Vini

Beni di prima necessità? Altri 5 vini sotto i 15 euro da ordinare online

Cosa è un bene di prima necessità? I prodotti culturali sono beni necessari? Il vino è un prodotto culturale? C’è un solo modo per scoprirlo: si chiama learning by drinking. Ecco una breve guida.

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Seconda puntata della piccola guida Cibo & Vino (qui la prima puntata) per l’acquisto dei migliori (secondo il mio (dubbio?) gusto) vini in circolazione sui principali siti italiani di e-commerce. 

Questa volta andiamo su Callmewine.
L’ordine è sempre quello di servizio (cioè cominciate a bere dalla numero uno e andate avanti fino all’ultima: o finché vi riesce, of course). Pronti? Via.

1)     Pecorino ‘Giocheremo con i Fiori’ Torre dei Beati 2019, 10,90 €. Andate al link per sapere tutto quel che serve sul pecorino. Partiamo con un bianco sottile, leggero e divertente. Lo dice già lui, il sorso è un gioco con i profumi floreali. Chevvuoidippiù.

2)     ‘Flavus’ Abbazia di Novacella 2016, 13,50 €. Risaliamo dall’Umbria all’Alto Adige per questo bianco fatto con un vitigno dal nome strano (Gruner Veltliner) e dalla provenienza insospettabile (Austria – ma in Austria di fanno vini? Sì. Buoni? Anche, sì.). Più fiori di prima e anche molto altro tranne solfiti aggiunti che, appunto, non lo aggiungono (insomma, meno probabilità di mal di testa se ve la scolate tutta, ecco).

3)     Valpolicella Classico La Dama 2017, 12,50 €. Che volete che vi dica di questo? Solo due cose. Primo: non è possibile far durare la bottiglia più di qualche decina di minuti (tecnicamente lo chiamano richiamo alla beva, ma è questa roba qui); secondo: comprate tutto quello che è rimasto di questa azienda. Fine.

4)     Piedirosso ‘Pro – polis’ Contrada Salandra 2011, 15,00 €. Riscendiamo in Campania e chiudiamo coi rossi con una versione divertentissima di un vitigno poco considerato. Son 9 anni che se sta lì, è l’ora di assaggiarlo: bellissimi i profumi, ma qui si gode al palato, per dirla chiara e tonda.

5)     Moscato d’Asti Paolo Saracco 2019, 12,50 €. Siccome ci vuole anche un vino da bere coi dolci, e siccome (quasi) sempre deve essere dolce. È un moscato, sì, ma uno di quelli che se pensate che il moscato e robetta, vi fa ricredere ai primi sorsi e sniffate. Assicurato.

Fine seconda puntata. Prosit!

Immagine di copertina:
Alexas_Fotos


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Nasce e vive a Genova, dove ha studiato Economia e altre cose noiose. Finisce a lavorare a Milano, dove ora insegna Sociologia della cultura all’Università di Milano-Bicocca. Nel frattempo, ha scritto di cibo e altre cose divertenti su riviste scientifiche, quotidiani on line (Genova24.it) e su qualche libro (Carocci Editore). Per il resto, si dedica a due discipline antiche: arti marziali cinesi e degustazione di vino.

4 Comments

  1. Se ti beccano all’uscita del supermercato con nel secchetto solo vini ti multano perché non considerato bene di prima necessità. Learning by drinking ? Che cosa si impara? Valpolicella: non è possibile far durare la bottiglia più di qualche decina di minuti….ma bevendola in quanti? Divertente un vino? Che cosa significa di preciso, che si diventa allegri quando si comincia a diventare arzilli? La prima fase dell’euforia e della disinibizione dell’intossicazione alcolica? Un po’ deluso dalla definizione delle caratteristiche, si parla di profumo, ma quanto al gusto? Quello che veramente è divertente delle descrizioni dei sommelier sono appunto le percezioni della mora, dei frutti di bosco, cannella, cacao, menta, noce moscata, pepe….che qui invece mancano del tutto. E considerati i prezzi di queste bottiglie io preferisco restare su vini veramente ottimi, della metà del costo e anche meno, come Gutturnio, Monte rosso e Malvasia dell’azienda Manzini di Piacenza.

  2. Grazie del commento, intanto! Tante domande, provo a darne conto, brevemente di tutte 😉 L’espressione learning by drinking (per lo più ironica) vuole suggerire che il modo migliore per imparare a degustare è la pratica dell’assaggio, più che lo studio di manuali; Valpolicella: anche qui accento ironico (ma un po’ tutto l’articolo): comunque solo per dire che ha una grande beva, a differenza delle caratteristiche di quel disciplinare; Divertente, nel senso che in compagnia è facile parlarne, raccontarsi l’esperienza dell’assaggio ecc, non tutti i vini garantiscono questo benefit ;); Sulle descrizioni classiche (da manuale dei corsi) invece mi trovo in disaccordo: le conosco, ho frequentato quei contesti in cui si utilizzano e – per quanto mi riguarda – trovo ci siano modalità più ricche e nutrienti per incontrare un vino (se posso, suggerisco la lettura di un bel libro al riguardo: “Il vino capovolto” a cura di Sandro Sangiorgi). Infine, sulla preferenza di altri vini, beh, proverò certamente quelli consigliati!
    Grazie ancora!!

    Lorenzo

  3. Grazie delle delucidazioni, solo una delusione…credevo che bere aiutasse ad imparare, un po’ come in passato quando si diceva che con l’aiuto di un registratore bastava dormire ed al risveglio avevi imparato la lezione. 🙂

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