Brigate Rosse Genova

24/01/1979, Genova capitale delle Brigate Rosse

Guido Rossa fu il primo operaio ucciso dalle BR, che a Genova consumarono tante “prime volte”: vediamo tutte le date.

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Se ancora oggi, a decenni di distanza, non si è riusciti – e forse mai si potrà – a ricostruire in maniera completa la storia delle Brigate Rosse in Italia, possiamo sperare di riuscire a farlo per quanto accadde a Genova?
Le trame, gli intrighi, le teorie e i complotti possono essere ricostruiti – in maniera fondata molti, in maniera abbozzata e non confermata svariati altri –, a noi restano che da contare i gravissimi crimini commessi dalle BR: reati, violenze, ferimenti, omicidi. Hanno tutti data e nomi delle vittime, per lo meno.

Oggi quindi, a quasi quarantetrè anni di distanza dal sequestro, dalla prigionia e dall’assassinio di Aldo Moro (il crimine più noto e al “livello più alto dello Stato” compiuto dalle Brigate Rosse) e proprio a quarantadue anni dall’omicidio del sindacalista genovese Guido Rossa (avvenuto il 24 gennaio 1979) è necessario avere la forza di tornare a prendere in mano quella storia, questa storia, perché seppur pagina nera è pur sempre storia della nostra Città, e non possiamo né rifiutarla né tanto meno dimenticarla.

Genova è stata sede, in quegli anni, di tante prime volte nelle azioni brigatiste. 

Potremmo anche semplicemente scorrere le date dei crimini commessi dalle Brigate Rosse a Genova e per collocarli nei luoghi in cui vennero commessi, per ricordare le vittime, per provare ad intuire quale clima vi fosse in città negli anni ‘70. E da questi elementi, offrire occasioni per riflettere, non solo su allora, ma anche sui tempi odierni, per meglio ponderare giudizi, anche su fenomeni sociali attuali, sul contesto in cui viviamo ora, sul mondo di oggi, sulla Genova di adesso. 

Brigate Rosse Genova
Omicidio Guido Rossa. Fonte Valerio Lucarelli

Cronistoria, tanto per cominciare. Non si è nemmeno certi sul momento fondativo delle Brigate Rosse in Italia.

Non pochi lo individuano nel primo meeting ligure (e quindi anche nazionale, di sempre) di una frangia della area della sinistra extraparlamentare (come si diceva una volta, ai tempi della prima repubblica) violenta e alla ricerca di affermazione: il 28 novembre 1969 il convegno del Collettivo Politico Metropolitano (fondato due mesi prima a Milano) presso l’Hotel Stella Maris di Chiavari, sala Marchesani, dove si ritrovarono circa settanta persone.

Le stesse BR, anni dopo, dichiararono di sapere che già in quel momento vi fossero tre infiltrati tra le loro fila.

Gruppo XXII Ottobre 

Tra il 1969 e il 1971 a Genova è attivo il Gruppo XXII Ottobreprimo vero gruppo armato italiano, le cui due principali azioni sono state: il 5 ottobre 1969 il sequestro di Sergio Gadolla (è questo il primo rapimento politico in Italia), ottenendo 200 milioni di lire di riscatto; il 26 marzo 1971, rapina per autofinanziamento all’Istituto Autonomo Case Popolari, con l’uccisione del commesso portavalori Alessandro Floris che tentò di resistere, e il cui assassino, Mario Rossi, venne arrestato in brevissimo tempo grazie alla prontezza di Ilio Galletta nello scattar loro la celeberrima foto della fuga a bordo della Lambretta da cui partirono i due colpi di pistola. 

Poco dopo iniziò il processo – il primo contro un gruppo violento armato di questo tipo – proprio al Gruppo XXII Ottobre, processo guidato dal sostituto procuratore della Repubblica Mario Sossi, che per primo pagò le conseguenze della sua attività professionale, primo uomo dello Stato a subire una azione sì violenta.

Dal 18 aprile al 22 maggio 1974 Sossi (volgarmente ed irrispettosamente indicato dagli avversari con l’epiteto “dottor manette” o con lo slogan “Sossi fascista, sei il primo della lista”) venne tenuto in ostaggio dalle Brigate Rosse a Genova. Il comunicato delle BR in cui si annunciava l’avvenuto rapimento venne lasciato e fatto trovare in una cassetta della posta in Via G. T. Invrea, nel quartiere della Foce.

Durante il sequestro le BR chiesero uno scambio di prigionieri, cioè che venissero messi in libertà e provvisti di salvacondotto per emigrare all’estero proprio i membri del Gruppo XXII Ottobre.

