settimane.

La politica poi ci ha messo del suo

Poiché nonostante l’organizzazione degli open day fosse legittimata dalle agenzie del farmaco, allo stesso tempo una maggiore prudenza sarebbe stata auspicabile.

Invece, secondo la filosofia del tutto e subito, si è continuata una corsa folle e anche un po’ inutile.

Camilla Canepa è stata sicuramente condizionata a recarsi all’open day, se davvero fosse confermata anche l’anamnesi di piastrinopenia, questa non rappresenterebbe che un’aggravante nei confronti delle autorità: la spasmodica idea che vaccinando tutti il più in fretta possibile sia l’unica cosa da fare è limitata e purtroppo anche pericolosa. 

Immagine di copertina:
Foto di Torstensimon


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Formazione scientifica basata su liceo scientifico e lauree in biotecnologie e biotecnologie industriali. Appassionato di comunicazione ha svolto una scuola di comunicazione scientifica per 6 mesi. Ha anche un canale YouTube di divulgazione scientifica. Non si interessa solo di scienza ovviamente, ma è il terreno dove si muove meglio e che crede, ancora un po’ romanticamente, di voler condividere con un pubblico più largo possibile.

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