Andalusia

5 cose strane sull’ Erasmus in Andalusia

Da Genova a Siviglia. Tutte le perplessità di una studentessa in Erasmus.

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Vivere in un altro paese per un po’, oltre ad arricchirci come persone, ci fa tornare carichi di divertenti aneddoti che spenderemo ad ogni festa e che snoccioleremo ogni qual volta l’occasione ce lo permetterà. Per quanto si cerchi di ignorarla la nostalgia resta sempre e anche i fatti che sul momento ci hanno lasciati interdetti, facendoci sentire sperduti e lontani da casa, contribuiscono ad aumentarla.

Del mio periodo in Andalusia potrei raccontare di tutto, ma mi limiterò a narrarvi 5 cose che ancora oggi non mi sono del tutto chiare ma che mi hanno fatta innamorare.

1. Stranezze architettoniche

Siviglia è sicuramente una delle città più belle dell’Andalusia e forse una delle più belle che io abbia mai visto. Io e la mia coinquilina abbiamo trovato la casa ideale ancora prima di partire, innamorandoci subito del suo ampio terrazzo sul tetto  e del suo patio, elementi tipici che ci hanno decisamente conquistate.

Quello che invece ci ha lasciate perplesse era la disposizione degli spazi interni, dato che solo una delle tre camere da letto possedeva una finestra verso l’esterno, mentre le altre due avevano una finestra sul corridoio interno, proprio a fianco alla porta della stanza.

La casa tipica Sivigliana, infatti, a differenza di altre architetture del patio mediterranee, ha un solo lato che affaccia all’esterno, mentre i corridoi che affacciano sul patio centrale, disponevano in origine solo della copertura ed erano privi di parete, facendo affacciare le stanze direttamente su questo spazio semi aperto, ora chiuso e finestrato.

La guerra per l’unica camera con vista si è conclusa con la mia vittoria, scontata nei mesi caldi durante i picchi di 45 gradi e poi con l’arrivo del freddo. In una casa senza riscaldamento e piena di spifferi la camera più esposta non è sempre una buona idea. 

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Foto di Margherita B.

2. Orari e tempi dilatati

La cosa che più mi manca dell’Andalusia sono i ritmi della vita. Cenare alle 10, andare a letto alle 2, vivere con calma. Sicuramente la vita di uno studente Erasmus non è la vita di un lavoratore e, probabilmente, a mancarmi è soprattutto leggerezza di quel periodo. Ma la lentezza con cui le persone si muovono nel loro quotidiano è lontana da quella a cui siamo abituati noi italiani e, spesso, questo destabilizza anche uno studente che non ha alcuna fretta.

Ve ne accorgerete la prima volta che ordinerete in un bar e l’operazione richiederà molto più tempo del previsto, inserendosi tranquillamente tra le chiacchiere di chi sta dietro al bancone.

La fretta di tutta una vita di ritardi si presenterà immediatamente insieme ad un senso di trascuratezza.

Lampante è l’importanza della siesta dopo pranzo, se pensavate che fosse un modo goliardico per riferirsi ad una vecchia usanza vi siete sbagliati. Scordatevi di fare compere prima delle 16 e 30 / 17, e questo se siete fortunati. Il ritmo si adatta perfettamente al caldo andaluso e non è affatto male fare compere dalle 21 alle 22, orario in cui troverete aperti moltissimi negozi.

3. Il butanero

Probabilmente anche in Italia molte persone usano ancora la bombola del gas per scaldare l’acqua e cucinare. Nel centro storico di Siviglia tutti ne fanno uso ed esiste un apposito servizio per far arrivare le bombonas a gas direttamente nel proprio appartamento.

Quel che però mi è parso affascinante, che forse avviene o forse no anche in Italia, sono state le modalità per prendere contatto con il butanero, l’uomo delle bombole.

Il butanero si aggira nel quartiere gridando “butanooo” a gran voce solo in alcuni giorni della settimana e in alcuni orari. Quindi l’unico modo per ottenere il dono del fuoco implica una procedura che consiste nell’essere abbastanza veloci e pronti per scattare nel momento in cui si avverte in lontananza il suo richiamo, correre in strada, trovarlo, fermarlo e chiedere una bombola. 