Vi fu un braccio di ferro tra parti della Procura di Genova, parte dello scenario politico e il Ministero dell’Interno (guidato allora, la coincidenza, dal genovese Paolo Emilio Taviani), che si concluse, dopo momenti di non leggera tensione (il carcere di Marassi dove erano detenuti i membri della XXII Ottobre venne circondato dalla Polizia), con l’opposizione al rilascio da parte del Procuratore della Repubblica Francesco Coco. 

Il 14 ottobre 1974 venne ucciso a Mediglia (MI), dove si trovava un covo delle Brigate Rosse, da Roberto Ognibene, uno dei capi storici delle BR, Felice Maritano, che per dieci anni era stato comandante della stazione dei Carabinieri di Rivarolo.

Maritano, ormai prossimo alla pensione, quando venne a sapere della costituzione da parte del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa del Nucleo Speciale Antiterrorismo, chiese con insistenza di entrarne a far parte e dal 27 maggio di quell’anno divenne subito membro determinante del Nucleo, per la sua grande e comprovata esperienza.

Il suo funerale venne celebrato nella Basilica di Carignano e vi partecipò anche il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone. A Felice Maritano è dedicata la via che da Rivarolo va a Begato. 

I giovani ai vertici

Dal 1975, con l’arresto e l’incarcerazione della prima generazione delle Brigate Rosse, arrivano ai vertici i giovani – ideologicamente meno preparati, lo si può dire senza timore di smentita – , la ‘seconda generazione’, connotatisi per un approccio maggiormente violento.

I componenti di spicco genovesi furono Rocco Micaletto (braccio destro del leader nazionale delle BR Mario Moretti), Riccardo Dura, Fulvia Miglietta, Enrico Fenzi, Luca Nicolotti, Livio Baistrocchi, Francesco Lo Bianco. 

L’8 ottobre 1975 commettono la rapina allo sportello della Banca Ca.ri.ge, all’interno dell’Ospedale San Martino. 

Il 22 ottobre 1975 aggrediscono Vincenzo Casabona, capo del personale dell’Ansaldo meccanico: lo sequestrano ad Arenzano, lo picchiano e fotografano, e poi lo rilasciano in serata a Recco. 

L’8 giugno 1976 il Procuratore Francesco Coco venne ucciso in Salita S. Brigida, traversa di Via Balbi, insieme ai 2 suoi uomini della scorta: Antioco Deiana e Giovanni Saponara. Il 17 maggio 1976 era iniziato a Torino il primo processo alle Brigate Rosse: la connessione con questo nonché la sua azione nel 1974 nel sequestro Sossi furono le motivazioni dell’omicidio.

Coco è il primo magistrato ucciso in Italia negli anni di piombo, ed anche primo ad essere ucciso con premeditazione.

È il segno di una svolta nell’agire delle BR, appunto guidate dalla ‘seconda generazione’. Il Comunicato delle BR che rivendica l’azione è una sorta di manifesto dell’escalation appena principiata: si dice qui, tra le altre cose, che è il momento di puntare all’ attacco al cuore dello Stato, grazie alla “costruzione del partito combattente”.

A Francesco Coco sono dedicati i Giardini di fianco alla Questura di Genova, in Corso Aurelio Saffi, alla Foce; a Giovanni Saponara sono dedicati i Giardinetti accanto allo Stadio Carlini in Via Tagliamento a San Martino; a Antioco Deiana è dedicata una via accanto a Piazza Leonardo Da Vinci in Albaro.

Dal 12 gennaio al 3 aprile 1977 viene rapito e tenuto sequestrato Pietro Costa, appartenente alla nota famiglia di armatori genovesi: un alto riscatto venne infine pagato: a 1 miliardo e mezzo di lire, fondo finanziario base per tante successive azioni delle BR in giro per tutta Italia. 

Il 1 giugno 1977 venne ferito il ViceDirettore de Il Secolo XIX, Vittorio Bruno, il primo giornalista gambizzato
Il 27 giugno 1977 venne ferito il dirigente dell’Ansaldo, Sergio Prandi. 
Il 10 luglio 1977 venne ferito il Segretario Regionale della Democrazia Cristiana, Angelo Sibilla. 
Il 17 novembre 1977 venne ferito il direttore della pianificazione della Ansaldo, Carlo Castellano, primo iscritto al PCI ad essere colpito. 
Il 18 gennaio 1978 le BR in Via Trento in Albaro assaltarono la Scuola di Formazione costituita da Filippo Peschiera, Professore di diritto del lavoro e membro del comitato provinciale della DC, sequestrandolo, interrogandolo ed infine ferendolo, per mano di Livio Baistrocchi.

Aldo Moro

Come tutti ricordiamo, dal 16 marzo al 9 maggio 1978 si sviluppano il sequestro, la detenzione e l’interrogatorio nel ‘carcere del popolo’, ed infine l’assassinio di Aldo Moro, Presidente della DC, uomo simbolo del compromesso storico, inviso ad entrambe le super potenze. A Genova è stata in seguito intitolata ad Aldo Moro la strada sopraelevata. 