La mia coinquilina spagnola aveva trovato un’efficace alternativa che consisteva nell’appostarsi dal balcone e al primo grido che segnalava l’arrivo di questo moderno Prometeo emettere un contro-richiamo, urlando “butanerooo”.

Solo mesi dopo abbiamo scoperto l’esistenza di un numero di telefono per ricevere la bombola tramite prenotazione.

Purtroppo, anche questa soluzione non risultò semplice dato che, non si sa come, arrivarono due uomini diversi con 2 bombole. Non spiegandoci l’arrivo della seconda bombola, il secondo butanero, tradito, si arrabbiò e giurando che non sarebbe più tornato, ci intimò di non chiamarlo mai più.

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Foto di Margherita B.

4. Porzioni ridotte

Quando si viaggia una delle cose a cui siamo più interessati è senza dubbio il cibo. In Andalusia potreste avere grandi soddisfazioni su questo fronte, soprattutto per quel che riguarda il rapporto qualità prezzo.

Ci vuole un po’ di abitudine per entrare nel meccanismo delle tapas ed uscire dalle rigide categorie di primo e secondo. La tentazione è quella di ordinare quanto più possibile con l’idea che il cibo possa non essere sufficiente, in realtà dovreste farlo per assaggiare tutto e condividerlo con i vostri amici, vi assicuro che questa mania dei piatti piccoli che hanno gli spagnoli non vi porterà a mangiare meno, anzi.

Potete anche chiedere una caña, che equivale a un quarto di una birra normale, finirete per mangiare e bere molto di più, anche se a dosi ridotte e spendendo molto meno.

Comunque, se sentiste l’esigenza di avere una super porzione per avvicinarvi al nostro più consueto modo di consumare il cibo, potete sempre ordinare un plato. Ma attenzione, perché vi troverete di fronte a una quantità spropositata da fronteggiare. 

5. Spagnoli “caciaroni”

Lo stereotipo più comune che riguarda il popolo spagnolo è la sua propensione a fare festa in qualunque momento. Se avete fatto l’Erasmus in Spagna prima di partire vi sarete sentiti sfottere sul fatto che stavate andando lì per divertirvi invece che per studiare. Una cosa vera c’è: le feste in Andalusia hanno un’importanza fondamentale per la vita quotidiana.

Che si tratti di processioni religiose o della serata in discoteca, per gli abitanti di Siviglia la faccenda è seria, tanto che se una festività coinciderà con il weekend, verrà spostata, per aumentare i giorni liberi.

Ricordo ben poche sere in cui la mia coinquilina spagnola non sia uscita a fare baldoria, la sveglia presto non l’ha mai spaventata, con poche ore di sonno a notte è sempre stata carichissima. Ma questa attitudine non riguarda solo i giovani, il fenomeno è trasversale. Ci sono moltissime feste che sono piuttosto simili alle nostre sagre a cui partecipano tutti gli abitanti, età compresa tra i 9 e i 90 anni.

In particolare, dopo la semana santa, ogni città festeggia la Feria, cioè un periodo di festa che si protrae per giorni, tra flamenco, spettacoli e bevute. La più grossa è la Feria de Abril a Siviglia, che coinvolge tutta la città e attira partecipanti da ogni parte dell’Andalusia. Ovviamente le varie Ferias si svolgono in periodi diversi, in modo che si possa partecipare anche agli eventi nelle città dei lontani parenti. 

Non dimentichiamoci poi delle festività natalizie, come la zambomba Jerezana. A Jerez le feste di quartiere, che si protraggono per tutto il periodo natalizio, coinvolgono tutti gli abitanti, bevendo, mangiando, cantando e ballando ad ogni ora. Ad ogni canzone si crea una specie di cerchio al cui interno i partecipanti ballano il flamenco come se facessero break dance.

Immagine di copertina:
Foto di Margherita B.


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Eterna indecisa, si destreggia tra tante passioni. È laureata in filosofia ed è sempre in cerca di risposte, anche se spesso trova solo altre domande. La fotografia è il suo primo amore e la sua macchina fotografica una immancabile compagna. Nella vita spera di farcela, qualunque cosa voglia dire.

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