Durante il sequestro Moro vengono feriti a Genova il 6 aprile Felice Schiavetti, presidente dell’associazione industriali italiani di Genova, e il 4 maggio Alfredo Lamberti, funzionario dell’Italsider. 

Il 21 giugno 1978 viene ucciso Antonio Esposito, esperto dell’antiterrorismo già in servizio a Torino sotto comando diretto del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e poi inviato proprio a Genova per combattere il terrorismo, in servizio a Nervi.

Salito sul bus della linea 15 in piazza Tommaseo alla Foce insieme ai suoi assassini, viene ucciso dal brigatista Riccardo Dura nei pressi di Via Pisa 40, in Albaro, vicino all’incrocio con Via Giordano Bruno, dove oggi ancora si trova la fermata del bus. Ad Antonio Esposito sono intitolati i Giardini situati lì vicino, in Via Boselli, di fronte alla Chiesa di San Pietro Apostolo e Santa Teresa del Bambin Gesù, Albaro.

Il 7 luglio 1978 venne ferito Fausto Gasparino, Vice Direttore Intersind. 

Ed eccoci giunti al fatidico 24 gennaio 1979.

In via Fracchia quel giorno i brigatisti Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi, uccisero l’operaio dell’Italsider e sindacalista della CGIL Guido Rossa, reo a loro dire di aver denunciato il ‘postino delle BR’ Francesco Berardi (poi suicidatosi in carcere il 24 ottobre 1979), scoperto con volantini delle BR in fabbrica. Rossa è il primo sindacalista ucciso dalle BR, e certamente la prima forte incrinatura tra il partito armato ed il mondo delle fabbriche.

Il giorno dopo per le strade della città sfilarono duecentocinquantamila persone per dire finalmente “basta”!

Eppure il giornale di Lotta Continua ebbe l’ardire di intitolare: “Ora che un delatore è morto”… A Guido Rossa è dedicata la nuova strada a mare di Cornigliano, prosieguo della sopraelevata dedicata ad Aldo Moro, potendo leggersi quindi un collegamento non solo logistico ma anche ideale tra due uomini i cui brutali assassinii hanno rappresentato qualcosa di più per la storia del nostro Paese, ed anche della nostra Città.

Brigate Rosse Genova
Genova, piazza De Ferrari, i funerali di Guido Rossa. Fonte Gognablog

Il 24 aprile 1979 viene ferito il Segretario Amministrativo della DC di Genova, Giancarlo Dagnino. 
Il 30 aprile 1979 viene ferito Giuseppe Bonzani, direttore Ansaldo. 
Il 29 maggio 1979 viene ferito Enrico Ghio, consigliere comunale della DC, allora candidato al Parlamento Europeo. 
Il 31 maggio viene ferito il professore di diritto pubblico Fausto Cuocolo, capogruppo DC in Consiglio Regionale, con lo slogan ‘distruggere e disperdere la DC‘. 

Proprio in quel periodo la sede organizzativa (ma non ufficiale) della DC venne trasferita al II piano della palazzina di Via Fracchia che si scoprirà essere sede del covo delle BR. 

Il 21 novembre 1979 vengono uccisi in via G.B. Monti, a Sampierdarena, in un agguato i carabinieri Mario Tosa e Vittorio Battaglini. A ciascuno è dedicata una via, entrambe adiacenti a Via G.B.Monti. 

Il 25 gennaio 1980 vengono uccisi in via Riboli, in Albaro, in un altro agguato, i carabinieri Antonino Casu e Emanuele Tuttobene. A Tuttobene sono intitolati i giardini lì vicini all’incrocio tra Via Albaro e Via Trento, a Casu i giardini in Via Ricci, a lato di Villa Cambiaso sede di Ingegneria, entrambi in Albaro. 

Lo stesso 25 gennaio 1980 viene ferito il colonnello dell’esercito Luigi Ramundo. 

Il primo pentito delle Brigate Rosse e il covo di Genova

A metà (o 19 o 20 o 21) febbraio 1980 viene arrestato (secondo altre fonti è lui a consegnarsi) alla stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova il primo pentito delle BR: Patrizio Peci (oltre al leader Rocco Micaletto, che però rimase silente). Sarà grazie a lui che verremo a sapere tantissime informazioni sulle BR, sulla organizzazione, sui delitti commessi, ed anche sui nomi dei componenti, anche e soprattutto a Genova.

Il 29 febbraio 1980 venne ferito il Capo Personale della Motomeccanica Generale Navale (oggi Fincantieri) Roberto Della Rocca. 

Il 24 marzo 1980 venne ferito Giancarlo Moretti, professore di diritto tributario e consigliere comunale della DC. 

Il 28 marzo 1980 i Carabinieri compirono la famigerata e cruenta irruzione di Via Fracchia: grazie alle prime parole del pentito Patrizio Peci, si individuò il covo delle BR a Genova, ad Oregina in via Fracchia civico 12 interno 1 al piano terreno, dove nel dicembre 1979 si era svolto una ‘direzione strategica’ cioè una sorta di meeting nazionale delle BR, ritenendolo luogo sicuro e in effetti sconosciuto alle forze dell’ordine. Il covo venne assaltato di mattina molto presto (4 e mezza del mattino), trasformandosi in una sparatoria: il maresciallo Rinaldo Benà venne colpito all’occhio, rimasero uccisi i brigatisti Annamaria Ludmann, proprietaria dell’appartamento, Riccardo Dura, leader della colonna genovese, i torinesi Lorenzo Betassa e Piero Panciarelli.

Nel covo vennero rinvenute armi, targhe false, materiali per falsificazione di documenti, una sorta di archivio delle BR, circa tremila schede di potenziali obiettivi nel mirino. Non poche ricostruizoni hanno sostenuto nel giardino fosse seppellito almeno parte del c.d. memoriale Moro.

Dall’irruzione di Via Fracchia la colonna genovese si disperde e va in frantumi. 

In conclusione, per dare una dimensione complessiva: in totale a Genova le Brigate Rosse commisero nove omicidi, sediciferimenti e molti altri violenti reati, tra il 1971 e il 1980. Tutte le informazioni sulle Brigate Rosse, in particolare a Genova, le abbiamo avute ex post, perché nessuno aveva alcuna informazione su di loro nel corso di quegli anni.

Allorquando il 28 marzo 1980 durante l’irruzione in via Fracchia rimase ucciso anche Riccardo Dura, allora capo violentissimo delle BR a Genova, nessuno era consapevole di chi egli fosse e quali azioni avesse compiuto. I carabinieri non sapevano di avere ormai ai propri piedi un efferato criminale che aveva compiuto due dei peggiori crimini delle BR a Genova: le uccisioni di Antonio Esposito e di Guido Rossa. 

Questa impenetrabilità così alta valse alle BR Genovesi l’appellativo de “gli Imprendibili”, tali erano i livelli di clandestinità (nessuno sapeva dove fossero né chi fossero) e di compartimentazione (neppure tra loro, ai livelli medi e bassi, le BR si conoscevano, ricevendo comandi dall’alto). 

Tutto ciò si è venuto a sapere solo dopo la raccolta, la collezione e la rielaborazione di tantissimi dati ed informazioni, ed anche grazie ai pentiti. 

Infine, davvero, uno spunto sull’oggi. 

Se la colonna genovese venne stroncata quel 28 marzo 1980, le BR non erano però mica state ancora sradicate. Un anno dopo rapirono, sequestrarono, interrogarono nel ‘carcere del popolo’, ed infine uccisero Roberto Peci, fratello ‘dell’infame’ Patrizio che ‘aveva tradito’. La registrazione dell’interrogatorio di Roberto Peci è disponibile anche su YouTube.

Tratteggiando la figura del fratello brigatista Patrizio, questo documento può forse aiutare tutti noi a comprendere quanto disagio alberghi in tanti giovani nel momento in cui desiderano cercare la propria strada, affermarsi, e si sentono invece occlusi, incompresi.

Ecco perché potrebbero non essere superflue occasioni di riflessioni su questo punto: la strada della violenza e del terrorismo è sempre una pessima strada, una strada sbagliata senza se e senza ma, e per di più pare proprio oggi potersi scorgere che le fedi, i credi politici, le idee sbandierate come vessilli, altro non siano che qualcosa a cui i ragazzi si aggrappano, dietro cui si nascondono, ma che in realtà celano un disagio profondo, inascoltato e inespresso.

Riflettere sui perché di quel terrorismo può essere il modo per riflettere su tutti i tipi di violenza giovanile. 

A metà anni ’70 le BR genovesi e nazionali vennero arrestate. Erano le teste pensanti. Si ritrovò inaspettatamente in prima linea la nuova generazione, la seconda ondata, fatta di tanti ragazzi giovani, giovanissimi, avevano 20 anni, ma violenti e senza formazione ideologica, alla ricerca di affermazione.

Come non potervi scorgere similitudini con movimenti terroristici successivi, e magari anche recenti? 

Le ragioni per cui i ragazzi intraprendono la strada del metodo della paura, della violenza e del terrorismo potrebbero ben essere da analizzare, per provare oggi a leggere diversamente alcuni disagi sociali e provare a porvi soluzione.

Immagine di copertina:
Illustrazione di Martina Spanu


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